Domenica, 17 Gennaio 2021

Le dimissioni del premier e il Conte-Ter in arrivo (con Maria Elena Boschi ministro)

La road map della crisi caldeggiata da Mattarella prevede il reincarico e un patto con Matteo Renzi per arrivare a fine legislatura. Il piano B vedrebbe Marta Cartabia a Palazzo Chigi

Dimissioni del presidente del consiglio Giuseppe Conte dopo il varo del Dpcm e del decreto legge che prorogheranno lo stato d'emergenza e le restrizioni dopo il 15 gennaio. Congelamento delle dimissioni da parte di Mattarella. Nuovo patto di legislatura con Italia Viva e gli altri partiti della maggioranza. E infine nuova squadra di governo. È questa la road map che da qui alla prossima settimana dovrebbe chiudere la crisi di governo e far scoppiare la pace tra il premier e Matteo Renzi e che passa attraverso l'approvazione del Recovery Plan in programma nel consiglio dei ministri di martedì o mercoledì e l'approdo di Maria Elena Boschi nella squadra. Sempre che un incidente non faccia saltare tutto. 

Le dimissioni del premier e il Conte-Ter in arrivo (con Maria Elena Boschi ministro)

Il piano, secondo quanto sostengono i retroscena, avrebbe l'approvazione del presidente della Repubblica perché scongiurerebbe quella crisi al buio che andava delineandosi la scorsa settimana quando sembrava che l'obiettivo di Renzi fosse l'addio di Conte a Palazzo Chigi e la sua sostituzione con un "tecnico" il cui identikit rispondeva al nome di Mario Draghi, a quanto pare gradito anche a Matteo Salvini. Ora, dopo i penultimatum e gli annunci di dimissioni che non si concretizzano mai (uno degli sport preferiti degli italiani), tutto potrebbe procedere velocemente verso nuovi incastri. Le prossime tappe del calendario della crisi quindi prevedono: 

  • l'invio oggi da parte dei ministro Gualtieri e Provenzano del nuovo Recovery Plan;
  • martedì 12 o mercoledì 13 la riunione del consiglio dei ministri per la sua approvazione (salvo intese, come sempre); in questa sede dovrebbero essere definiti anche il decreto legge e/o il nuovo Dpcm con la proroga dello stato d'emergenza fino alla fine di aprile e le nuove restrizioni per tutta Italia;
  • a partire dal giorno successivo l'avvio della crisi pilotata con le dimissioni di Conte congelate da Mattarella;
  • da qui, in tempi relativamente brevi, dovrebbe vedere la luce il nuovo governo, ovvero il Conte-Ter con il voto di fiducia di Camera e Senato. 

Il documento sul Recovery Plan è di cento o 150 pagine e rispetto alle bozze precedenti vengono aumentati i fondi della Sanità: il tutto dovrebbe servire a chiudere la polemica sul Mes con i renziani. E all'accordo, racconta oggi La Stampa, si è giunti dopo una telefonata di Mattarella a Renzi. Nella quale l'inquilino del Quirinale avrebbe chiesto all'ex premier di fermare le dimissioni delle sue ministre. E alla nuova fase, sempre secondo il retroscena, si sarebbe giunti dopo il cambio di verso di Nicola Zingaretti: "Il Pd - spiegano dalla trincea più esposta del Senato - si è convinto in blocco che il solo punto di ricongiungimento delle sorti della maggioranza sia un Conte ter e non un rimpasto dell’attuale governo". Conte deve però trattare su tutto, mettendo sul tavolo le dimissioni: "Se Matteo prende un impegno formale con Mattarella, che darà la fiducia a un Conte ter, poi non può certo disattenderlo".  

Lo stato d'emergenza fino ad aprile, il nuovo Dpcm e il no al lockdown delle Regioni che rischiano la zona rossa

L'ipotesi alternativa: sostituire Conte con un Dem

Ma se questa è la soluzione principale sul tavolo, c'è anche un piano B. E che prevede un colpo di teatro dopo le dimissioni di Conte, ovvero la sua sostituzione con un leader Dem. Questa è l'ipotesi preferita da Renzi: "Conte deve però accettare di trattare su tutto, mettendo nel conto le proprie dimissioni, previo un patto di ferro con il rottamatore e gli altri partiti. "Magari possiamo ancora convincere il Pd a scaricare Conte. Magari il Pd sta solo aspettando che si apra la crisi per mostrare tutte le sue carte", dice secondo il Corriere della Sera

Il piano C invece lo delinea direttamente Salvini, che secondo Repubblica invece segue tutta un'altra traiettoria: quella di portare a casa altri senatori del MoVimento 5 Stelle (tre o addirittura cinque) per lasciare Conte senza maggioranza alla vigilia del rimpasto. In questo caso si delineerebbe una strana maggioranza emergenziale che aprirebbe le porte di Palazzo Chigi a una candidata a sorpresa: la presidente della Corte Costituzionale Marta Cartabia. Che in questi giorni è stata evocata al posto di Draghi da alcuni esponenti del centrodestra e naturalmente non sa nulla né ha detto sì a tutto questo. Ma il suo nome potrebbe essere più digeribile all'interno di un centrodestra dove il peso di Fratelli d'Italia, secondo i sondaggi, si fa sempre più importante. 

Di questo scenario farebbe le spese chi punta alle elezioni anticipate. Ovvero quasi nessuno visto che dalle urne in molti oggi hanno da perdere: naturalmente il MoVimento 5 Stelle, che per il combinato disposto dell'azione di governo e della legge sul dimezzamento dei parlamentari vedrebbe la sua rappresentanza ridotta a un quarto, la Lega che non brilla nei sondaggi, Italia Viva che rischia di sparire a meno di accordarsi con gli arcinemici. Senza contare la difficoltà di garantire il voto in sicurezza durante un'epidemia e un piano di vaccinazioni che ancora deve entrare nel vivo. 

Maria Elena Boschi ministra con Conte

Il piano A però prevede il rientro in consiglio dei ministri di una renziana del calibro di Maria Elena Boschi. Che aumenterebbe il peso dei ministeri a Italia Viva nel governo Conte Ter, anche se non è ancora chiaro chi dovrà fare le spese del rimpasto. Si parla di una possibile sostituzione di Catalfo al ministero del Lavoro, e sarebbe davvero una nemesi che MEB si trovasse a gestire il reddito di cittadinanza voluto dai grillini. Oppure di un approdo alle Infrastrutture al posto di Paola De Micheli, che in questi mesi si è messa spesso nei guai con i trasporti per la scuola. Oppure ancora di un risiko che porterebbe Meb alla Difesa e il Pd Lorenzo Guerini agli Interni al posto di Luciana Lamorgese. Anche il posto di Vincenzo Spadafora allo Sport è oggetto di trattativa, visto che il ministro non è amatissimo (eufemismo) da ampie frange del grillismo. 

Il Messaggero dà in difficoltà anche Paola Pisano che dall’Innovazione dovrebbe gestire non poche risorse del Recovery e che rischia di pagare la vicinanza don Davide Casaleggio e anche anche Lucia Azzolina, la ministra grillina all’Istruzione di recente che si è scontrata con Zingaretti sulla riapertura della scuola. Intanto, fa sapere l'Ansa, al "pontiere" Goffredo Bettini, che tiene un canale aperto tra lui e Conte, Renzi ha consegnato il 6 gennaio un documento in 30 punti che elenca tutti i nodi aperti nella maggioranza. Al dirigente Dem Renzi chiede, vista l'inerzia del premier, chi possa farsi "garante" di un nuovo patto "serio", da chiudere in fretta. E poi elenca una lunga serie di questioni, con proposte anche urticanti per gli alleati, dai dubbi su reddito di cittadinanza e cashback, al "rapporto con gli americani dopo il caso Barr", alla commissione d'inchiesta sul Covid, fino alla valorizzazione della Rai e "non di Netflix private" (leggi, Franceschini), dalla richiesta di una "svolta garantista" e di opere come "il Ponte sullo Stretto", per finire con le nomine in sospeso e le comunali. Temi da verifica. Prima Conte e il Pd proveranno a mettere in sicurezza il Recovery plan. "Noi non faremo nulla per rallentarlo, chiediamo di accelerare", dicono da Iv, mentre Davide Faraone annuncia fin d'ora il voto favorevole al nuovo scostamento di bilancio. L'idea è scavallare il Cdm di martedì (salvo rinvii), evitando il voto contrario (e le dimissioni) delle ministre renziane (c'è chi ipotizza che possano non votare). Poi si aprirà la verifica. O la crisi.

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