Giovedì, 21 Ottobre 2021
Scenari e tensioni

Il piano di Salvini per "spingere" Draghi al Quirinale

Segnali di debolezza del Carroccio, la linea non è chiara: ma l'obiettivo di Salvini (tra fibrillazioni e rilanci continui) potrebbe essere un cedimento del premier alla stanchezza e all'insofferenza nel tenere a bada una coalizione rissosa, spingerlo così al Quirinale e una maggiore probabilità di voto anticipato nel 2022. I dubbi del M5s: "Lega difficile da decifrare"

"Il governo va avanti: l'azione del governo non può seguire il calendario elettorale". Così il premier Mario Draghi in conferenza stampa al termine del vertice Ue in Slovenia ha risposto a una domanda sull'eventuale apertura di una crisi dopo gli attacchi di Matteo Salvini. "Ieri o l'altro ieri ho detto chiedete a Salvini. Oggi lui ha parlato e ha detto che la partecipazione al governo non è in discussione: ci vedremo nei prossimi giorni", ha continuato il presidente del Consiglio

Nelle scorse dopo il duro scontro a distanza, la Lega ammorbidisce già i toni: "Bene Draghi contro patrimoniale e nuove tasse sulla casa, adesso il Parlamento in Aula tolga ogni accenno a riforma del Catasto che preluda a nuove tasse sulla casa". Insomma, il mini-strappo è già un ricordo, come ampiamente previsto. Ma non è detto che non lascerà strascichi: più in casa Lega che in seno all'esecutivo.

Matteo Salvini rischia di restare solo

"Non credo che Salvini strapperà davvero - confidava ieri Renato Brunetta a un collega, secondo quanto riportato oggi da Repubblica - Ma se anche lo facesse, lo farebbe da solo...". I ministri leghisti non accettano una crisi. I governatori neanche. A via Bellerio ancora si soffre per lo scandalo Morisi. Ad ogni arretramento del leader del Carroccio, corrisponde un passo avanti di Draghi. Il quotidiano romano rivela che ieri mattina, a Palazzo Chigi, durante una riunione, a un certo punto è calato il gelo. Era in corso l'incontro tra gli sherpa dei ministeri per discutere della legge sulla concorrenza. Quando è toccato a uno dei tecnici dello Sviluppo economico (il ministero di Giorgetti), l'imbarazzo si è impossessato della sala: "Non abbiamo il mandato di poter esprimere un parere, in questo momento...". Segnali di debolezza del Carroccio, secondo le voci critiche. "È una situazione confusa - si è lasciato sfuggire nei colloqui privati delle ultime ore Giancarlo Giorgetti, - neanche noi sappiamo bene la direzione...".

La sfida di Salvini ai ministri per far vedere chi comanda è vinta, almeno per il momento, secondo la Stampa proprio ieri il segretario ha chiamato a raccolta il partito: "Basta voci fuori dal coro, queste sbavature ci hanno fatto perdere consensi sui territori", ha fatto sapere, non solo alla cosiddetta ala governista, ma a tutto il movimento. Basta interviste in libertà e contestazioni alla linea.

Salvini ha però le mani legate. Draghi ha fatto capire a tutti i colleghi che la attuale formula di unità nazionale, un governo con maggioranza ampia, non sarà mai sostituita, con lui a Palazzo Chigi, da schemi politici diversi. Chi si assume la responsabilità di una rottura, sceglie un salto nel vuoto. L'annunciato incontro-chiarimento tra il premier e il segretario del Carroccio slitta intanto alla prossima settimana. O magari più avanti, chissà. Il premier avrebbe intenzione di accelerare e proseguire per la sua strada, senza badare ai mal di pancia dei leader di partito: due consigli dei ministri a settimana fino a fine dicembre. Ci sono più di 50 adempimenti da coordinare per il Pnrr, una legge di Bilancio tutta da scrivere e un capitolo, quello della pandemia, che rimane di primaria importanza.

Cosa c'è dietro il pressing su Draghi

Ai suoi Matteo Salvini continua a dire che "la pazienza è finita". Ma una strategia il leader leghista ce l'ha: un continuo pressing su Palazzo Chigi è spingere il premier sulla via del Colle. Un'analisi di Emanuele Lauria oggi su Repubblica spiega cosa sta passando nella mente di Salvini: "C'è aria di rivolta, almeno nella corte ristretta del Capitano, e si continua a non escludere anche l'extrema ratio di un'uscita dall'esecutivo. Difficile che accada, almeno fino all'elezione del Capo dello Stato: perché il senatore milanese ha tutta l'intenzione di giocarsela, la partita del Quirinale. Anzi, sa bene che un effetto collaterale del pressing leghista, destinato ad aumentare, potrebbe essere un cedimento del premier alla stanchezza e all'insofferenza nel tenere a bada una coalizione rissosa: la conseguenza sarebbe un maggiore interesse, da parte di Draghi, per la via del Colle e dunque una maggiore probabilità di elezioni anticipate. E quest'ultima ipotesi rimane, per Salvini e Giorgia Meloni, la soluzione privilegiata".

Draghi resta il grande favorito per il Quirinale e gli equilibri del centrodestra sono scossi dalla gara elettorale fra Meloni e Salvini: sono le uniche due certezze oggi di un quadro politico che potrebbe farsi ancora più confuso dopo in ballottaggi delle comunali, in caso di sconfitta del centrodestra a Roma e Torino. Con scenari che fino a poco fa erano pura fantapolitica. Meloni e Salvini sono oggi in totale accordo sulla delega fiscale, si sono sentiti ieri per concordare una manifestazione elettorale. Una "reunion" fuori dalla maggioranza di Lega e Fratelli d'Italia segnerebbe la fine del centrodestra unito. Per ora Salvini nega qualsiasi volontà di strappare: "Io non vado fuori, semmai lo faranno Conte e Letta". Staremo a vedere.

I dubbi del M5s: "Lega difficile da decifrare"

I dubbi sulle possibili conseguenze di un cambio di atteggiamento da parte del leader leghista per la tenuta della maggioranza, non lascia però sereni i big del Movimento 5 stelle:  "L’atteggiamento della Lega è difficile da decifrare", dice a La Stampa il capodelegazione al governo Stefano Patuanelli. "Si è ampiamente dibattuto sul fatto che le tasse non aumenteranno. Anzi, la pressione fiscale diminuirà, come abbiamo sempre chiesto. Serve maggiore responsabilità – sottolinea Patuanelli –, non possiamo permetterci errori, nemmeno quando le elezioni non vanno come si desidera: in questi mesi ci giochiamo oltre 200 miliardi e il futuro del Paese". La speranza condivisa dalle anime “governiste” del Movimento è che non seguano altre fibrillazioni, ma i timori di uno scossone dopo le amministrative restano forti.

Le ultime elezioni "paradossalmente le ha vinte l’unico che non ha partecipato. Mario Draghi, che si è rafforzato - assicura in un colloquio con il quoitidiano torinese Matteo Renzi -  Pensiamo alla contraddizione di Salvini: ha scelto di inseguire la Meloni anziché seguire Draghi, Avesse fatto l’opposto avremmo un altro racconto, un altro risultato. Lui ha iniziato a perdere queste elezioni quando si è messo a fare la guerra al Green pass. Poche cose sono più assurde di questa".

Matteo Salvini deve fare "chiarezza" sui suoi "giochini", perché l'Italia non può "trovarsi in questa situazione di casino" e il Pd sta con nettezza dalla parte di Mario Draghi. Lo ha detto il segretario Pd Enrico Letta parlando a 'Radio Immagina'. "La reazione di Salvini di queste ore credo sia determinata dallo smacco elettorale. Ma l'Italia deve usare i soldi del Pnrr e non può trovarsi nella situazione di cui stiamo parlando, una situazione di casino".

Oggi è prevista una videoconferenza tra Matteo Salvini e i coordinatori regionali della Lega. All'ordine del giorno, si legge in una nota del Carroccio, il bilancio delle Amministrative, i ballottaggi e i referendum sulla Giustizia. Anche nel suo partito gli chiedono chiarezza.

Bettini (Pd): "Lega fonte di ulteriori problemi e instabilità"

"Il Pd non drammatizza affatto, piuttosto richiama tutti, soprattutto la Lega, alla responsabilità di governo e alla coerenza", ma "la verità è che il partito di Salvini è un corpo politico tirato da carri che vanno in direzioni opposte. Sarà fonte, per questo, di ulteriori problemi e instabilità", dice l'esponente del Pd Goffredo Bettini al Corriere della Sera.

E sull'elezione di Draghi al Quirinale spiega: "La sua persona incarna un sentimento larghissimo nel Paese. La cosa migliore sarebbe che egli governasse fino al 2023. Il Pd non farebbe mancare mai il suo sostegno. Sono convinto, tuttavia, che la Lega strapperà. Purtroppo, è nella logica delle cose. A quel punto, se Draghi non sarà stato eletto presidente della Repubblica, si troverà costretto a decidere se dar vita a un governo politico senza tutta la destra, e non mi pare nelle sue corde, oppure non sarà più a disposizione per l'Italia. Mi pare giusto riflettere su questo scenario che sarebbe disastroso per l'economia e per i nostri rapporti internazionali. Dico riflettere. Solo riflettere".

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