Venerdì, 19 Luglio 2024
Restano intercettazioni

Il governo riscrive il decreto anti rave: "Reclusione fino a 6 anni"

Il centrodestra in un emendamento al decreto dello scorso ottobre esclude di punire occupazioni delle scuole o le altre manifestazioni pubbliche

Il decreto Rave Party, primo intervento normativo del governo Meloni, aveva destato non poche polemiche e perplessità all'indomani dei fatti di Modena lo scorso ottobre. Il decreto - ora al vaglio del parlamento - aveva fatto nascere una nuova fattispecie di reato: "invasione di terreni ed edifici finalizzata a raduni di oltre 50 persone pericolosi per l'ordine pubblico, l'incolumità pubblica o la salute pubblica". 

Oggi è la stessa maggioranza a correggere il decreto con un emendamento del governo che riscrive il testo e cambia anche il numero dell'articolo, non più il 434 bis (dolo in crollo di edifici), ma il 633 bis (invasione di terreni). L'emendamento limita il reato a "chiunque organizza e promuove l'invasione arbitraria di terreni o edifici altrui, pubblici e privati, al fine di realizzare un raduno musicale o avente altro scopo di intrattenimento" quando "dall'invasione deriva un concreto pericolo" per la salute o l'incolumità pubblica a causa dell'inosservanza delle norme su droga, sicurezza e igiene. Si specifica così il tipo di occupazione, escludendo quelle degli studenti o le altre manifestazioni pubbliche.

Resta la pena massima di 6 anni per chi organizza o promuove l'occupazione di terreni o edifici per lo svolgimento dei rave. Resta pertanto possibile attivare le intercettazioni telefoniche nelle indagini sui presunti organizzatori e promotori dell'evento. Oltre alla reclusione da 3 a 6 anni, è prevista una multa da mille a 10mila euro ed è "sempre ordinata la confisca delle cose che servirono o furono destinate a commettere il reato, nonché delle cose che ne sono il prodotto o il profitto".

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