Martedì, 2 Marzo 2021
Italia

Perché il decreto sicurezza può mettere in crisi il governo

La Lega ha incassato il primo via libera a un provvedimento cruciale per il suo elettorato ma la fiducia in Senato ha provocato un primo scisma tra gli ortodossi 5stelle: in 5 rischiano l'espulsione mentre è ancora lite Lega-M5s sulla prescrizione

Fra decreto sicurezza e trattativa sulla riforma della prescrizione da inserire nel disegno di legge anticorruzione, il destino della coalizione di Governo è in ballo in una giornata importante.

La Lega ha incassato il primo via libera a un provvedimento cruciale per il suo l'elettorato particolarmente sensibile al tema della sicurezza e alla gestione dei migranti. La fiducia del Senato, con 163 sì dimostra che nei numeri per ora la maggioranza non è realmente in sofferenza ma una eventuale espulsione dei cinque dissidenti M5s assottiglierebbe comunque il margine numerico sul quale si regge il governo presieduto da Giuseppe Conte. Quanto al confronto sulla prescrizione, il leader leghista Matteo Salvini spande ottimismo ma allude all'obiettivo minimo del Carroccio in questo momento, un rinvio a una riforma più complessa, che si presterebbe maggiormente a riequilibrare i contenuti rispetto alla norma simbolo che interessa i 5 stelle, vista in casa Lega come una forzatura giustizialista. "Voglio una riforma complessiva del sistema giustizia".

Decreto Sicurezza, dissidenti M5s non votano la fiducia: "Ora rischiano l'espulsione"

In merito al decreto sicurezza e alla questione di fiducia posta il sindacato degli impiegati statali Fp Cgil sottolinea come il decreto sicurezza sia "uno dei provvedimenti più ingiusti di questo governo" .

"Gli effetti del decreto si respirino già attraverso diverse iniziative restrittive: le circolari coprifuoco e controllo pacchi a Firenze, la mancata apertura a Roma di un centro d'accoglienza di migranti e richiedenti in seguito a un presidio di neofascisti e leghisti, l'azzeramento del progetto 'Integrazione' da parte del Viminale".

Nel decreto secondo quanto denuncia il sindacato della Funzione Pubblica "c'è un taglio delle risorse" che ricadrà anche sulle spalle delle lavoratrici e lavoratori impiegati nel settore dell'accoglienza: il sindacato stima come vi siano a rischio il posto di lavoro di circa 50 mila lavoratori occupati nel settore immigrazione.

"La riduzione del costo per ospite dai 35 euro attuali a 19-26 euro secondo la dimensione del centro di accoglienza, sulla base di contratti tipo elaborati insieme all'Anac, impediranno l'erogazione di servizi efficaci ed efficienti e rappresentano un serio pericolo per l'occupazione".

Cosa cambia con il decreto sicurezza

Nel decreto sicurezza che ora - dopo il primo via libera al Senato - sarà discusso dai Deputati, modifica il "daspo urbano" introdotto nell'ordinamento italiano dall'ex ministro Minniti, aggiungendo altre fattispecie per l'applicazione della misura che consente ai sindaci – in collaborazione con il prefetto – di multare e stabilire un divieto di accesso ad alcune aree della città.

Nel decreto legge voluto in particolare dal ministro dell’Interno Matteo Salvini, l’applicazione del DASPO urbano viene estesa agli ospedali e alle zone di particolare interesse turistico, fiere, mercati e pubblici spettacoli Inoltre la misura riguarda anche le persone anche solo indiziate per reati di terrorismo.

Inoltre il decreto sicurezza tra le altre cose allarga l'utilizzo del taser alla polizia locale, inasprisce le sanzioni per occupazioni e blocchi stradali.

Il provvedimento abroga l'istituto del permesso di soggiorno per motivi umanitari, anche se mantiene e in parte ridefinisce alcuni permessi di soggiorno speciali (per vittime di violenza o di grave sfruttamento, condizioni di salute di eccezionale gravità, situazioni contingenti di calamità naturale nel Paese di origine). Introduce, inoltre, un nuovo permesso di soggiorno per atti di particolare valore civile.

Inoltre il decreto sicurezza eleva da 90 a 180 giorni il periodo massimo di trattenimento dello straniero all'interno dei Centri di permanenza per i rimpatri, così come eleva da 90 a 180 giorni il periodo di trattenimento dello straniero presso le strutture carcerarie, superato il quale lo straniero può essere trattenuto presso il centro di permanenza per i rimpatri per un periodo massimo di 30 giorni

Il provvedimento introduce alcune modalità di temporanea permanenza dello straniero in attesa di provvedimento di espulsione. In particolare, viene a prevedere che, ad alcune condizioni, tale permanenza possa aversi in luoghi diversi dai Centri di permanenza per il rimpatrio.

Il provvedimento esclude dal beneficio dell’autorizzazione a rimanere sul territorio nazionale i richiedenti asilo che reiterino la domanda per ritardare o impedire l’esecuzione di un provvedimento di allontanamento ovvero perché la prima domanda reiterata è stata giudicata inammissibile o rigettata perché infondata.

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