Martedì, 2 Marzo 2021

"No alla dittatura fallocratica della Bce": quella volta che un'ex Femen assaltò Draghi

Il 15 aprile 2015 Josephine Witt, ex componente del gruppo di attiviste a seno nudo, interruppe la conferenza stampa dell'allora presidente della Banca Centrale Europea lanciando coriandoli e una maglietta con la scritta: "End the ECB Dick-Tatorship"

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Si chiama Josephine Witt e il 15 aprile del 2015 da ex attivista delle Femen e indossando una maglietta con la scritta "No alla dittatura della Bce" assaltò armata di coriandoli l'allora presidente della Banca Centrale Europea Mario Draghi a Francoforte al termine di un vertice sulla politica monetaria. Josephine saltò sul tavolo di fronte ad uno spaventato Draghi, cantando slogan e lanciando volantini.

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Poi, quando cominciò a circolare il suo nome e i collegamenti con il gruppo delle Femen, rivendicò tutto in un tweet "scagionando" (o forse scaricando) le ex compagne: "The #confetti-attack was not a #femen protest, I'm sorry ladies. I consider myself a freelance-activist. #exfemen #ecb Free Riot!". Witt nel 2013 aveva interrotto la messa di Natale nel duomo di Colonia mostrandosi a seno nudo con la scritta "I am God". Nell'occasione la sua maglietta portava una scritta con un gioco di parole: "End the ECB Dick-Tatorship". Nata ad Amburgo, il suo vero nome è Josephine Markmann e l'11 dicembre 2014 era invece entrata in uno studio tv durante un talk show della televisione tedesca che ospitava l'ex allenatore Giovanni Trapattoni e l'ex calciatore Thomas Strunz: era seminuda e con due palloni da calcio insanguinati disegnati sul seno per denunciare lo sfruttamento dei lavoratori che stavano edificando gli stadi per i mondiali del 2022. 

“Non mi aspetto che questa istituzione illegittima ascolti la mia voce, né a capisca il mio messaggio”, disse all'epoca, definendosi "una farfalla che manda un messaggio” ma avvertendo di “stare attenti a quello che sta per succedere” perché “riporteremo il potere alle nostre vite, il debito della BCE non è stato ancora pagato”. “E mentre la Bce può solo persistere nella sua egemonia autocratica, dipendendo da stati di polizia e sorveglianza, alla fine, ogni giorno la violenza è radicata qui. Noi troveremo le nostre risposte radicali e agiremo senza violenza contro questi disastri umani. Perchè non accetteremo la favola malata che la Bce vuole imporre a tutti, dove anche la libertà di parola e la dignità possono essere vendute alla banca, al fine di sopravvivere. Nel persistere nella sua arroganza contro la gente, la Bce aumenta pericolosamente il debito che ha verso di essa. Una conferenza stampa non basta a definirla democrazia”. 

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Le attiviste del gruppo femminista “Femen” avevano rivendicato indirettamente il gesto. Ma Josephine Witt all'epoca si definì “attivista freelance” e che voleva lottare contro la dittatura del neoliberismo. "Mario Draghi si è preso un bel carico di coriandoli. Bene così!", scrisse all'epoca la rete di movimenti Blockupy in un tweet. Il Manifesto ricorda che nel volantino che gettò ai piedi di Draghi c'era scritto: "Le nostre vite ci appartengono – E davanti al dilagante potere dell’ambiente esterno della politica monetaria della Bce, qualche volta è difficile ricordarlo. Noi saremo padroni delle nostre vite! […] Quando inizieremo a vedere la nostra povertà non come una sconfitta personale o un destino immutabile. Bce, creatore dell’Universo, non c’è nessun dio, ma persone dietro queste vite«; «non siamo fiches di una scommessaM oggi sono solo una farfalla che porta un messaggio, ma stai attento che arriverà altro".

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