Domenica, 19 Settembre 2021
La proposta

"Una medaglia al valor civile per Giuseppe De Donno"

La proposta arriva dal Vice ministro alle Infrastrutture e Mobilità sostenibili Alessandro Morelli della Lega

Giuseppe De Donno - foto Ansa

Una medaglia al valor civile per il dottor Giuseppe De Donno, lo pneumologo che, all’inizio della pandemia, aveva curato alcuni pazienti affetti da Covid-Sars 19 con la terapia del plasma iperimmune e che lo scorso 27 luglio, dopo essersi dimesso dall’ospedale, si è tolto la vita.

La proposta di rendere onore al medico di Mantova arriva dal Vice ministro alle Infrastrutture e Mobilità sostenibili Alessandro Morelli della Lega, che ha scritto una lettera direttamente al Ministro degli Interni Luciana Lamorgese. È infatti lei la titolata a proporre questo tipo di nomine direttamente al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il quale poi le avalla e le consegna. 

Il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti Alessandro Morelli  - foto Ansa-2

“È stato il primo medico italiano a sperimentare l'utilizzo del plasma iperimmune per curare i pazienti colpiti dal Covid-19. – spiega il Vice ministro Morelli - Una intuizione arrivata durante la prima fase della pandemia, in un momento storico in cui la scienza era letteralmente disarmata di fronte all'avanzata del virus. Chi è stato al fianco dell'ex primario di pneumologia in quei giorni difficili, ricorda la dedizione e il coraggio con cui si è speso per dare una opportunità terapeutica ai pazienti. Gli studi dicono che la cura al plasma iperimmune è efficace nelle fasi precoci della malattia, arrestandone il decorso e prevenendo le ospedalizzazioni". Un riconoscimento destinato a chi si è distinto nel panorama italiano e che vuole premiare “atti di eccezionale coraggio che manifestano virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore”. Secondo Morelli, De Donno si è esposto in prima persona per salvare vite umane e nel nome del progresso scientifico per cui è convito che ci siano tutti i presupposti: “Ritengo che il compianto professor De Donno abbia incarnato a pieno lo spirito della norma" specifica il Vice Ministro leghista.

Medaglia per De Donno: di seguito la lettera di Morelli

“Il prof. Giuseppe De Donno è stato tra i primi a promuovere la sperimentazione del plasma iperimmune, avviata nell'ospedale mantovano e poi estesasi anche ad altri ospedali, come cura al Covid 19, unitamente alle cure domiciliari precoci ottenendo risultati che secondo parte della scienza medica potevano essere considerati eclatanti. Vittima di una feroce campagna mediatica che lo ha costretto a lasciare i vertici della sanità mantovana, Giuseppe De Donno proseguì il suo lavoro, umilmente, continuando a prendersi cura delle persone, in condizioni sempre più difficili.

Come noto, a norma della Legge 2 gennaio 1958, n. 13, le ricompense al valor civile sono istituite “per premiare atti di eccezionale coraggio che manifestano preclara virtù civica e per segnalarne gli autori come degni di pubblico onore”. In particolare, le ricompense sono concesse a coloro che compirono tali atti di eccezionale coraggio “scientemente esponendo la propria vita a manifesto pericolo” per, inter alia, “salvare persone esposte ad imminente e grave pericolo» e per il «progresso della scienza od in genere pel bene dell'umanità”.

Le ricompense sono conferite con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro dell'interno; pertanto sono qui a richiedere – con la presente – la concessione, alla memoria, al prof. De Donno della medaglia al valore civile per avere perseguito in tutta la sua opera professionale il progresso della scienza e più in genere il bene dell'umanità.
Con osservanza”.

Giuseppe De Donno e la "cura" anti Covid col plasma

Giuseppe De Donno era stato primario del reparto di Pneumologia all’ospedale Carlo Poma di Mantova, prima di dimettersi dall’incarico per andare a fare il medico di famiglia. Una decisione arrivata circa un mese prima della tragedia, prima del 27 luglio scorso, quando De Donno si è suicidato. Non sono ancora state chiarite le circostanze del suo gesto, ma secondo il direttore generale di Asst Mantova Raffaele Stradoni, la tragedia personale non avrebbe avuto nulla a che fare con il lavoro e quello studio che lo avevano reso popolare. 

Infatti De Donno era finito sotto i riflettori per la sua sperimentazione sui pazienti Covid. Curava i malati non gravi con prevedeva l'infusione di sangue di contagiati dal coronavirus, opportunamente trattato, in altri pazienti infetti. Aveva portato avanti uno studio clinico randomizzato e controllato - promosso da Istituto superiore sanità e Agenzia italiana del farmaco Aifa, e coordinato dall'Iss - a cui avevano preso parte 487 pazienti, che però non avrebbe mai evidenziato benefici "in termini di riduzione del rischio di peggioramento respiratorio o morte nei primi 30 giorni".

Mentre la scienza mondiale si schierava dalla parte di chi sosteneva che il plasma non sortisse effetti, l’Università di Pavia decideva di portare avanti la sperimentazione attraverso una collaborazione con l’ospedale di Mantova. De Donno ci credeva, tanto da proporre, nei primi mesi della pandemia, l’istituzione di banche di plasma in giro per l'Italia così da arginare altre ondate del virus. Una questione controversa che vedeva contrapposti i detrattori della sua sperimentazione ai pazienti che ancora oggi giurano di aver trovato benefici dalla sua idea e dal suo metodo. 
 

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