Martedì, 13 Aprile 2021
Il partito ostaggio delle correnti

Dalle dimissioni di Zingaretti allo spettro delle elezioni anticipate: per il Pd si apre un anno difficile

Se, come oggi appare, il Parlamento indicherà Draghi al termine del mandato di Mattarella, nel 2022 gli italiani torneranno alle urne e per il Partito Democratico non ci sarebbe neppure il tempo di un congresso

"Un ripensamento non c'è e non ci sarà". Nicola Zingaretti ha messo la parola fine alla sua segreteria e il Pd reagisce allo shock delle dimissioni del segretario, che oggi ha formalizzato la sua decisione con la consegna della lettera alla presidente del partito Valentina Cuppi. Così, al di là delle dichiarazioni ufficiali, le varie componenti dem sono già al lavoro per cercare un accordo su come gestire la nuova fase.  Le opzioni sul tavolo sono due: eleggere in Assemblea un segretario o indire il Congresso affidando a un reggente la gestione del partito. Su questo stanno ragionando le aree interne, ognuno con sue posizioni.

Base riformista e i Giovani Turchi (di Matteo Orfini) sarebbero per perimetrare il mandato della nuova leadership con i tempi di un Congresso anticipato. E la sensazione è che anche le altre aree del Pd, a partire da AreaDem di Dario Franceschini, vedano come inevitabile una scadenza anticipata rispetto al 2023. 'Fianco a Fianco' con Matteo Mauri ha chiesto di "scegliere subito in modo unitario una figura autorevole che ci guidi verso una fase costituente". Ma se la strada fosse questa, non manca chi intravede diverse incognite.

Di fatto, per il Congresso sarebbe disponibile una finestra non larghissima a cavallo tra le prossime amministrative e l'inizio del nuovo anno. Ma è più probabile che slitti a dopo l'elezione del nuovo capo dello Stato: Sergio Mattarella è stato eletto il 31 gennaio del 2015 e alla fine di luglio del 2021 comincia il semestre bianco, gli ultimi sei mesi del proprio mandato.

"E se, come oggi appare, il Parlamento indicherà Draghi la legislatura finisce e si andrà subito al voto e ci sarebbe una campagna elettorale durissima", ammette 'off the record' un dirigente che sta lavorando dietro le quinte. Insomma, tutti appuntamenti che il Pd non può rischiare di affrontare da comparsa, con una leadership depotenziata. Il tutto, con il governo Draghi da presidiare giorno per giorno per non lasciarlo nelle mani del centrodestra.

In questo contesto emergerebbe l'identikit di una 'figura di garanzia', un traghettatore davvero di alto profilo, capace di mettere pace tra le varie anime del partito e garantire tutti. Figura che si potrebbe pescare nel Pantheon dei democratici, per esempio tra gli ex segretari, in una short list che conta il solo Walter Veltroni. Tra i nomi degli altri ex, anche quello di Pier Luigi Castagnetti. E anche quello di Romano Prodi. Altra opzione, quella 'rosa'. In questo caso, si fanno i nomi di Roberta Pinotti, Debora Serracchiani, Anna Ascani. C'è anche chi parla di Paola De Micheli e di Simona Malpezzi.

Scarse le possibilità di affidare una reggenza così delicata al vice segretario Andrea Orlando, già seduto sulla difficile poltrona del ministero del Lavoro. Un'alternativa potrebbe essere individuata in Stefano Bonaccini.

Il confronto, però, è appena partito e c'è molta preoccupazione.  Tanto che c'è anche chi mette in conto l'ipotesi che l'Assemblea del 13-14 marzo possa slittare. "Se non si trova un accordo politico, è inutile fare l'Assemblea. Secondo statuto ci sono 30 giorni dalle dimissioni formali. Quindi entro il 5 aprile", spiegano fonti parlamentari. Trovare una soluzione, visto lo stato dei rapporti nel Pd, non sarà semplicissimo. 

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