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Venerdì, 21 Gennaio 2022
Mani avanti

L'autocandidatura di Draghi al Quirinale

Le rassicurazioni a partiti e mercati: "Abbiamo fatto un lavoro perché l'operato del governo continui, indipendentemente da chi ci sarà"

D’accordo che il Presidente del Consiglio Mario Draghi, nella consueta conferenza stampa di fine anno, non si è candidato ad essere eletto Presidente della Repubblica, ma non si è neppure defilato dalla partita. Semmai, nelle sue risposte ai giornalisti ha voluto rassicurare i partiti e i mercati che, guarda caso, sono quelli più intimoriti dall’idea che Draghi salga al Quirinale. "Il governo - ha rimarcato il presidente del Consiglio - ha conseguito tre grandi risultati: l'Italia è uno dei Paesi al mondo con più vaccinati, ha consegnato in tempo il Pnrr e raggiunto i 51 obiettivi previsti dal Piano. Abbiamo fatto un lavoro perchè l'operato del governo continui, indipendentemente da chi ci sarà", io "sono un nonno, al servizio delle istituzioni". 

Draghi rivendica il lavoro fatto fino ad ora, sottolineando quanto poco importa chi sarà il pilota della macchina perché questa è stata messa nelle condizioni di essere guidata in automatico. È un messaggio chiaro ai mercati, che hanno sempre risposto bene all’idea che il Paese fosse governato dall’ex Presidente della Banca Centrale europea. Lo è ancor di più ai partiti, che fino alla settimana scorsa avevano qualche mal di pancia all’idea che Draghi lasciasse il timone del Governo, non solo perché c’è un lavoro da fare, ma anche per paura che lui, una volta eletto a capo dello Stato, possa sciogliere le Camere e mandare tutti a casa. Così non sarà perché "è essenziale, per continuare l’azione di contrasto alla pandemia, il rilancio della crescita e l’attuazione del Pnrr, che la legislatura vada avanti fino al suo termine naturale". Insomma non ci saranno sorprese, né finchè lui sarà Premier, né se dovesse andare al Colle. Anche perché, è quanto si aspettano i parlamentari, se Draghi dovesse diventare Presidente della Repubblica, si aprirebbe una fase di consultazioni, alla fine delle quali lui nominerebbe comunque un uomo di sua fiducia a cui affidare il Governo. Una persona di cui potrà esserne certo, poterà avanti il lavoro fatto fino ad ora. 

Le reazioni dei partiti 

Insomma il Premier non ha dato certezze in assoluto e l’assenza di certezze oggi corrisponde alla certezza che lui sia un possibile candidato per il Quirinale. A questo punto può succedere di tutto. È la sensazione anche dei parlamentari di Coraggio Italia, partito rilevante nella conta dei voti per eleggere il successore di Mattarella. Fonti all’interno di Ci dicono che nel futuro "è possibile ogni scenario e che, indipendentemente da cosa succederà a febbraio, tutto andrà avanti come sempre e si continuerà ad attuare il piano previsto". Questo anche se Draghi dovesse lasciare il ruolo di Premier perché il suo successore, non solo sarebbe comunque scelto da lui, ma dovrebbe soltanto portare a termine il 2022 con un filo di gas, cioè lavorando praticamente solo su legge di bilancio e riforma elettorale. E ai partiti di centro come anche Italia Viva andrebbe più che bene. Le parole di Draghi invece hanno fatto registrare qualche scossa sismica fra le file del Movimento 5 Stelle, dove si sta all’interno del Governo con l’idea di portare a termine una progettualità che non è concepibile immaginare senza Mario Draghi.

Secondo fonti interne al partito, i vertici hanno già cominciato a ragionare su qualche nome per il Quirinale e fra quelli non c’è l’attuale Premier. Non sembrano convinti neppure nella Lega di Matteo Salvini, da dove fonti di partito fanno sapere che "c'è preoccupazione per eventuali cambiamenti che potrebbero creare instabilità". 

Laddove qualcuno lo vedesse bene al Colle, Draghi non ha fatto mancare una sua idea di come si sta nei panni della prima carica dello Stato. Ha parlato di Sergio Mattarella come del suo "modello" di come si svolge il ruolo di capo dello Stato, che deve essere non un "notaio" ma un "garante". "L'esempio di Mattarella - ha sottolineato Draghi - è la migliore guida all'interpretazione del ruolo del presidente della Repubblica: ha garantito l'unità nazionale, dall'unità nazionale è venuta una maggioranza ampia che ha sostenuto la forza di questo governo, il governo sostenuto e protetto da questa ampia maggioranza ha cercato di fare il meglio possibile".

Da Costituzione "è il Parlamento che decide la vita del governo, - ha detto sempre Draghi - l'ha decisa quest'anno e la deciderà sempre", e anche sul presidente della Repubblica "la decisione è interamente nelle forze politiche". La priorità, ha sottolineato, è evitare una riduzione del campo della maggioranza, anche a causa di eventuali fratture sull'elezione del capo dello Stato. "È immaginabile - si è chiesto - una maggioranza che si spacchi al momento dell'elezione del presidente della Repubblica e poi si ricompatti sul governo?".

L’altra rassicurazione è rivolta ai mercati, quando ha spiegato come sia tutto sotto controllo nell’ottica di portare a casa e sfruttare bene i finanziamenti europei. "Nei prossimi cinque anni dobbiamo investire 191,5 miliardi di euro a cui si aggiungono altri fondi per un totale di 235 miliardi. Ci siamo impegnati a ridurre i divari, accelerare la transizione digitale e ecologica, migliorare la scuola e la sanità, riformare in modo profondo l'economia. Il Pnrr non è il piano di rilancio di questo governo, è il piano di tutto il Paese". Un’altra frase che suona molto come la conferma del fatto che il Governo può cambiare, ma il piano resta.

In Europa però è Mario Draghi a rassicurare tutti. Da Capo di Stato non farebbe dormire bene gli alleati e i mercati finanziari. C’è da capire se la continuità potrà essere garantita in caso di trasloco di Draghi al Quirinale. Forse Draghi potrà rassicurare più i mercati, ma meno i partiti. Se i maggiori partiti si accorderanno per andare al voto (Pd e Fratelli d’Italia hanno tutto l’interesse a raccogliere i frutti della loro semina), allora sì che lo scenario potrebbe cambiare di nuovo. Forse non è un caso che Draghi abbia richiamato all’unità nazionale più di una volta. 
 

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