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Martedì, 18 Gennaio 2022
il caso

Sentenza Mediaset, la sfida finale del Cav: "Rivedete il processo"

Silvio Berlusconi, a due giorni dalla decadenza in Senato, lancia la sua sfida: "Ho 12 testimoni, sette sono nuovi. Ecco perché il voto sulla decadenza va rinviato". Lettera ai senatori Pd e M5s: "Siamo avversari, ma rispettatemi"

ROMA - Ha professato la sua innocenza e ha annunciato la presentazione di nuove carte e testimoni per la revisione del processo Mediaset, quello che lo vede condannato in via definitiva a quattro anni per frode fiscale. A due giorni dalla decadenza in Senato, Silvio Berlusconi non si arrende e, anzi, lancia la sua sfida finale.

"E' una vicenda che ha altri protagonisti che sono indicati in modo chiaro", dice spiegando che ci sono fatti e persone che non sono stati ascoltate dai giudici: "Contiamo di avere 12 testimonianze di cui più della metà, credo 7, completamente nuove".

Berlusconi è tornato a lamentarsi per le «violazioni di ogni principio legale» che ha fatto sì «che sia stato fissato per mercoledì il voto in aula» sulla sua decadenza. I nuovi documenti che giungono dagli Stati Uniti verranno presentati alla Corte d’Appello di Brescia «per chiedere la revisione del processo», ha detto lo stesso Silvio Berlusconi parlando anche di «12 testimonianze, di cui sette completamente nuove, e altre già proposte ai collegi di primo e secondo grado ma respinte».Una in particolare, secondo il Cavaliere, sarebbe decisiva per dimostrare la sua innocenza.

«Io credo che questa testimonianza, come le altre 11, smentiscano alla base quello che ha deciso il collegio feriale della Cassazione per quanto riguarda la mia condanna». detto Berlusconi dopo aver letto una nuova testimonianza in merito al processo Mediaset.

LA LETTERA AI SENATORI PD E M5S - Silvio Berlusconi ha letto il testo di una lettera-appello inviata ai senatori del Pd e del m5S. «Noi siamo avversari politici - è l’incipit - ma non deve venire meno il rispetto reciproco». Il concetto dell’appello espresso nella missiva è questo: «Io non vedo come si possa chiamare in modo diverso da colpo di Stato, quello che sta succedendo ad opera della sinistra in Parlamento, partendo da una sentenza politica, che io ho definito criminale, e che punta a sottrarre al centro-destra il leader capace di vincere le elezioni, spianando così la strada alla conquista definitiva del potere da parte della sinistra. Quindi io credo che la realtà valga su tutto, prevalga su qualunque opinione ed espressione», ha detto l’ex premier ribadendo così la propria posizione sul voto di mercoledì in Senato sulla sua decadenza.

Proprio ieri il presidente Giorgio Napolitano, con una nota del Quirinale, ha detto che «non esistono le condizioni» per concedere la grazia. Sabato Berlusconi aveva dichiarato di aspettarsi un “motu proprio” da parte del presidente della Repubblica che, aveva detto il cavaliere, “non dovrebbe avere un attimo di esitazione a dare - senza che la richieda, perché ho la dignità di non chiederla - un provvedimento che cancelli questa ignominia dei servizi sociali”.

Quanto alla decisione del Nuovo Centrodestra di non scendere in piazza nella manifestazione del 27 novembre, «è una cosa che riguarda loro - ha detto Berlusconi - hanno sempre dichiarato che avrebbero preso le mie difese come se fossero ancora dentro il nostro movimento politico, vedremo come si comporteranno e tutti potranno giudicare». Il Cavaliere è poi tornato sulla decisione, da parte del segretario del Pd, Guglielmo Epifani, di confermare il sì alla decadenza. «Epifani dovrà vergognarsi finché campa di aver commesso un atto indegno, visto che la decadenza si basa su una sentenza che non sta né in cielo né in terra, grida vendetta davanti a Dio e agli uomini».  

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