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Venerdì, 19 Aprile 2024
Il caso

Caso Cospito, Donzelli è stato denunciato: aperta un'indagine

Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde, ha presentato un esposto contro il deputato di Fratelli d'Italia. Si ipotizza il reato di rivelazione e utilizzazione del segreto d'ufficio

Il "caso Donzelli" è finito in procura. Angelo Bonelli, portavoce di Europa Verde, ha infatti presentato una denuncia contro Giovanni Donzelli, deputato di Fratelli d'Italia e fedelissimo di Giorgia Meloni, accusato di aver rivelato alla Camera "informazioni sensibili con carattere riservato" su Alfredo Cospito, l'anarchico in sciopero della fame da 104 giorni e sottoposto al 41 bis, il regime di carcere duro, e che è stato appena trasferito al carcere di Opera a Milano per le sue condizioni fisiche.

Alla luce dell'esposto di Bonelli, la procura di Roma ha aperto un fascicolo di indagine. Si ipotizza il reato di rivelazione e utilizzazione di segreto d'ufficio "per aver reso pubbliche intercettazioni ambientali del Dap (dipartimento dell'amministrazione penitenziaria) tra esponenti della 'ndrangheta e della camorra con Alfredo Cospito". Bonelli "segnala i fatti affinché si compiano tutte le necessarie indagini e all'esito venga valutata l'eventuale rilevanza penale a partire dall'articolo 326 del codice penale, perseguendo i soggetti che ne dovessero risultare responsabili".

"Cospito parla coi mafiosi”: perché la frase di Donzelli è un caso

Riportando la trascrizione stenografica dell'intervento alla Camera nella denuncia presentata al procuratore della Repubblica di Roma Francesco Lo Voi, Angelo Bonelli sottolinea che Donzelli "ha reso pubbliche conversazioni puntuali, derivanti da intercettazioni ambientali dell'amministrazione penitenziaria, tra l'esponente della 'ndrangheta Francesco Presta e Cospito avvenute il 28 dicembre e il camorrista Francesco Di Maio del clan dei Casalesi avute sempre con Cospito il 12 gennaio 2023", conversazioni da cui risulterebbe una sorta di "asse" tra l'anarchico e i boss contro il regime di detenzione di massima sicurezza.

La difesa di Donzelli

"Quelle che ho riferito non erano intercettazioni, ma una conversazione captata in carcere e inserita in una relazione del ministero della Giustizia del cui contenuto, in quanto parlamentare, potevo essere messo a conoscenza. Paradossale che i parlamentari del Pd, invece di spiegare perché sono andati a trovare Cospito e cosa pensano del 41-bis, attacchino me", dice intanto, in un'intervista al Corriere della Sera, Giovanni Donzelli, che è anche vicepresidente del Copasir (il comitato parlamentare per la sicurezza della Repubblica), proprio in merito al fatto di aver riportato in Aula una conversazione intercettata tra Cospito e un esponente del clan dei Casalesi.

"Non mi hanno dato nessun documento riservato - prosegue -. Volendo approfondire la vicenda Cospito, ho chiesto notizie dettagliate al sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro". "Se avessi mai io, o qualsiasi componente del Copasir dovesse rivelare delle informazioni ottenute grazie al proprio ruolo nel Copasir, durante le sedute del Copasir, o studiando i documenti del Copasir lo dovesse rivelare all'esterno, farebbe bene a dimettersi. Ma non è questo il caso perché non c'entra nulla. È evidente come sono andate le cose", ha poi ribadito Donzelli ad Agorà.

"Non gli ho dato il documento, che non è secretato, ma gli ho riferito le informazioni (che non sono intercettazioni ma osservazioni), come avrei fatto con qualunque parlamentare", ha spiegato il sottosegretario alla Giustizia Andrea Delmastro al Fatto, secondo quanto riferisce il quotidiano in un articolo.

La difesa di Cospito: "I pm facciano chiarezza"

"È una vicenda sulla quale la magistratura deve fare chiarezza. Bisogna accertare se c'è stata una violazione - chiede l'avvocato Flavio Rossi Albertini, difensore di Alfredo Cospito -. Mi domando in quale ambito sono state fatte queste intercettazioni? Sono state fatte in tutta la sezione del penitenziario? Siamo in uno stato di diritto e ci sono autorità deputate a valutare l'eventuale commissione di un reato. Si apra un fascicolo di indagine, anche semplicemente a carico di ignoti, che fare accertamenti su quanto accaduto".

E sul suo cliente aggiunge: "Non ha una vocazione suicida, non vuole morire ed è pronto ad interrompere lo sciopero della fame se dovessero sospendergli il 41-bis. Lui è in sciopero della fame per protestare contro la misura che gli è stata applicata ma come anarchico la sua non è solo una battaglia personale: non si limita a denunciare la illegittimità della sua misura ma denuncia contestualmente il regime del 41 bis come violazione dei diritti umani". 


 

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