Martedì, 9 Marzo 2021
Genova

Decreto Genova, a chi non piace e perché

Il ministro Toninelli assicura: "Nel decreto ci sono tante misure concrete per la città, ma sarà migliorato in Parlamento". Toti attacca: "Genova e la Liguria vogliono ascoltare impegni veri". Ma le critiche al decreto arrivano da più fronti, sfollati compresi

Operai al lavoro sui binari della ferrovia danneggiati dal crollo di Ponte Morandi. Dal 4 ottobre riapert e le due linee ferroviarie verso nord. Genova, 26 settembre 2018. ANSA/LUCA ZENNARO

"Dignità fa rima con verità. Genova e la Liguria vogliono ascoltare impegni veri” scrive su Facebook Giovanni Toti, presidente della regione Liguria, dopo che il ministro delle Infrastrutture, Danilo Toninelli, ha elencato in un post le misure principali del decreto per la ricostruzione del Ponte Morandi, crollato il 14 di agosto causando la morte di 43 persone. Ma le critiche al decreto arrivano da più fronti, sfollati compresi. Oggi Matteo Salvini sarà a Genova: "Tutto si può migliorare, si possono trovare altri fondi", ammette.

"E’ dal 14 agosto che sto lavorando duro e senza sosta per ridare a Genova e ai Genovesi la dignità che meritano - afferma Toninelli-. E soprattutto un ponte solido il più presto possibile. Nel decreto in vigore c’è molto per il monitoraggio e la sicurezza delle infrastrutture, di cui lo Stato non si è mai davvero fatto carico. Ma ci sono soprattutto tante misure concrete per la città, per i suoi abitanti, per le imprese e per il porto. Misure che rafforzeremo ulteriormente in Parlamento" scrive su Facebook il ministro delle Infrastrutture.

Toninelli: "Pieni poteri al commissario"

In particolare, evidenzia Toninelli, ricordando le misure più significative, "il commissario straordinario avrà pieni poteri e risorse per ricostruire il ponte saltando le normali pastoie burocratiche. E grazie al decreto sarà blindato dal punto di vista giuridico, per cui potrà agire senza il timore di possibili ricorsi; vista l’emergenza, quest’anno e il prossimo gli enti locali potranno assumere a tempo determinato fino a 250 persone; sulle case sgomberate i cittadini non pagheranno praticamente alcuna tassa. E naturalmente non saranno tassati nemmeno gli indennizzi ricevuti; vengono sospese le cartelle esattoriali fino alla fine del 2019; imprese, artigiani e professionisti coinvolti vengono ristorati del fatturato perso".

"Nel territorio della Città metropolitana di Genova c’è la Zona franca con forti agevolazioni ed esenzioni fiscali per le aziende che hanno perso almeno un quarto del fatturato dal 14 agosto 2018 al 30 settembre 2018 - ricorda ancora Toninelli - Ci sono oltre 23 milioni di euro per il Trasporto pubblico locale e altri 20 milioni alla Regione per il rinnovo del parco mezzi della Città metropolitana; sono previsti 20 milioni già quest’anno per le spese affrontate dagli autotrasportatori che sono costretti dalle difficoltà logistiche ad allungare i loro percorsi. Ma abbiamo un chiaro impegno del Mef a stanziare molti più soldi nel 2019".

E ancora: "Sono disponibili 30 milioni di euro per agevolare al meglio i flussi in ingresso e in uscita dal porto di Genova e per realizzare il varco di ingresso di Ponente; c’è la Zona logistica semplificata per il porto e il retroporto. E procedure anch'esse semplificate per le imprese che vi operano". Insomma, conclude il ministro, "con il decreto e il commissario daremo a Genova e all'Italia tutte le risposte che meritano nel minor tempo possibile".

Toti: "Servono impegni veri"

"Dignità fa rima con verità. Genova e la Liguria vogliono ascoltare impegni veri” scrive su Facebook Giovanni Toti. “Caro Ministro Toninelli, se come scrive su Facebook vuole davvero ridare dignità ai genovesi, cominciamo evitando di proporre ponti dove giocare a bocce e fare grigliate - si legge nel post - Secondo, diciamo la verità: il Decreto non mette per nulla al sicuro da ricorsi e lentezze burocratiche. Anzi, proprio per come è scritto li temiamo tantissimo. Terzo, è la prima volta nella storia che invece di far riparare il danno a chi lo ha fatto, si prevedono addirittura 300 milioni dei contribuenti per anticipare i soldi necessari. Quarto: troviamo soldi veri per il Porto, si parlava di 100 milioni all’anno, ne sono previsti 15. Troviamo i soldi per l’autotrasporto, previsti solo per gli ultimi tre mesi di quest’anno. Troviamo i soldi per le imprese e per gli sfollati".

Infine, prosegue, "perché il Decreto non contiene i fondi per il Terzo Valico ferroviario? Anzi, perché sono bloccati anche i fondi già stanziati? I liguri si sono espressi e vogliono quell’opera, così come la vogliono tutte le imprese del nord-ovest. Caro Ministro come si permette di metterla in discussione? E, se posso ancora una domanda: chi pagherà la Gronda di Ponente? Quel cantiere, dopo anni, avrebbe dovuto partire nei primi tre mesi del 2019, quindi tra 120 giorni da oggi. Stiamo aspettando il suo impegno affinché i tempi vengano rispettati".

Forza Italia: "Una presa in giro"

"Dopo sei lunghe settimane la montagna ha partorito il topolino: nel decreto farsa c'è più Ischia che Genova, è una presa in giro ed è tipica di chi pensa di mantenere il potere con contentini e regalie, mentre un Paese va a catafascio". Lo afferma Diego Sozzani, capogruppo di Forza Italia in Commissione Trasporti alla Camera dei Deputati e responsabile azzurro del Dipartimento Lavori Pubblici.

"Chiederemo conto a Toninelli in Commissione - prosegue Sozzani - il testo pubblicato in Gazzetta Ufficiale è imbarazzante, nel documento non c'è nulla delle promesse del presidente del Consiglio Conte. Abbiamo intenzione di proporre una serie di correttivi, ma ci preoccupano i tempi: oltre un mese e mezzo per indicare il nome del potenziale supercommissario, che peraltro appare incompatibile per la sua provenienza da Fincantieri, azienda alla quale il governo vorrebbe affidare la ricostruzione. Di questo passo, nella migliore delle ipotesi, i tempi sono destinati a raddoppiare".

Infine la frecciata a Toninelli: "Dopo la revoca dell'ex commissario Ferrazza, dopo la presunta incompatibilità del 'giovane' 71enne Andrea Gemma e dopo lo scivolone del consulente dal cv gonfiato Gaetano Intrieri, Toninelli tragga le debite conclusioni e riconosca che ha sbagliato mestiere. Il crollo del ponte ha dato un duro colpo all'economia di Genova: alcune attività non arriveranno a Natale, ma il ministro preferisce mettersi in competizione con i più grandi architetti del mondo e coltiva il macabro sogno di innalzare un ponte 'vivibile', con tanto di ristoranti, sulle macerie del viadotto Polcevera. Libero esercizio di follia politica".

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Sfollati: "Giudizio negativo"

"Questo decreto così com'è non ci piace. Siamo pronti a rivolgerci alle forze politiche per emendarlo. Non ci soddisfa, ci sembra solo nebulosa". Lo afferma il presidente degli sfollati Franco Ravera che oggi pomeriggio ha partecipato al coordinamento delle famiglie evacuate dalla zona rossa sotto ponte Morandi.

"Il decreto - prosegue Ravera - non ci piace perché non ci sono i punti, o comunque sono fortemente ridotti, che aveva posto il sindaco Marco Bucci e poi perché le promesse che ci aveva fatto il ministro Danilo Toninelli non sono previste: le nostre esigenze, le nostre richieste non vengono affrontate. C'è tanta indeterminatezza in questo documento. Per questo esprimiamo un giudizio negativo".

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Salvini: "Non ho lavorato io al Decreto"

"Tutto si può migliorare, si possono trovare altri fondi per Genova, lo abbiamo dimostrato con la manovra economica che ciò che volevamo fare si fa, figuriamoci se non si possono trovare ulteriori aiuti per la città”. Così il vice premier e ministro dell’Interno Matteo Salvini ieri sera a Genova a margine della festa della Lega commenta i malumori diffusi in città per i contenuti del decreto per la ricostruzione del ponte Morandi. “Non ho lavorato io al Decreto Genova, – ribadisce – io rispondo ai decreti che porto avanti io”.

Oggi il leader del Carroccio è a Genova per inaugurare la caserma dei vigili del fuoco, e incontrerà anche gli sfollati.

“Non voglio neanche prendere in considerazione l’ipotesi che Autostrade faccia ricorso contro il Decreto Genova, con 43 morti, una città in ginocchio, 600 sfollati, migliaia di lavoratori in difficoltà. Che chi è ingrassato incassando miliardi di euro di pedaggi faccia ricorso davanti a un evidente torto, è una cosa che non voglio prendere umanamente in considerazione” ha aggiunto il vice premier sull’ipotesi che Aspi possa ricorrere contro l’estromissione”.

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