Venerdì, 26 Febbraio 2021
Politica

Che fine ha fatto la proposta M5s sul taglio degli stipendi ai Parlamentari?

Da cavallo di battaglia ad argomento tabù: sul tema il ministro Fraccaro sembra piuttosto evasivo. Eppure Di Maio aveva detto: "Sarà il primo punto del primo decreto legge dei 5 Stelle"

Luigi Di Maio festeggia i tagli dei vitalizi davanti a Montecitorio (Ansa)

"In tempi difficili come quelli che stiamo vivendo è osceno che un rappresentante del popolo si porti a casa tra i 14mila e i 15mila euro" (Di Maio, 15 febbraio 2018). Ancora Di Maio: il primo decreto legge del M5S? "Al primo punto ci sarà il dimezzamento dello stipendio ai parlamentari della Repubblica" (2 marzo 2018). Di nuovo il capo politico del M5s, alla vigilia del voto in Parlamento sul ddl Lombardi: "Renzi non nasconderti, vieni in Aula e parla agli italiani". 

Di Battista: "Si parla di tagli agli stipendi e nel PD sbiancano come se Verdini li avesse lasciati" (24 ottobre 2016). E ancora: sempre sul ddl Lombardi: "Abbiamo bisogno del vostro aiuto! Il Pd sta cercando di affossare la nostra proposta di legge per dimezzare gli stipendi dei Parlamentari" (Danilo Toninelli). Di nuovo Di Battista: "Siamo indignati da questa gentaglia pronta a intervenire sulla carne viva dei cittadini ma non si taglia nemmeno un euro quando riguarda i loro stipendi".

Che fine ha fatto la proposta sul taglio degli stipendi?

Tutto questo prima di "vincere" le elezioni e approdare al governo. Sì perché una volta al timone di comando il tema del dimezzamento degli stipendi ai Parlamentari è quasi scomparso dai radar. Non se ne fa menzione nel contratto di governo sottoscritto da Lega e 5 Stelle e non ne parlano più quegli stessi deputati e senatori che nella scorsa legislatura hanno condotto battaglie incendiarie contro i "privilegi" del palazzo.

Sul tema lo stesso Riccardo Fraccaro, ministro per i Rapporti con il Parlamento, è sembrato un po’ evasivo. In un’intervista rilasciata lo scorso 29 giugno al Quotidiano Nazionale, ha risposto così al giornalista che gli chiedeva lumi a proposito. 

Il Movimento 5 Stelle chiede di estendere a tutti i parlamentari il taglio delle indennità previsto per i propri eletti. Sarà questa la prossima battaglia dopo la sforbiciata ai vitalizi? Con una legge? O come?

"Abbiamo dimostrato che è possibile tagliare i costi della politica. Per farlo, anche per le indennità e i rimborsi, non c’è nemmeno bisogno di aspettare una legge. Con il taglio ai nostri stipendi abbiamo restituito 23 milioni e generato circa 16mila posti di lavoro. Continueremo a restituire soldi ai cittadini e a tagliare anche le nostre indennità di carica con un risparmio di 4,5 milioni a legislatura. L’era dei privilegi è finita: a uno a uno dovranno cadere tutti i tabù della partitocrazia".

E lo stesso Fraccaro parlando con La Stampa aveva aggiunto: "Se riusciremo a trovare la maggioranza, taglieremo molto volentieri l’indennità ai parlamentari. Passo dopo passo arriveremo a modificare anche questo".

I tagli sacrificati in nome della realpolitik?

Quando arriveranno i tagli però non è dato sapere: com’è noto il governo ha dato priorità assoluta al ricalcolo dei vitalizi, che però ad essere onesti tocca solo le tasche altrui, nella fattispecie quelle di chi non è più Parlamentare da tempo. Morale? La proposta-bandiera del M5s sembra già morta e sepolta, sacrificata sull’altare della realpolitik. Prevale - a non voler pensare male - la necessità di non crearsi frizioni con Salvini che sul tema è sempre stato piuttosto tiepido.

Cosa prevedeva la proposta del M5s

E dire che una proposta di legge per ridurre gli stipendi di chi è in Parlamento ci sarebbe. È la stessa sostenuta dal M5s nella passata legislatura: il già citato ddl a prima firma Roberta Lombardi, che  prevede di tagliare da 5mila euro a 2500 la parte fissa dell’indennità e ridurre la diaria. Una siffatta riforma farebbe risparmiare allo Stato 87 milioni di euro l’anno, circa il doppio rispetto a quella sul ricalcolo dei vitalizi. Parliamo di cifre esigue se confrontate al totale della spesa pubblica (che supera gli 800 milioni di euro), ma è pur sempre qualcosa. E poi c’è un altro aspetto non secondario: gli stipendi dei Parlamentari italiani, se confrontati con quelle dei loro omologhi europei, un po’ eccessivi lo sono davvero.

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Stipendi del parlamentari, numeri a confronto

Secondo uno studio (non recentissimo, ma ancora valido) dell’Independent parliamentary standards authority (Ipsa) l’Italia guida la classifica dei Paesi più generosi con i propri Parlamentari, a cui elargisce un lordo di 120.546 sterline l’anno, seguita da  Australia (117.805) e Stati Uniti (114.660). Fanno riflettere però a proposito i dati di Francia (56.815) e Germania  (78.979), per citare solo due tra i Paesi meno generosi con i propri politici.

C’è da dire che la Camera si è difesa sostenendo che i vari sistemi non sono confrontabili in quanto da noi le ritenute fiscali sono più alte. E dunque in alcuni casi l’ammontare netto dell’indennità risulta "inferiore a quello dei loro colleghi".

È inoltre vero che se lo stipendio dei Parlamentari appare a volte eccessivo, altrettanto non si può dire del compenso elargito ai membri dell’esecutivo. Secondo il sito irlandese thejournal.ie, che ha pubblicato tempo da dei grafici comparativi degli stipendi dei politici attraverso l’Europa, lo stipendio del nostro capo di governo ci colloca solo al decimo posto.

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