Martedì, 1 Dicembre 2020

Conte resiste: niente chiusure, la scuola resta in presenza. "Basta sacrifici"

L'informativa del premier alla Camera: "Pronti a intervenire di nuovo se necessario, ma la situazione è diversa da marzo"

Giuseppe Conte, ANSA

Per ora non ci sarà nessun cambio di strategia. Si continua con la didattica in presenza nelle scuole e le prescrizioni contenute nell’ultimo Dpcm. "Al di là delle misure restrittive adottate, tanto più rigoroso sarà il rispetto delle prescrizioni da parte di ciascuno di noi, tanto più efficace sarà il contenimento del rischio di contagio e più possibile superare questa seconda ondata con il minor sacrificio per il Paese". Lo ha detto il premier Giuseppe Conte nell'informativa alla Camera sul dpcm del 18 ottobre spiegando che "l'Italia è oggi in una situazione ben diversa rispetto a quella del mese di marzo, anche se questa situazione si sta dimostrando molto critica". 

Coronavirus, Conte: "Pronti a intervenire di nuovo se necessario"

"Sono fiducioso che l'intera comunità nazionale saprà esprimere, anche questa volta, come già accaduto in occasione della prima ondata, la serietà, la forza d'animo e la determinazione necessarie a superare la difficile sfida che stiamo vivendo e che sono state sottolineate e apprezzate a livello internazionale". Tuttavia, ha precisato il presidente del consiglio, "siamo ancora dentro la pandemia e il costante aumento dei contagi ci impone di tenere l'attenzione altissima: stavolta però, forti dell'esperienza della scorsa primavera, dovremo adoperarci, rimanendo vigili e prudenti, pronti a intervenire nuovamente se necessario".

Conte: "Non possiamo permetterci nuovi sacrifici sulla scuola"

Per ora non sembra esserci all’orizzonte un nuovo Dpcm. Si valuta l’andamento della curva epidemiologica, ma ad ogni modo, le attività scolastiche "continueranno in presenza. Non possiamo permetterci che uno dei principali assi portanti del Paese – ha detto Conte -, dove sono riposte le migliori garanzie di un futuro migliore, possa subire ulteriori compromissioni, ulteriori sacrifici. Lo dobbiamo all'impegno sin qui risposto dai nostri dirigenti scolastici, dai nostri docenti e dal personale Ata, che - pur in condizioni difficili - hanno garantito, nel periodo anche più duro, la continuità didattica, sperimentando nuove e talvolta inesplorate attività di insegnamento".

"Lo dobbiamo anche alle famiglie - ha aggiunto il presidente del Consiglio -. E lo dobbiamo, soprattutto, ai nostri ragazzi, che non possiamo lasciare privi del valore di un'esperienza irripetibile di formazione culturale e umana, che si realizza nella scuola, attraverso un'offerta didattica che presuppone e integra, quale tratto caratterizzante, la fondamentale 'relazione interpersonale'".

Insomma, giù le mani dalle scuole. Nonostante l’aumento vertiginoso dei contagi, per Conte e il governo non è il caso di intervenire. "Solo per le scuole secondarie di secondo grado sono previste modalità ancora più flessibili di organizzazione dell'attività didattica - e la ministra Azzolina vigilerà perché questo avvenga - che contemplano ingressi degli studenti scaglionati, con possibilità di ricorrere anche ai turni pomeridiani".

Cinque miliardi per la cassa integrazione

Il presidente del consiglio ha poi reso noto che il governo rifinanzierà "con 5 miliardi un nuovo e ulteriore ciclo della cassa integrazione, prevedendo la gratuità della cassa integrazione per le imprese che hanno registrato perdite oltre una soglia predeterminata".

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