Mercoledì, 24 Febbraio 2021

Draghi hai i numeri? La fiducia dipende da Lega e M5s. Conte: "Non accetterei un ministero"

Se i mercati azionari sembrano aver già accordato la fiducia all'ex presidente della Banca centrale europea nei palazzi della politica si valutano le prospettive e si delineano le posizioni dei partiti che potranno, o meno, appoggiare il nuovo governo

Il premier incaricato Mario Draghi

Il premier Giuseppe Conte non avrebbe intenzione di entrare in un nuovo governo Draghi. Lo apprende l'Adnkronos da autorevoli fonti M5S. Il premer dimissionario ha rassicurato diversi esponenti grillini, nei colloqui intercorsi in queste ore, circa la sua intenzione di non accettare alcun ministero, ove mai gliene fosse offerto uno, dal presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi che dopo il colloquio con il Capo dello Stato si è recato a colloquio con i presidenti di Camera e Senato e poi a palazzo Chigi. 

Se i mercati azionari sembrano aver già accordato la fiducia all'ex presidente della Banca centrale europea - come dimostrano gli indici della Borsa e il netto calo dello spread - nei palazzi della politica si valutano le prospettive e si delineano le posizioni dei partiti che potranno, o meno, appoggiare il nuovo governo. Numeri che continuano a ossessionare i vertici grillini che sperano in una debacle nel passaggio in Parlamento per il presidente incaricato. Una eventualità che potrebbe costringere il Quirinale a ripiegare nuovamente su un governo politico, o sul voto. Sullo sfondo il timore di una spaccatura nonostante l'intervento di Beppe Grillo che per certi versi ha dettato la linea al Movimento. 

Ma cosa dicono i numeri? Molto dipenderà dalle scelte di Lega e Movimento 5 stelle e anche su Fratelli d'Italia, forte dei suoi 33 deputati e 19 senatori. 

Draghi ha i numeri per governare?

Per ora tra i pentastellati - che contano 191 deputati e 92 senatori - per ora prevale il no all'esecutivo tecnico. Potrebbero però esserci eventuali fuoriusciti che potrebbero seguire le orme di Emilio Carelli, che ieri ha detto addio ai compagni e annunciato l'intenzione di dare vita a una nuova aggregazione politica.

A sostenere Draghi saranno il Partito democratico (93 deputati e 35 senatori) e Italia Viva (28 deputati e 18 senatori). Gli eletti di Leu (6 senatori e i 12 deputati) resta al momento alla finestra ma è probabile che assecondino l'invito di Mattarella. Sì anche dai senatori e deputati di +Europa, Azione e Radicali.

E il centrodestra? La posizione di Forza Italia (91 deputati e 52 senatori) è attendista: Berlusconi ha fatto sapere di voler attendere le offerte del presidente incaricato, in termini di programmi e perché no, anche dei nomi della squadra di governo. Su posizioni più radicali FdI (33 deputati e 19 senatori) e Lega (131 deputati e 63 senatori): Salvini è tornato a ribadire che la strada maestra è il voto, ma i partiti sono pronti comunque a lavorare per il Paese nell'attesa, di un ritorno alle urne. Meloni si sarebbe detta disposta al massimo a un voto di astensione in nome dell'unità della coalizione. I partiti minori (Cambiamo, Noi per l'Italia, Udc) probabilmente si allineeranno. 

Il presidente del Consiglio incaricato Mario Draghi potrebbe cominciare le consultazioni per formare il nuovo governo da domani alla Camera. 

Allo stato attuale se la Lega voterà a favore, la maggioranza per Draghi è praticamente certa in ogni caso, anche senza l'appoggio del M5S. Se la Lega si astenesse l'asticella per il voto di fiducia si abbasserebbe a quota 127 al Senato e 249 alla Camera, e diventerebbe così possibile far partire il governo Draghi anche con il voto contrario di tutto il M5S.

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