Lunedì, 25 Ottobre 2021
Partito democratico

Quirinale, Prodi impallinato dai franchi tiratori: Bersani si dimette

Il centrosinistra è ormai spalle al muro: inutile il tentativo di riesumare l'Ulivo. Il professore dal Mali: "Chi mi ha portato in questa situazione si assuma le sue responsabilità". Con il segretario lascia anche la presidente Bindi

Il Romanzo Quirinale si arricchisce di un nuovo capitolo: la morte del protagonista. Il Partito democratico non c'è più, sepolto dalla "scarica dei 101". Tanti sono infatti i franchi tiratori che alla quarta votazione non hanno votato per Romano Prodi. E così quello che doveva essere l'asso nella manica di Bersani si è rivelato un suicidio.

Romano Prodi si infatti è fermato a 395 voti, ben 109 voti al di sotto del quorum richiesto di 504 voti. Stefano Rodotà ha ottenuto 213 voti, Anna Maria Cancellieri 78, Massimo D'Alema 15, Giorgio Napolitano 2, Franco Marini 3. Sette i voti dispersi, 15 le schede bianche, 4 le nulle. I votanti sono stati 732 su 1007.

Inevitabili le razioni. In serata Romano Prodi ha ufficializzato il ritiro dela sua candidatura con una nota così locata e datata "Bamako (Mali), 19 Aprile 2013": "Oggi mi è stato offerto un compito che molto mi onorava anche se non faceva parte dei programmi della mia vita. Ringrazio coloro che mi hanno ritenuto degno di questo incarico. Il risultato del voto e la dinamica che è alle sue spalle mi inducono a ritenere che non ci siano più le condizioni. Ritorno dunque serenamente ai programmi della mia vita. Chi mi ha portato a questa decisione deve farsi carico delle sue responsabilità. Io non posso che prenderne atto", ha concluso Prodi.

TERZO GIORNO DI VOTAZIONI: SI LAVORA AL NAPOLITANO BIS

Intanto in serata si è venuto a sapere che già nove giorni fa Rosy Bindi si è dimessa dalla presidenza dell'assemblea nazionale. Lo ha reso noto lei stessa questa sera, spiegando di aver finora lasciato a Pier Luigi Bersani la decisione su quando renderla pubblica. Ma di aver deciso invece di renderlo pubblico lei stasera per prendere le distanze dalle "responsabilità per la cattiva gestione" del partito in questa fase.

BERSANI. "Non posso accettare il gesto gravissimo compiuto nei confronti di Prodi" le parole del segretario ai grandi elettori del Pd in assemblea: "Le mie dimissioni saranno operative un minuto dopo l'elezione del presidente della Repubblica".

DI MAIO: "BASTA SOSPETTI SUI GIOVANI". "E' ora di finirla con questo atteggiamento del Pd verso noi deputati giovani, eletti con le primarie e non incasellabili in correnti, che veniamo additati come affossatori prima di Marini e oggi di Prodi: niente di più falso!". Lo sfogo viene da Marco Di Maio, emiliano appena arrivato in Parlamento insieme a un centinaio di giovani dem sotto i 40 anni. "Non ci aspettavamo questo brutto risultato per Prodi: cento voti sotto, vuol dire che c'è gente che gioca sporco col partito e contro l'interesse del Paese", prosegue Di Maio che, insieme ad altri 90 democrat, la sera dell'assemblea del Capranica aveva alzato la mano per dire che non avrebbe votato Marini. "Io sono tra quei 14 che già da ieri hanno votato per Prodi - spiega Di Maio - e posso anche dire che Renzi ieri sera è venuto a Roma per dire ai 'suoi', dei quali io non faccio parte pur condividendo molte cose, di votare Prodi: non è da lì che sono mancati i voti". Il pensiero di Di Maio corre all'area di Fioroni. "Non pensavamo che nel Pd ci potesse essere un tale livello di codardia: alla riunione di stamani nessuno ha alzato la mano per dire a Bersani che non avrebbe votato Prodi e la proposta era passata all'unanimità. I cento voti che sono mancati minano alle fondamenta il Pd"

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