Lunedì, 19 Aprile 2021

Debora Billi lascia il Movimento 5 stelle: perché il suo non è un addio come tanti altri

La fedelissima di Gianroberto Casaleggio, e ormai ex responsabile comunicazione M5s, dice basta dopo l'alleanza con il Pd. E in un lungo post su Facebook spiega le sue ragioni. Fu lei a inventare l'odiosa campagna sulle navi Ong "taxi del mare" ripresa da Di Maio

Ansa

Una fedelissima di Gianroberto Casaleggio dice basta: impossibile per lei accettare l'alleanza con il Pd, per questo Debora Billi lascia il Movimento 5 stelle. "E’ ora. Per quei pochi che ancora seguono questo account dimenticato, per quei 4 gatti che forse hanno voglia di leggere, racconto la mia storia. Serve più che altro a me, confesso - scrive in un lungo post su Facebook. Oggi mi allineo a tanti altri amici e dico addio al MoVimento 5 Stelle. Devo spiegare perché? Direi che è talmente scontato ed evidente da non doverci sprecare parole: l’obbrobrio che si è consumato nel Palazzo ha superato in nefandezza il golpe del 2011, e la mano che ha riconsegnato il mio Paese ai carnefici della Grecia stavolta porta il nome di MoVimento 5 Stelle. Ho dato il mio ultimo Oxi a Rousseau.Ma nel giorno in cui il mio Paese è vinto, io sono finalmente libera. Una magra consolazione".

Debora Billi lascia il Movimento 5 stelle: chi è

Billi è una giornalista pubblicista e blogger, ma anche una delle (ormai ex) responsabili comunicazione pentastellate. Era già balzata sua malgrado agli onori delle cronache per un disgustoso tweet sulla morte di Giorgio Faletti, quando scrisse “è morto il Giorgio sbagliato”, riferendosi a quello che secondo lei era il Giorgio giusto: Napolitano.

"Come molti amici sanno - spiega - ho lavorato per 5 anni nell’ormai mitico “gruppo comunicazione” m5s alla Camera, che la stampa considerava onnipotente (ci ridevamo molto). Ho partecipato a cerchi magici, a vertici, ho vissuto momenti storici per il MoVimento. Ho scritto decine di post per il blog di Beppe, nessuno dei quali a mio nome, e alcuni dei quali finiti sulle prime pagine. Ho fatto campagne web e social, nel periodo dell’assai discusso divieto TV, che hanno coinvolto e trascinato l’intero MoVimento. Esisteva ancora a quell’epoca il MoVimento, sapete? Mi piaceva lavorare nell’ombra, e ho avuto i miei 15 minuti di celebrità solo per un tweet del venerdì notte che mi ha fatto finire nei titoli di apertura del TG1, tra Obama e il Papa. Per i media, d’altronde, ogni scusa era buona per attaccare il M5s. Gianroberto mi disse “Chiudi tutto per 48 ore, e passerà”. Un ottimo consiglio".

"E’ passato, come è passato Gianroberto: era malato, aveva i giorni contati, e fu così che nel M5s partì la prima Foresta dei Pugnali Volanti. In quella guerra sanguinosa e tutta interna, tanti furono i morti lasciati a terra. In primis i meetup, quelli litigiosi ma anche quelli “scomodi”; poi singoli attivisti, scomunicati di botto; e poi la gente nel Palazzo, dai parlamentari agli umili lavoratori della vigna M5s come ero io o come era Messora. La strage dei casaleggini, di cui quello che avete visto nei giorni scorsi è stato solo l’atto finale".

"Chi è il colpevole? Non lo so. Nel mio caso - scrive Billi - a rendermi la vita impossibile e poi a buttarmi fuori nel 2018 furono alcune mezze figure di capacità nulle, e qualche arrampicatore che ha poi fatto carriera spinto da chissachi. Ci sono sempre, in politica. I parlamentari? Mi piacevano tutti, erano bravi, lavoravano tanto, si impuntavano per sciocchezze e a volte ci facevano ammattire. Ora ho visto moltissimi di loro fare appelli per il governo con il PD: sì, sei su scherzi a parte".

Debora Billi ha inventato i "taxi del mare" di Di Maio

"Ho sempre combattuto, malgrado tutto. Sono riuscita a togliermi soddisfazioni a dispetto di molti: la campagna di Luigi sui “taxi del mare” è stata un’idea mia - rivendica Billi, incurante del fatto che le fake news sulle navi umanitarie abbiano inoculato abbondanti dosi di veleno nel dibattito pubblico, i cui risultati sono sotto gli occhi di tutti -  e ha aperto gli occhi al Paese sui trafficanti di uomini. E’ questo ciò che fa un giornalista, specialmente se “al servizio” di un partito che è (era) nato per aprire gli occhi ai cittadini. Gianroberto, dicevamo. Eravamo amici, gli volevo bene e so che anche lui me ne ha voluto: “Ti ha difeso tanto”, mi hanno detto due big del m5s il giorno della sua morte. Chissà da chi, chissà da che, anche se posso immaginarlo. Non dirò nulla di ciò che pensava davvero, non andrò in giro a vendermi la sua fiducia: posso solo garantire che le scempiaggini sul “governo globale massonico” che girano sul suo conto sono tutte fesserie".

"Questa, molto in breve (come merita) è la mia storia nel M5s. Che è durata fino a pochi giorni fa, quando ancora ricevevo chiamate e chat dal Palazzo, o scrivevo sui social sotto falso nome sempre per non creare problemi al m5s. Mi sono annullata per anni, ho cancellato la mia stessa esistenza, non ho mai fiatato e ho servito il M5s (e il Paese) fino all’ultimo. Non facile, per una giornalista. L’”ultimo” però è arrivato. Il M5s oggi governa col PD, facendo credere che lo cambierà “dall’interno”. Ma il PD è come l’Europa: per cambiarlo dall’interno prima devi starci dentro, e quando vuoi uscire è peggio dell’Hotel California. Nella scatoletta di tonno ci abbiamo trovato la piovra, ed è stato più facile lasciarci abbracciare che combatterla".

L'addio di Billi segna, simbolicamente, l'inizio non solo del Conte bis, ma anche di una nuova fase del M5s che non va giù a molti attivisti della prima ora. Accettare l'alleanza politica con un partito al quale negli anni sono stati rivolti i peggiori insulti possibili e immaginabili non è impresa semplice.

"Addio m5s, torno ad essere libera. Non devo più fedeltà a nessuno: Gianroberto è morto, ma mi piace pensare che avrebbe approvato. E al mio disgraziato Paese, buonanotte e buona fortuna".

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