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Martedì, 16 Aprile 2024
Il punto della situazione

Cosa cambia in concreto sui migranti (slogan a parte)

Le partenze diminuiranno? Perché Meloni "ha ceduto" in parte a Salvini con il nuovo decreto? Che cosa resta dopo la trasferta del governo sulle coste della Calabria

Che cosa resta dopo la trasferta del governo sulle coste della Calabria? Dalla stretta sugli scafisti alle quote di stranieri da ammettere in Italia per lavoro definite per un triennio, passando per la semplificazione e l'accelerazione del processo per il rilascio del permesso di soggiorno. Sono diverse le novità contenute nel decreto flussi approvato all'unanimità dal governo nel Consiglio dei ministri presieduto dalla premier Giorgia Meloni che si è svolto ieri a Cutro. 

Tutto da vedere se l'aumento delle pene per i cosiddetti scafisti sarà un deterrente per le partenze di barconi e barchini. Secondo gli esperti no, non succederà: solo aprire canali regolari, iniziando dalla liberalizzazione dei visti, sarebbe una soluzione reale. Ma procediamo con ordine. Prima vediamo cosa prevede il nuovo decreto, e poi cerchiamo di analizzarlo.

Il decreto migranti del governo Meloni

Le novità principali sono le seguenti:

- Inasprimento delle pene per reati connessi all’immigrazione clandestina. Si introduce il nuovo reato di “morte o lesioni come conseguenza di delitti in materia di immigrazione clandestina”, che prevede gravi pene:

  • da 10 a 20 anni per lesioni gravi o gravissime a una o più persone;
  • da 15 a 24 anni per morte di una persona;
  • da 20 a 30 anni per la morte di più persone.

- Espulsioni e ricorsi. Si elimina la necessità di convalida del giudice di pace per l'esecuzione dei decreti di espulsione disposti a seguito di condanna.

- Nuove modalità di programmazione dei flussi di ingresso legale. Le quote di stranieri da ammettere in Italia per lavoro subordinato saranno definite, non più solo per un anno ma per un triennio (2023-2025). Le quote saranno assegnate ai lavoratori di Stati che promuovo per i propri cittadini campagne mediatiche sui rischi per l’incolumità personale derivanti dall'inserimento in traffici migratori irregolari.

- Modifiche alle norme sui titoli di ingresso e di soggiorno per lavoro subordinato. Si semplifica l'avvio del rapporto di lavoro degli stranieri con aziende italiane e si accelera la procedura di rilascio del nulla osta al lavoro subordinato, anche per esigenze di carattere stagionale.

- Programmi di formazione. Ingressi fuori quota per stranieri che hanno superato, nel Paese di origine, i corsi di formazione riconosciuti dall’Italia, che saranno promossi dal Ministero del lavoro.

- Durata del permesso di soggiorno rinnovato. I rinnovi del permesso di soggiorno rilasciato per lavoro a tempo indeterminato, per lavoro autonomo o per ricongiungimento familiare avranno durata massima di tre anni, anziché due come oggi.

- Priorità alle aziende/lavoratori agricoli. Si stabilisce che i datori di lavoro che hanno fatto domanda per l’assegnazione di lavoratori agricoli e non sono risultati assegnatari abbiano la priorità rispetto ai nuovi richiedenti.

- Centri per migranti. Si introducono norme per il commissariamento della gestione dei centri governativi per l'accoglienza o il trattenimento degli stranieri, e comunque per farne proseguire il funzionamento. Viene potenziata la rete dei Centri di permanenza per i rimpatri, con la possibilità di realizzare le strutture anche in deroga alla legge, fatti salvi il codice antimafia e i vincoli europei.

- Protezione speciale. Si definisce meglio la protezione speciale per evitare interpretazioni che portano a un suo allargamento improprio. Ristretti i criteri, si elimina la convalida del giudice di pace per l'esecuzione dei decreti di espulsione dopo condanna. 

Meloni "ha ceduto" a Salvini sui migranti

A livello politico, il braccio di ferro con Giorgia Meloni Matteo Salvini pensa di averlo vinto, almeno ieri. Meloni è parsa in difficoltà davanti alle domande dei giornalisti su eventuali responsabilità da chiarire nella notte del naufragio, mentre Salvini "porta a casa" un fatto: il nuovo provvedimento ricorda, per molti aspetti, i decreti sicurezza del primo governo Conte. "Diverse delle proposte della Lega sono comprese in questo decreto", ha detto ieri la premier, a fianco di un Salvini palesemente soddisfatto.

Rispetto alla bozza del decreto è scomparsa inoltre una norma, inserita dal ministro della Difesa Guido Crosetto e dal sottosegretario Alfredo Mantovano (FdI), che faceva passare il coordinamento della sorveglianza marittima alla Difesa, di fatta una delegittimazione di Salvini (che ha la competenza sulla Guardia costiera) e del ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, inaccettabile per il Carroccio. Meloni ha fatto un passo indietro.

Mentre il governo era a Cutro, in commissione affari costituzionali alla Camera la Lega aveva incardinato alcune proposte di legge per il ripristino dei decreti sicurezza di Salvini, datati 2018, con l’obiettivo di restringere le maglie dei permessi speciali per il soggiorno agli extracomunitari in Italia. Ma di fatto la norma è contenuta nel decreto, al punto che il capogruppo Riccardo Molinari, sorpreso, in serata esultava: "Se è così meglio ancora".

La premier ha ribadito a parole l'unità dell'esecutivo: "Se qualcuno pensa che per i fatti di Cutro modifichiamo la nostra linea sbaglia di grosso", ha detto in Calabria. Ma ieri ha vinto la Lega: per l’impulso ai nuovi centri di detenzione e rimpatrio, per la cosiddetta disposizione "anti-Soumahoro" con cui si commissariano i gestori inefficienti delle strutture d'accoglienza. Per la restrizione della protezione speciale, un cavallo di battaglia del Carroccio. La leader di Fratelli d'Italia è parsa in difficoltà sotto vari aspetti, non ultimo non può spiegare all'elettorato di riferimento quali siano le ragioni per cui FdI ha cambiato idea: all’opposizione aveva sempre votato contro la regolarizzazione dei migranti.

Le partenze diminuiranno?

Meloni pareva ieri dare per scontato che un decreto flussi possa avere un qualche impatto sulle partenze di barchini e barconi. Ma non ci sono dati di alcun tipo a confermarlo. Anche la stretta sui trafficanti sembra essere molto debole, slogan a parte. Per arrestare i trafficanti che si arricchiscono, senza scrupoli, con la tratta di esseri umani, servirebbe una cooperazione internazionale penale comune con i governi di partenza. Solo i governi di partenza hanno la giurisdizione all'arresto dei trafficanti. Il resto sono slogan o promesse dalla sicura scarsa incisività.

Come ha evidenziato la giornalista Eleonora Camilli su Twitter, Giorgia Meloni sembra quasi usare "scafisti" e "trafficanti" come sinonimi. "Ma per 'scafista' si intende chi è alla guida dell'imbarcazione. Il 'trafficante' è chi organizza i viaggi all'interno di una rete internazionale e difficilmente si imbarca per un viaggio di morte". Tale confusione non sarebbe però casuale. "In ogni viaggio vengono identificati scafisti. Per il naufragio di Cutro sarebbero 5 (uno ha 17 anni). Spesso - continua Camilli - sono migranti, i trafficanti gli affidano l'imbarcazione in cambio del viaggio gratuito Non fanno parte della rete. Ma lo scafista lo prendi e puoi rivendicare pugno duro. Diverse inchieste hanno dimostrato errori rispetto all'arresto di scafisti. Più difficile è combattere davvero i trafficanti. Spesso sono gli stessi governi a non volerlo fare, perché se vuoi "fermare le partenze" è con loro che devi parlare e trattare. La Libia insegna. Se, come dice la presidente del Consiglio Meloni si vuol davvero combattere la rete dei trafficanti bisogna aprire canali regolari, iniziando dalla liberalizzazione dei visti". 

Di soccorsi ieri non si è praticamente parlato

In sintesi: non sembra esserci un collegamento diretto tra le nuove norme varate dal governo con la stretta contro gli scafisti e una riduzione nel futuro prossimo del numero di partenze. Qualcuno nota inoltre come Carlo Nordio, che del governo Meloni è ministro della Giustizia, abbia scritto moltissimo in passato sulla sostanziale inutilità dell’inasprimento delle pene.

Da una prima analisi pare abbastanza chiaro che parlare di soccorso in mare, con catene di comando più cristalline, non sia per il governo una priorità nella gestione del fenomeno, almeno al momento. Meloni e Salvini non sono andati sulla spiaggia del naufragio per omaggiare le vittime, né al palazzetto dello sport di Crotone, a differenza di Mattarella. E un motivo vero per cui l'allarme sul caicco carico di migranti sia stato trattato come un’operazione di polizia e perché non sia stata trasformata in una missione di soccorso non è chiaro.

Provare a legare a doppio filo i 79 morti di Cutro alle pene è una strategia politica che il governo prova ad attuare. Il focus ieri era altrove: di soccorsi in mare non si è praticamente parlato, l'urgenza è parsa essere la caccia a scafisti e trafficanti ("per tutto il globo terracqueo", Meloni dixit) piuttosto che quella di salvare persone in difficoltà sulle varie rotte del Mediterraneo. 

L'apertura dei nuovi flussi per garantire anzitutto la domanda occupazionale di settori produttivi come l'Agricoltura e i soccorsi lungo la rotta del Mediterraneo centrale sono argomenti spesso connessi soltanto in teoria, a oggi. Molti di coloro che viaggiano sui barconi, in Italia non hanno alcuna intenzione di rimanerci a lungo. Inoltre i decreti flussi non c’entrano nulla con i profughi. A Lampedusa, intanto, gli sbarchi continuano.

Perché i migranti sono arrivati fino a Cutro?

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