Mercoledì, 25 Novembre 2020
Italia

Di Maio, la fine di mille giorni da leader: tre ministeri e molte polemiche

Oggi si concretizza la fine politica del "modello Di Maio" in cui si è visto tutto e il contrario di tutto. Per il Movimento 5 stelle con Crimi reggente iniziano i mesi più lunghi in attesa degli Stati Generali in programma a marzo

Il ministro degli esteri Luigi Di Maio a colloquio con il premier Giuseppe Conte a colloquio durante la conferenza di Berlino sulla Libia il 19 Gennaio 2020. FOTO ANSA/ETTORE FERRARI

Luigi Di Maio si dimette: non da ministro degli esteri ma da capo politico del Movimento 5 stelle. Il 34enne irpino ha maturato la scelta di lasciare la guida del M5s in un momento davvero delicato per il (non) partito fondato da Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio il 4 ottobre 2009. Negli ultimi mesi sono venuti al pettine molti dei nodi che ribollivano all'interno del Movimento 5 stelle dove si assiste ad una vera e propria diaspora degli eletti in Parlamento dove, così come nelle realtà locali, si assiste ad un conflitto tra le diverse anime pentastellate.

Gli ultimi deputati a lasciare il gruppo sono stati Nadia Aprile e Michele Nitti mentre il gruppo dei 5 stelle al Senato ha perso una decina di parlamentari tra cui la perdita forse più dolorosa (e sicuramente quella più mediatica) quella del senatore Gianluigi Paragone. Movimenti in uscita in linea con il disamoramento degli italiani verso l'azione dei pentastellati che, divenuti forza di governo, si sono scontrati con la dura realtà dell'amministrazione della cosa pubblica. 

Perché Di Maio si è dimesso

Facciamo un passo indietro e riavvolgiamo il nastro della storia recente di questo Paese e del suo più giovane vicepresidente della Camera dei Deputati. Luigi Di Maio, irpino di nascita ma cresciuto a Pomigliano d'Arco, nel giro di 13 anni è passato dal fallimentare tentativo di laurearsi in giurisprudenza a calcare i tappeti rossi del cancellerie mondiali passando per l'apertura del meetup locale de "gli amici di Beppe Grillo". Era il 2007, tre anni più tardi la prima campagna elettorale dove ottiene 59 preferenze e fallisce l'approdo al consiglio comunale pomiglianese. Passano altri tre anni e nel 2013 ad appena 27 anni Di Maio forte di 159 preferenze alle parlamentarie viene eletto alla Camera dei Deputati trovandosi spesso a presiedere i lavori in qualità di vicepresidente. È il più giovane della storia della Repubblica e la poltrona di Montecitorio diventa il suo trampolino di lancio. 

La visibilità acquisita anche grazie alla scelta di Beppe Grillo che lo nomina nel 2014 membro del cosiddetto "direttorio" del movimento, e responsabile degli enti locali, lanciandolo come ideale candidato premier per le elezioni del 2018 forte dell'82% dei consensi dei votanti pentastellati che si erano espressi su Rousseau. E qui si entra nella storia recente che parla di 95.219 voti conquistati nel collegio uninominale di Acerra che - piazzandosi davanti a Vittorio Sgarbi - lo riportano in Parlamento ma soprattutto alla soglia di palazzo Chigi. 

Nessun partito ha i voti per andare al Governo e si apre una crisi politica in cui Di Maio, auspicando l'indizione di nuove elezioni, si avventura nel chiedere la messa in stato di accusa del presidente della Repubblica per alto tradimento. Mesi dopo si ravvederà chiedendo scusa per una richiesta a suo dire avvenuta in un impeto di rabbia.

È il momento della svolta, con l'inciucio con la Lega di Matteo Salvini e la nascita del governo gialloverde. Di Maio entra a palazzo Chigi ma per ricoprire in solido con il leader del Carroccio la carica di Vicepresidente del Consiglio dei ministri. E si ritaglierà per se anche un doppio incarico di ministro dello sviluppo economico e minsitro del lavoro nel primo Governo Conte. È l'inizio di quelli che molti detrattori vedono di un pericoloso accentramento di cariche per l'appena 32enne leader politico. 

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Di quell'esperienza di governo Di Maio rivendicherà soprattutto l'introduzione del reddito di cittadinanza che contrariamente agli annunci, non ha sconfitto la povertà ma ad inizio 2020 vedrà riconoscere un sussidio di circa 500 euro un milione di famiglie italiane, a fronte di poche migliaia di nuovi posti di lavoro e molteplici ritardi.

Di Maio rimarcherà anche il suo impegno per quella che era una proposta nata in casa Lega, lo scalone previdenziale di Quota 100, una possibilità di pensione anticipata scelta da circa 200mila italiani ma che - a fronte di alti costi per i conti pubblici - ha portato a deboli risultati in tema di tournover nei posti di lavoro.

Pochi i risultati che porta a casa sulla poltrona del Ministero dello sviluppo economico: le crisi industriali trovano spesso solo soluzoni di facciata e i principali tavoli - Alitalia, Ilva e Whirlpoll - non trovano una soluzione positiva. 

I sondaggi virano in negativo e il Movimento 5 stelle perde quota nel favore degli italiani a scapito di una poderosa crescita della Lega che - con Salvini al Ministero degli interni - conquista la tribuna mediatica e consensi anche grazie ai due decreti sicurezza fatti approvare dal Parlamento tra il dissenso della corrente più ortodossa del Movimento 5 stelle che fa capo al presidente della Camera Roberto Fico. 

I risultati delle elezioni europee del 2019 pongono fine all'esperienza di Governo legastellata con la cosiddetta crisi di Ferragosto. "Non li tengo più" sarà il messaggio che Salvini invia a Di Maio annunciando l'apertura della crisi di governo. Il capo politico pentastellato avrebbe voluto arrivare a settembre per votare il taglio dei parlamentari ma la richiesta di elezioni anticipate da parte del leader leghista è perentoria. 

Tuttavia quella che sembrava una strada obbligata ha una svolta quando - su invito di Matteo Renzi che necessitava ancora di qualche mese per lanciare il suo nuovo partito - il segretario del Partito Democratico Nicola Zingaretti apre ad un governo con il Movimento 5 stelle. Un sodalizio che sembrava impossibile tra "nemici giurati", ma che da cui prende vita il governo giallorosso nato per scongiurare l'aumento dell'Iva e disinnescare la clausole di salvaguardia. 

Il 5 settembre 2019 Di Maio presta giuramento come ministro degli esteri nel secondo Governo Conte che di lì a pochi mesi approverà una manovra finanziaria redistributiva, confermando tuttavia molte delle misure del governo precedente. 

il murales di tvboy con Renzi putto a sancire unione tra zingaretti e di maio con conte-2

L'erosione del consenso tuttavia non si arresta e i sondaggi vedono il Movimento 5 stelle finire da secondo a terzo partito nel paese. Nei 5 stelle si apre un fronte che chiede la testa del capo politico, sempre più isolato alla Farnesina. L'ecatombe di consensi alle ultime elezioni regionali e il passo falso del patto civico M5s-Pd in Umbria segnano per certi versi la fine politica del "modello Di Maio" in cui si è visto tutto e il contrario di tutto. 

Oggi il passo indietro. Luigi Di Maio lo ha anticipato ai ministri ed esponenti di governo M5s riuniti a Palazzo Chigi, poi nel pomeriggio lo ha confermato durante l'evento organizzato al Tempio di Adriano per la presentazione dei membri regionali del "Team del futuro". Un passaggio di consegne cui seguirà la formalizzazione delle dimissioni da capo politico e il passaggio della "reggenza" del Movimento al senatore Vito Crimi, viceministro agli Interni e membro più anziano del Comitato di garanzia pentastellato.

M5s, chi è Vito Crimi

Il viceministro dell'Interno Vito Crimi-2

Il viceministro dell'Interno Vito Crimi e neo reggente del M5s

Per il movimento 5 stelle inizieranno i mesi più lunghi in attesa degli Stati generali in programma a marzo.

Per i pentastellati si apre la stagione del confronto in cui giocoforza ci si dovrà interrogare sulla democrazia interna al (non) partito e al ruolo dell'associazione Rousseau inviso a molti esponenti ortodossi. Un suicidio annunciato in vista del prossimo voto per le elezioni suppletive e le elezioni regionali in Emilia Romagna e in Calabria, regioni in cui Di Maio voleva evitare anche la presentazione delle liste pentastellate per scongiurare una figuraccia.

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