Sabato, 27 Febbraio 2021

Cosa vuole fare Draghi con Salvini (e Renzi)

Ieri SuperMario ha colpito il Capitano durante il suo discorso in Senato sull'euro, sull'atlantismo e sulle tasse. Con Giorgetti potrebbe cercare di accompagnare la Lega fuori dal sovranismo. Mentre Renzi immagina uno spazio al centro da prendersi. Ma c'è un problema

Durante il discorso per la fiducia al suo governo in Senato Mario Draghi aveva accanto Giancarlo Giorgetti, neoministro dello Sviluppo e a lui vicino da anni. Ma soprattutto, ex braccio destro di Matteo Salvini nel governo Lega-M5s e poi progressivamente allontanatosi dopo la crisi del Papeete. Non è un segreto che tra i due i rapporti si siano raffreddati, e a testimoniarlo ci sono le tonnellate di retroscena pubblicati dai giornali in cui si parlava del tentativo di Giorgetti di creare un asse con i governatori del Nord per fare del Carroccio un partito di destra moderata, lontano dalle tentazioni populiste del Capitano. 

Cosa vuole fare Draghi con Salvini (e Renzi)

Quel piano sta riuscendo. Salvini voleva essere ministro (dell'Agricoltura o della Difesa) nel governo Draghi ma il presidente del Consiglio non lo ha tenuto in considerazione nella sua squadra. Ha invece scelto tre profili (Erika Stefani, Massimo Garavaglia e lo stesso Giorgetti) che sono lontani dalla Lega sovranista del Capitano e vicini invece a Luca Zaia e agli altri presidenti di Regione che costituiscono l'ossatura politica del Carroccio. Quella che va a incarnarsi nell'industria del Nord, vuole l'autonomia sì, ma vuole anche l'euro perché esporta nell'Europa del Nord e con la valuta unica si ritiene al riparo dalle turbolenze dei mercati finanziari. Il problema di Salvini ministro del governo Draghi è stato risolto nominando chi era il più lontano possibile dal segretario della Lega, con una soluzione identica a quella utilizzata per Forza Italia, dove sono stati promosse quelle personalità politiche che spingevano per entrare nell'esecutivo e potrebbero rimanerci anche se il centrodestra decidesse di mandare in crisi l'esecutivo: per questo Berlusconi è arrabbiatissimo

Poi c'è la politica. Sulla quale ieri è stato il giorno degli altolà. Dopo l'uscita sull'euro non irreversibile "perché di irreversibile c'è soltanto la morte", la frase sulla moneta unica che è eterna pronunciata da Draghi è parsa a tutti una risposta precisa a Salvini. Anche se è un leit motiv che l'ex presidente della Banca Centrale Europea ha ripetuto spesso durante il suo mandato. Ma anche allora rispondeva ai no-euro. E altri osservatori si sono accorti che nelle pieghe del discorso integrale di Mario Draghi in Senato c'erano altre due stoccate nascoste a Salvini: ovvero quando ha parlato della necessità di una "cessione di sovranità" all'Unione Europea con bilancio e fiscalità condivisa (l'opposto dei desideri dei sovranisti) e di "progressività del prelievo fiscale", disegnando un piano per le tasse che non ha punti di congiungimento con la flat tax proposta dal Capitano e da coloro che gli sono vicini come il senatore Armando Siri, il quale ha fatto sapere in risposta che secondo lui la flat tax (ovvero, l'aliquota piatta) può essere "progressiva". 

Draghi, ragionano i retroscenisti, sa che Salvini è l'anello debole della maggioranza che lo sostiene. Perché ha detto che ci sta a sostenere il governo Draghi "per i mesi che servono", fornendo così implicitamente un limite di durata che prevede un orizzonte ben preciso: l'addio a Mattarella presidente della Repubblica nel febbraio 2021, l'elezione di Draghi al Quirinale in cambio di un governo elettorale e di "una data certa per le elezioni", che era la sua prima richiesta a SuperMario e al Colle quando si era ancora nella fase degli incarichi "con riserva". A questo scenario se ne contrappone invece da qualche giorno un altro che vede Mattarella che accetta un prolungamento del suo soggiorno al Quirinale per permettere a Draghi di completare il lavoro e mandare la legislatura alla sua scadenza naturale. Un piano che però l'attuale inquilino del Colle ha sempre escluso. 

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Il rischio collisione tra Salvini e Draghi

Poi c'è il problema di Giorgia Meloni e di Fratelli d'Italia, già in crescita tumultuosa nei sondaggi a spese della Lega (e del MoVimento 5 Stelle), che per Salvini rimane un problema politico serio visto che pesca nel suo stesso fiume dei consensi e potrebbe giovare delle necessità governiste del Carroccio per cavalcare ogni protesta contro il governo Draghi. Un retroscena de La Stampa a firma di Alessandro Barbera oggi spiega che finora Salvini ha mascherato il fastidio con sorrisi e pragmatismo.

Draghi sa che questo nodo verrà al pettine, presto o tardi. Accadrà non appena Salvini avrà bisogno di spazi di manovra, di criticare il governo per raccogliere consenso. Potrebbe accadere in pochi mesi, non appena inizierà la campagna elettorale per le elezioni amministrative e si voterà nelle grandi città.

Per questo Salvini oggi spinge per avere un viceministro dell'Interno e sa che a breve torneranno gli sbarchi e non potrà fare come con la Ocean Viking, quando ha ignorato l'arrivo di 42 naufraghi per non rompere le scatole alle trattative sul nuovo governo. E non sarà questo l'unico tema su cui litigare, se davvero Draghi alla fine deciderà di selezionare le aziende da aiutare nel decreto ristori. Il piano di Draghi con Salvini è quello di normalizzarlo, quello di Salvini con Draghi è l'esatto opposto. Il rischio di collisione è chiaro. 

Intanto il leader leghista continua a mantenere toni low profile, e ribadisce la lealtà del partito: "Abbiamo scelto di esserci, di metterci la faccia. In questi giorni sto incontrando sindaci, governatori, imprenditori, agricoltori e ristoratori che mi chiedono non la polemica politica destra-sinistra tra sovranisti ed europeisti ma la soluzione dei problemi: salute, lavoro e ritorno alla vita". Salvini glissa anche sulle parole di Draghi sull'euro irreversibile: "Draghi ha sempre ragione", osserva, aggiungendo: "Sicuramente chiediamo ascolto, che non c'è stato col governo procedente, condivisione, programmazione, organizzazione e poi se si parla di Europa, che ci sia parità di regole per tutti". Ma quanto durerà? 

Draghi e Matteo Renzi

Infine c'è Matteo Renzi. Che è il vero artefice dell'arrivo di Draghi a Palazzo Chigi, visto che anche poco prima delle dimissioni di Conte e delle trattative per il Conte-Ter aveva sondato l'ex Bankitalia per chiedergli la sua disponibilità ad assumere un incarico. Anche lui ora fa "il bravo" dopo aver ottenuto quello che voleva (l'addio di Conte a Palazzo Chigi) e disegna una strategia politica alternativa per la sua Italia Viva. Che prevede, come racconta oggi il Corriere della Sera, la ricerca di spazi al centro della politica: "Oh, ragazzi: vi è chiaro che nei prossimi due anni ci sarà una riorganizzazione di tutta la politica italiana? Se a sinistra si fa l’intergruppo PdM5S-Leu sulla linea Zingaretti-Bettini e i partiti a destra si europeizzano, al centro si apre un’area liberal democratica riformista che in Europa è rappresentata da Macron, Michel e Vestager e dove noi di Italia viva possiamo diventare forza aggregatrice".

Il problema è che la strategia per l'occupazione del centro è vecchia quasi come la Seconda Repubblica, che ha inaugurato invece la polarizzazione dello scontro politico, e in questi anni moltissimi si sono proposti per occuparla e finora a nessuno è riuscito. I fallimenti di questi ultimi anni dovrebbero insegnare a Renzi che nel momento in cui si va alle elezioni l'europeismo non va più molto di moda. O almeno questo è ciò che è successo nelle ultime due tornate. E che potrebbe succedere ancora, specie se il Recovery Plan sarà un serio piano di investimenti (i cui frutti si vedono dopo anni) e non una ripartizione di prebende (e con Draghi a Palazzo Chigi è sicuro che finisca così). 

"Vi ho salvato da Ciampolillo, stavate andando al governo con Ciampolillo", ha scherzato con Andrea Orlando ieri Renzi visibilmente soddisfatto dal nuovo esecutivo a guida dell'ex governatore. Oggi è così, in effetti. Domani Renzi, che già non gode di alta popolarità, potrebbe essere considerato l'artefice di un governo impopolare, come alla lunga sono diventati tutti gli esecutivi italiani e in particolar modo quelli tecnici. E se la storia dovesse ripetersi, chi salverà Renzi da Renzi?

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