Giovedì, 28 Ottobre 2021

Perché il Ddl Zan è scomparso dal dibattito

Ve lo ricordate il Ddl Zan? La domanda non è retorica. È seria. Per mesi la legge contro l’omotransfobia è stata questione di vita o di morte per la sinistra. Poi, ad un tratto, è scomparsa dall’agenda elettorale dei partiti. Via dal dibattito come fosse un tabù. All’inizio pareva dovesse essere cosa di poco perché i vari esponenti politici si erano affrettati a spiegare: “Aspettiamo che trascorra la pausa estiva”, poi sarebbe ripresa subito la lotta per calendarizzare la discussione in Senato. Poi che è successo? Il silenzio. È trascorsa l’intera estate e siamo entrati nell’autunno. Un tempo abbastanza lungo per dimenticare la battaglia per i diritti. E allora, seriamente, chi si ricorda del Ddl Zan?

Di sicuro non se ne sono scordati i più strenui difensori che, come ha già anticipato ieri Today.it., hanno lavorato sotto traccia per trovare un accordo con l’avvicendamento di Forza Italia. Ma senza fare tropo rumore. Era necessario concentrare le energie sulle elezioni comunali e, sui diritti di gay e trans, era meglio fare poco chiasso. Il motivo? Se parli di legge Zan e diritti civili, quando gli elettori chiedono una soluzione per i cinghiali nelle strade e per le panchine rotte al parco, perdi voti. Per questo anche i partiti più di lotta, in primis Pd e Movimento 5 Stelle, hanno pensato bene di prendersi una pausa su certi temi. Non conviene. Gli elettori non capirebbero. “Ma come? Ti dico che stamattina la strada di casa mia era piena di immondizia e tu mi parli di diritti?”.  Rischiavano di essere queste le reazioni a cui i candidati sindaco avrebbero dovuto fare fronte in quel caso. Dunque, lasciamo perdere il Ddl, solo per un po’. È spiacevole, come se i diritti non riguardassero tutti, ma è la verità. Certo, poi ci sono stati anche altri fattori. L’impegno dei big nella campagna elettorale nelle città, per cui se un senatore o un deputato è in Calabria o Torino per lanciare il candidato sindaco, non può certo essere a Roma a lavorare sulla legge. E poi ci si è messa anche la riforma della Giustizia, che ha percorso la corsia d’emergenza del Senato.

Trovato l’accordo per salvare il Ddl Zan 

Ma il motivo principale resta quello di opportunità. Se si parla di diritti, mentre nelle città si va al voto, si rischia di confondere un elettorato già in crisi esistenziale (si è visto con la vittoria dell’astensionismo). Per cui via il Ddl Zan, almeno fino a quando non saranno passate le elezioni comunali. La lotta per i diritti dei gay e delle persone trans non è stata dimenticata. Solo accantonata. Scommettiamo che la grancassa tornerà a battere dopo l’esito dei ballottaggi?

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