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Domenica, 21 Aprile 2024
Politica

Napolitano non ci sta: "Decido io quando dimettermi"

Il presidente della Repubblica ha assicurato che resterà nel suo incarico per garantire la continuità istituzionale nel semestre di presidenza italiana dell'Ue. E sulle riforme: "Se rimangono le diffidenze rischiano di naufragare"

ROMA - E' un gioco sterile quello di "esercitarsi in premature e poco fondate ipotesi e previsioni" sulle dimissioni del presidente della Repubblica.

"Io sono concentrato sull'oggi e ho innanzitutto ritenuto opportuno e necessario garantire la continuità ai vertici dello Stato nella fase così impegnativa del semestre italiano di presidenza europea". Parola di Giorgio Napolitano, intervenuto oggi nel corso della cerimonia di consegna del Ventaglio da parte dell’Associazione Stampa Parlamentare al Quirinale.

Napolitano, oltre a "zittire" le voci sulla sua permanenza al Colle, ha parlato del dibattito sulle riforme istituzionali. "Per serietà e senso della misura nei messaggi che dal Parlamento si proiettano verso i cittadini, non si agitino spettri di insidie e macchinazioni autoritarie. Né si miri a determinare in questo modo un nuovo nulla di fatto in materia di revisioni costituzionali". 

Il capo dello Stato ha assicurato che "la riforma elettorale sulla base del testo varato in prima lettura dalla Camera" è in ogni caso "destinato ad essere ridiscusso con la massima attenzione per criteri ispiratori e verifiche di costituzionalità che possono indurre a concordare significative modifiche. Rivolgo un pacato e fermo appello a superare una estremizzazione dei contrasti, una esasperazione ingiusta e rischiosa - anche sul piano del linguaggio – nella legittima espressione del dissenso".

Napolitano è passato poi a una riflessione sulla difficile situazione nel mondo: "Il tessuto di relazioni internazionali, decisivo per garantire pace e sicurezza anche all'Italia, sta attraversando drammaticità che da tempo non conoscevamo". Ha ricordato poi le principali crisi internazionali attuali, da quella di Gaza a quella ucraina, dall'Iraq alla Libia, definendole "crisi e conflitti di estrema violenza. L'Italia e l'Europa sono esposte ai contraccolpi di queste tragedie". A tal riguardo, ha assicurato, "l'Italia si considera in grado di concorrere su una sua personalità" alla figura di alto rappresentante per la politica estera europea. 

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