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Mercoledì, 25 Maggio 2022
A confronto

Perché Draghi e Conte litigano sulle spese militari

Il presidente del M5S non vuole forzature sul voto in Senato, ma in gioco c'è l'autorevolezza del Governo

C’è da capire come poter andare avanti sul riarmo anche al Senato, evitando una crisi di Governo, ma anche di mettere alla berlina il Movimento 5 Stelle che, dopo essersi schierato contro l’aumento delle spese militari, non può fare finta di nulla e seguire la maggioranza in Aula. Serve a questo l’incontro fra il confermato Presidente del Movimento 5 Stelle Giuseppe Conte e il Presidente del Consiglio Mario Draghi. A trovare una via di uscita che possa accontentare tutti.

Le divisioni fra Conte e Draghi sulle spese militari

La preoccupazione di Mario Draghi è che la legge venga messa in discussione. Lui ha bisogno di una maggioranza compatta per poter andare avanti con le riforme. Soprattutto in questo caso dato che l’aumento delle spese militari al 2% del Pil deriva da precedenti accordi internazionali presi dall’Italia. C’è un tema di credibilità. L?Italia ha preso un impegno con la comunità internazionale e vanno rispettati. In occasione del primo voto alla Camera non ci sono stati problemi: l'ordine del giorno è passato con una maggioranza schiacciante. Al Senato cambia tutto. Il Movimento 5 Stelle è pronto a sganciarsi. Non è che i pentastellati abbiano cambiano idea, ma, come già accaduto in altre circostanze, c’è proprio una sensibilità diversa fra deputati e senatori, almeno a sentire il sentimento dei parlamentari M5s. Per questo Conte è corso ai ripari, ribadendo la posizione ufficiale del Movimento: "L’aumento delle spese militari non è la priorità del Paese e se ci sarà da votare, voteremo contro". 

Dunque la norma rischia di saltare al Senato? No, i numeri ci sono comunque. C'è il voto favorevole di tutto il centrodestra, compreso Fratelli d’Italia. Il problema è un altro. Il Premier vedrebbe sganciarsi dalla maggioranza il gruppo parlamentare che rappresenta la maggioranza relativa del Paese. Uno smacco per il Governo. "Questa decisione corrisponde ad un tentativo di indebolire Draghi ed il Governo" ha scritto su Facebook il sottosegretario agli Esteri Benedetto Della Vedova. 

Giuseppe Conte lo sa. Per questo, all’incontro di oggi pomeriggio alle 17,30, chiederà a Draghi di non forzare la mano per ottenere il voto del Movimento 5 Stelle perché c’è in ballo la credibilità del gruppo e forze anche dello stesso Giuseppe Conte, visto che è stato riconfermato presidente dal popolo M5s anche dopo la presa di posizione pacifista. 

Un vero enigma per i due, che hanno posizioni inconciliabili. Draghi potrebbe anche porre la fiducia, ma anche l’ennesima fiducia rischia di essere un segno di debolezza. E allora forse l’unica soluzione sarà quella di accontentarsi del voto del Senato, ma senza quello del Movimento 5 Stelle. Non un dramma a sentir parlare il presidente della commissione esteri alla Camera Piero Fassino, per il quale ci si deve anche liberare "da questa sindrome per cui da ogni voto dipenda l'esistenza di una maggioranza di governo. Su un singolo tema ci può essere anche una diversità di atteggiamento ma questo non fa venir meno né la maggioranza, né un'alleanza, in questo caso quella tra 5 Stelle e Pd".  
 

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