Martedì, 13 Aprile 2021
Quale futuro per il partito

Cosa succede adesso nel Pd, tra chi cerca di ricucire e chi getta benzina sul fuoco

Ormai è crisi aperta nel Partito Democratico dopo le dimissioni di Nicola Zingaretti. C'è stata la riunione di segreteria del partito nazionale. Due le possibilità: o nuovo segretario eletto oppure reggente con l'avvio di un Congresso

Zingaretti - FOTO ANSA

Dopo le dimissioni del segretario nazionale Nicola Zingaretti, il Partito Democratico vive una fase di travaglio interno, tra chi cerca di gettare benzina sul fuoco e chi gli rimprovera di aver sbagliato. Sicuramente a nessuno è piaciuto sentirsi dire che "mi vergogno del Pd", tanto che l'europarlamentare del Pd Alessandra Moretti, da Bruxelles, ha ricordato che mai un segretario di partito aveva usato "parole così gravi nei confronti della sua comunità". Ormai è crisi aperta e stamattina si è stata subito riunione di segreteria del partito nazionale, insieme ai regionali, in cui il vice segretario Andrea Orlando ha fatto il punto della situazione. Quindi che succede ora? 

Dimissioni Zingaretti, i prossimi passi del Pd

Se c’era il dubbio che Zingaretti potesse tornare sui sui passi, oggi, in un incontro a Roma, ha ribadito chiaramente che un suo” ripensamento non é il tema e che non c'é e non ci sarà”. Quindi nelle prossime ore verranno formalizzate le dimissioni e, a quel punto, la palla passerà alla presidente dell'assemblea nazionale, Valentina Cuppi, che dovrà accompagnare il centrosinistra alla prossima assemblea. Lì le cose sono 2 stando allo Statuto: o nuovo segretario eletto oppure reggente con l’apertura di una fase congressuale.

Dimissioni Zingaretti, le reazioni dentro il Pd

Intanto il dibattito si è aperto dentro il partito, diviso tra chi ha biasimato Zingaretti e chi gli chiede di cambiare idea per il bene del partito e anche della tenuta del sistema politico in generale. Il primo a cercare di tirarlo per la giacchetta è Gianni Cuperlo il quale, dalle colonne de La Stampa, comprende l’amarezza del quasi ex segretario per lo “stillicidio” delle correnti personali, già da anni denunciate dallo stesso Cuperlo, ma “è importante che il Pd abbia una guida salda. Io dico guardiamo al Paese perché questo è un momento drammatico con la terza ondata della pandemia e l'angoscia per nuove vittime, ricoveri, per una economia che continua a soffrire. Il tema è la nostra identità, la lettura che diamo dei conflitti aperti e la capacità di essere un'alternativa credibile alla destra sul terreno dei valori, delle coerenze e anche della qualità di una classe dirigente”. Dal canto suo Andrea Corsini, assessore al Turismo e alle Infrastrutture di Stefano Bonaccini in Regione, pensa proprio che Zingaretti abbia sbagliato e “mi auguro che ci ripensi”. Spera in un ripensamento anche il sindaco di Pesaro Matteo Ricci e che magari “possa essere un passaggio che sia di lezione per comprendere bene come si debba discutere in un partito democratico, altrimenti passa nella testa della gente che gli unici partiti che funzionano sono quelli leaderistici dove c'é un capo e gli altri eseguono. Più dura Valeria Mancinelli, sindaco di Ancona che, dalla trasmissione Omnibus di La7, parla di un inutile “Aventino”: “Non c'è dubbio che il Pd, come l'intero centrosinistra e non solo, abbia bisogno di una profonda rigenerazione. Così come non c'è dubbio che la competizione delle idee e anche delle persone debba essere portata su un livello diverso. Ma da un segretario nazionale di questo partito mi aspetto di più che l'Aventino, mi aspetterei una proposta su come si fa a cambiare un partito che lui descrive in questo modo e che che elementi di fondamento ce l’ha”.

Dimissioni Zingaretti, le reazioni da destra

Arrivano reazioni anche da destra. Tra questi c’è Zaia, che si dimostra preoccupato per lo scenario politico generale perché se “il segretario di un partito importante come il Pd si dimetta nel mezzo di questo governo di unita' nazionale e' la dimostrazione palese che qualcosa sta accadendo alla politici”. Ci va pesante invece Giovanni Toti, leader di “Cambiamo”, che parla di un partito imploso e “i partiti implodono quando non hanno saputo dare risposte al paese. Il leader della Lega Matteo Salvini ha inviato un messaggio a Zingaretti e alle agenzie di stampa ha confidato di essere preoccupato per la tenuta del paese “spero che le dimissioni di Zingaretti non abbiamo ripercussioni sul governo”. Una remora a cui Zingaretti ha risposto subito: “Salvini stia tranquillo, il Governo Draghi è forte, saldo e nessuno lo metterà mai in discussione. Anzi, troverà il Pd non al 100%, ma al 1000 per mille, al servizio della necessità di portare avanti quel programma”. 

Dimissioni Zingaretti, dubbi che sia un bluff

Zingaretti, che preferisce comunque parla di passo di lato e non di un passaggio all’oblio, in queste ore ha risposto anche a certi retroscena che vedevano dietro le dimissioni una mossa strategica. Due possibili obiettivi. O costringere le correnti ad emergere per poi “schiacciarle” di nuovo in assemblea, vincendo la conta dei voti oppure addirittura la candidatura a sindaco di Roma. Ma su questo lui è stato netto: “Io faccio il Presidente della Regione Lazio”. 

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