Mercoledì, 12 Maggio 2021
La strategia del Capitano verso il Papeete Bis

Perché il no al nuovo decreto riaperture è il primo atto della guerra di Salvini a Draghi

Lo strappo della Lega nel Cdm che ha dato l'ok alla norma che riapre l'Italia dal 26 aprile è frutto di un calcolo politico. Dietro c'è la paura per i sondaggi in calo e la strategia del Capitano verso il Papeete Bis

Mario Draghi scopre improvvisamente chi è Matteo Salvini. Ieri il governo ha approvato il decreto riaperture che dal 26 aprile farà tornare la zona gialla in Italia. Ma la norma è passata nel consiglio con l'astensione (o meglio: l'assenza) dei ministri della Lega. 

Il decreto riaperture dal 26 aprile 

Il decreto legge varato nella serata di ieri da un Cdm-lampo (dalle 18.15 alle 18.43) non modifica le linee essenziali già trapelate con la prima bozza. Nonostante le riapertura delle attività, il coprifuoco resta alle 22, così come rimane invariata la road map delle ripartenze graduali fino a luglio. La finestra del dialogo resta aperta sulla possibilità di un tagliando al dl a metà maggio, per allentare le misure nel caso che i contagi calino ulteriormente. 

Il calendario per il Paese è ormai deciso: si ripartirà lunedì prossimo e tra i primi a farlo saranno i ristoratori: in zona gialla, fino a tutto il mese di maggio, sarà possibile pranzare o cenare solo nei locali che hanno tavoli all'aperto e dal primo giugno si mangia nei ristoranti al chiuso solo a pranzo. Contemporaneamente - sempre in area gialla - riapriranno con specifici protocolli teatri, cinema e spettacoli e i musei. 

Dal 15 maggio sarà consentita l'attività nelle piscine scoperte. Anche se fin dall'entrata in vigore del decreto saranno possibili gli sport all'aria aperta, sarà permesso frequentare le palestre al chiuso in zona gialla soltanto dal primo giugno, data in cui saranno aperte al pubblico anche le manifestazioni e gli eventi sportivi di interesse nazionale. Ma sarà possibile autorizzare lo svolgimento di eventi sportivi di particolare rilevanza anche prima, con l'eventuale possibilità di una deroga al numero massimo di spettatori, che è fissato a mille per le strutture all'aperto. Il 15 giugno ripartono le fiere e dal primo luglio sarà la volta do congressi e parchi tematici. 

Lo stop di Draghi a Salvini

Ma quello che oggi salta subito all'occhio è lo strappo consumatosi tra la Lega e Draghi. "Presidente, noi abbiamo fiducia in te 'ma non possiamo votare questo decreto'', avrebbe detto Matteo Salvini al premier Mario Draghi nel corso di una telefonata a quanto si apprende da fonti vicine al numero uno di via Bellerio. "È un precedente grave. Prendiamo atto, ma è molto grave", avrebbe detto invece il premier dopo l'annuncio dell'astensione dei ministri leghisti durante il CdM. 

La rottura è arrivata per un'ora in più o in meno. Ovvero per la durata del coprifuoco, che le regioni con il leghista Massimiliano Fedriga in testa volevano spostato alle 23. Incontrando sul punto l'opposizione dei "rigoristi" del governo. La Lega ha chiesto cambi al Dl fino all'ultimo, il presidente del Consiglio è rimasto fermo sulle sue posizioni: "Gli accordi si rispettano. Avevamo un’intesa unanime, altrimenti il metodo diventa inaccettabile. Abbiamo già fatto tanto, ci siamo assunti una responsabilità con queste misure. Se tocchiamo l’impianto, non troviamo più un punto di equilibrio. Si porta in Consiglio questo testo, senza modifiche".

A quel punto, riferiscono le cronache, i ministri leghisti hanno chiesto una pausa per riferire al telefono a Salvini. Poi sono tornati in Cdm e Giancarlo Giorgetti, ministro dello Sviluppo e capodelegazione della Lega al governo, ha annunciato l'astensione. Anche se oggi La Stampa riferisce che nel verbale redatto dal sottosegretario alla presidenza Roberto Garofoli risultano «assenti». In politica la forma è sostanza: quello è il dettaglio che sottolinea l’imbarazzo della delegazione leghista. L’unico modo per evitare di rompere l’unità del governo senza venir meno alle indicazioni di Matteo Salvini.

Cosa c'è dietro il no di Salvini al decreto riaperture di Draghi

La mossa di Salvini, al contrario di quello che ha sostenuto il Capitano nella diretta facebook successiva all'ok del Cdm al Dl, ha molte ragioni politiche e poco senso dal punto di vista sanitario. L’impianto del decreto è quello concordato la settimana scorsa, in particolare l’obbligo del coprifuoco confermato alle 22. Lo stato di emergenza è prorogato al 31 luglio, e con esso il sistema dei colori che indicano il livello delle restrizioni. In quella Cabina di Regia c'era anche Giorgetti insieme a Erika Stefani e Massimo Garavaglia. 

E invece il Capitano ha detto no, in quello che pare il primo atto della guerra di Salvini a Draghi. Spinto dai sondaggi politici che danno la Lega sempre più in difficoltà e la sua principale competitor, ovvero Giorgia Meloni, con il vento in poppa. E trascinato anche da quella piazza che oggi torna a chiamarlo e a chiedersi dove sia mentre il paese è sulle barricate a causa di un lockdown che sta vessando molte attività economiche. Del resto, che Salvini abbia intenzione di usare l'emergenza per indirizzare il governo Draghi e fare propaganda politica è stato chiaro nel momento in cui il Capitano, letta la lista dei ministri di Draghi, ha prima dato il suo ok a SuperMario e poi ha cominciato a fare la guerra ai suoi due obiettivi politici principali: Roberto Speranza e Luciana Lamorgese. 

In questo quadro non è strano che Salvini stia improntando la nuova Lega secondo le strategie politiche di quella bossiana, che prevedeva un Carroccio di lotta e di governo: il Senatùr tendeva a minacciare la crisi la sera per terrorizzare i telegiornali e poi trovare l'accordo con Berlusconi al mattino, conquistando sempre più spazi e potere all'interno dei governi del Cavaliere. Ormai mitiche rimarranno le minacce di sciopero fiscale verso la fine dell'estate a Pontida che poi puntualmente non si concretizzavano alla ripresa dei lavori del Parlamento.

La strategia del Capitano verso il Papeete Bis

Una strategia assai simile a quella adottata dall’autunno 2018 col governo gialloverde appena insediato: starci dentro e prendere le distanze dagli alleati (grillini). Ci sta riprovando. E sappiamo tutti com'è finita in quell'occasione: con la crisi del Papeete e il tentativo (fallito) di portare il paese a elezioni anticipate. D'altro canto la strategia di Salvini ha una logica che si comprende osservando i due diversi scenari all'interno dei quali si muove il Capitano. Il primo lo ha enunciato lui stesso quando ha annunciato l'appoggio al governo Draghi: "La Lega ci sta per i mesi che servono": secondo i suoi piani, che sono poi quelli di tutto il centrodestra, l'esecutivo dell'ex presidente della Banca Centrale Europea è a scadenza e con una data ben precisa che ne limita la durata a undici mesi e qualche settimana.

Ovvero fino al momento in cui dovrà essere eletto il nuovo presidente della Repubblica. In questo orizzonte a salire al Quirinale dovrebbe essere proprio Draghi, il cui primo atto dovrebbe essere nominare un presidente del Consiglio che lo sostituisca per varare un governo elettorale e poi sciogliere le camere per andare a votare a giugno 2022. Ecco perché il governo Draghi dovrebbe durare dei mesi secondo il Capitano. Ma se questo è lo scenario politico preferito, ce n'è anche un altro sul tavolo. Ed è quello che vede la salita al Quirinale di un'altra personalità (oppure, come si è detto con smentita dell'interessato, la conferma per qualche tempo di Sergio Mattarella) e il governo Draghi che dura molto più tempo. Una prospettiva che metterebbe la Lega in chiara difficoltà e farebbe scoprire politicamente il fianco a Salvini. Per questo la combatte con tutte le forze. E lo strappo di ieri è soltanto l'inizio. 

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