Sabato, 6 Marzo 2021

Cos'è questa storia di Draghi e del Britannia

Da quando Mattarella ha annunciato di volergli conferire l'incarico è tornata a circolare la teoria del complotto su SuperMario e sul panfilo dove tenne un discorso sulle privatizzazioni italiane nel 1992. Ecco un estratto del suo discorso e un inquadramento storico della vicenda

Il panfilo Britanna (foto da: Wikipedia)

Non appena Sergio Mattarella ha annunciato di voler conferire l'incarico di formare un nuovo governo a Mario Draghi, subito le agenzie di stampa facevano rimbalzare una dichiarazione del senatore del MoVimento 5 Stelle Elio Lannutti: "Draghi sul Britannia: il discorso dell'inizio della fine dell'Italia. Nel 2011 Monti. Oggi Draghi. Non governerà col mio voto. Mi spiace!". Subito dopo arrivava a dargli man forte l'ex grillino Gianluigi Paragone in un video su Facebook: "Draghi è quello del Britannia, quello delle privatizzazioni con cui abbiamo svenduto il paese. Ma ora vedremo le carte, si gioca a carte scoperte". Non solo: in alcune chat complottiste su Telegram e Whatsapp rimbalzava questo estratto di una dichiarazione a Uno Mattina dell'allora senatore a vita e già presidente della Repubblica Francesco Cossiga, che di Draghi diceva: "Un vile affarista. Non si può nominare premier chi è stato assunto dalla Goldman Sachs. E male feci io ad appoggiarne la candidatura a Silvio Berlusconi. È il liquidatore, dopo la crociera sul Britannia, dell'industria italiana. Ora svenderebbe quel che rimane: Finmeccanica ed Eni". Ma cos'è questa storia di Draghi e del Britannia? 

Cos'è questa storia di Draghi e del Britannia

Si tratta di una delle più longeve teorie del complotto che abbiano mai attraversato la Repubblica italiana. Tutto parte dal 1992, ma prima bisogna fare un passo indietro. Dopo la conclusione del suo incarico come direttore esecuttivo della Banca Mondiale, nel 1991 Draghi diventò direttore generale del ministero del Tesoro, chiamato a quel posto dall'allora ministro del Tesoro del settimo governo Andreotti Guido Carli. A suggerire il suo nome fu Carlo Azeglio Ciampi, allora governatore di Bankitalia e qualche anno dopo presidente del consiglio di un governo tecnico, come si appresta a diventare oggi proprio SuperMario. Nel 1992, mentre le finanze italiane versano in condizioni drammatiche (e di lì a poco il presidente del Consiglio Giuliano Amato decretò il famigerato prelievo sui conti correnti: la famosa patrimoniale del 6 per mille), si decide di dare il via per fare cassa a un piano di privatizzazioni delle società partecipate dallo Stato. Prima dell'inizio della stagione delle privatizzazioni, il 2 giugno Draghi si recò sul panfilo della regina d'Inghilterra Elisabetta II HMY Britannia per incontrare alti rappresentanti della comunità finanziaria internazionale. Di qui l'accusa: Draghi si accordò con la finanza internazionale per svendere l'Italia. 

Il 22 gennaio del 2020 il Fatto Quotidiano pubblicò un articolo a firma di Alessandro Aresu che parlava della vicenda, il commento dell'allora caporedattore dell'economia Stefano Feltri (che nel frattempo è diventato direttore di Domani) e il discorso integrale fatto da Draghi. Il contesto storico sintetizzato nella presentazione ricordava lo scioglimento delle Camere decretato da Francesco Cossiga il 2 febbraio 1992, la firma cinque giorni dopo del Trattato di Maastricht, in cui Carli ha un ruolo chiave, le elezioni di aprile con la prima affermazione della Lega Nord, l’accelerazione di Mani Pulite. Quel 2 giugno arriva pochi giorni dopo la strage di Capaci e l’ekezione di Scalfaro: "Signore e signori, cari amici, desidero anzitutto congratularmi con l’Ambasciata Britannica e gli Invisibili Britannici per la loro superba ospitalità. Tenere questo incontro su questa nave è di per sé un esempio di privatizzazione di un fantastico bene pubblico", esordì Draghi. I British Invisibles erano allora il gruppo di interessi finanziari della City.

Per poi spiegare: "La privatizzazione è stata originariamente introdotta come un modo per ridurre il deficit di bilancio. Più tardi abbiamo compreso, e l’abbiamo scritto nel nostro ultimo rapporto quadrimestrale, che la privatizzazione non può essere vista come sostituto del consolidamento fiscale, esattamente come una vendita di asset per un’impresa privata non può essere vista come un modo per ridurre le perdite annuali. Gli incassi delle privatizzazioni dovrebbero andare alla riduzione del debito, non alla riduzione del deficit. Quando un governo vende un asset profittevole, perde tutti i dividendi futuri, ma può ridurre il suo debito complessivo e il servizio del debito. Quindi, la privatizzazione cambia il profilo temporale degli attivi e dei passivi, ma non può essere presentata come una riduzione del deficit, solo come il suo finanziamento".

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Il discorso di Draghi sul Britannia il 2 giugno 1992

Poi, dopo aver elencato le condizioni dello Stato italiano e la decisione di muoversi verso un percorso di riforme insieme alle privatizzazioni: poco più tardi un referendum cambiò la legge elettorale introducendo il maggioritario e aprendo la via alla cosiddetta Seconda Repubblica. Draghi aggiungeva: "Lasciatemi sottolineare ancora che non dobbiamo fare prima le principali riforme e poi le privatizzazioni. Dovremmo realizzarle insieme. Di certo, non possiamo avere le privatizzazioni senza una politica fiscale credibile, che – ne siamo certi – sarà parte di ogni futuro programma di governo, perché l’aderenza al Trattato di Maastricht sarà parte di ogni programma di governo".

E infine concludeva così: "I mercati vedono le privatizzazioni in Italia come la cartina di tornasole della dipendenza del nostro governo dai mercati stessi, dal loro buon funzionamento come principale strada per riportare la crescita. Poiché le privatizzazioni sono così cruciali nello sforzo riformatore del Paese, i mercati le vedono come il test di credibilità del nostro sforzo di consolidamento fiscale. E i mercati sono pronti a ricompensare l’Italia, come hanno fatto in altre occasioni, per l’azione in questa direzione. I benefici indiretti delle privatizzazioni, in termini di accresciuta credibilità delle nostre politiche, sono secondo noi così significativi da giocare un ruolo fondamentale nel ridurre in modo considerevole il costo dell’ag - giustamento fiscale che ci attende nei prossimi cinque anni". E quasi trent'anni dopo Feltri commentava: "La lista di quello che bisognava fare e non è stato fatto è lunga. Draghi probabilmente riscriverebbe oggi quel discorso, parola per parola. Inclusa la parte che analizza perché gestire le aziende con logiche politiche e di consenso a breve termine è la premessa di disastri scaricati presto o tardi sui conti pubblici". Oggi Alessandro La Barbera su La Stampa ricorda che già in quei mesi a Draghi toccò l'accusa di aver svenduto l'Italia agli interessi stranieri: 

Gli capita ancora, a distanza di trent’anni, di ricordare con fastidio la campagna di discredito che gli fu riservata per essere salito pochi minuti sul panfilo della Regina d’Inghilterra attraccato al molo di Civitavecchia. L’invito fu spedito da un gruppo di investitori. Lui salì, fece un saluto a nome del governo, e se ne andò. Quel piano di privatizzazioni, attaccato da molti, fu una delle premesse per far entrare l’Italia nella moneta unica.

Draghi, il Britannia e... Beppe Grillo

La storia di Draghi e del Britannia va a incastrarsi con un'altra teoria del complotto che vede coinvolto Beppe Grillo. A partire dal 2000, per motivi non chiari, circolò la voce che anche l'attuale Garante del MoVimento 5 Stelle fosse a bordo del Britannia. Una storia alimentata da immagini che mostravano dichiarazioni attribuite a Enrico Mentana come questa: "Il 2 giugno 1992 ero sulla banchina del porto di Civitavecchia con la trouppe (sic) del TG5 per una edizione speciale sulla riunione a bordo del panfilo inglese di Elisabetta II. Saranno state le 14:30, intervistai in diretta Beppe Grillo subito dopo lo sbarco dal motoscafo che lo riportò in porto". Un'altra invece tirava in ballo Emma Bonino, “al microfono dell’unica troupe giornalistica del TG1 accreditata sulla nave. Si tratta di due bufale. Il direttore del Tg di La7 la smentì con il suo stile sei anni fa su Facebook: "Qualche mestatore imbecille ha rimesso in circolo la panzana secondo cui nel 1992 avrei intervistato Beppe Grillo che scendeva dal panfilo Britannia nel porto di Civitavecchia. Intervenga - se è possibile - chi è preposto a impedire la circolazione di notizie palesemente false sui social network. E riflettano tutti coloro che utilizzano Fb e Twitter per drogare la circolazione virale di bufale a scopo politico. E sono tanti.". 

Ma allora cos'è questa storia del Draghi e del Britannia? La lunghezza del discorso pubblicato dal Fatto Quotidiano ci permette di far notare che non si trattava di un semplice "saluto a nome del governo", ma Draghi era lì per il suo ruolo e fece quello che andava fatto: spiegò a chi aveva capitali da spendere quale sarebbe stato il processo di privatizzazione delle aziende di Stato italiane, allo scopo di invitarli a investire. Questo e nient'altro. A distanza di anni l'assalto dei complottisti di Qanon alla Casa Bianca ci ha insegnato cosa può succedere quando molta gente crede a una balla: che si comporta come se quella balla fosse realtà, finché non finisce male. Anche per chi (Donald Trump) quella balla ha cercato di alimentarla per convenienze personali. E lo sciamano con il turbante oggi ha cambiato completamente verso prendendosela proprio con Trump, cosa che succede abbastanza spesso quando un complottista va a sbattere contro la realtà. Da quanto circolerà ancora questa storia di Draghi e del Britannia capiremo se anche in Italia c'è qualcuno che ha voglia di fare un frontale con la realtà. 

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