Mercoledì, 20 Ottobre 2021
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Salvini-Draghi: il mini-strappo, la tentazione della Lega e cosa succederà al governo tra due settimane

Per la prima volta nel governo c’è chi sospetta davvero che Salvini stia quantomeno pensando se uscirne o meno. Draghi non accetterà di farsi logorare da nessun partito ma la situazione potrebbe sfuggire di mano tra due settimane, se i ballottaggi di Roma e Torino dovessero affondare del tutto i sovranisti. Letta sicuro: "Draghi deve andare avanti"

Dopo il ko alle elezioni comunali del 3-4 ottobre, la Lega strappa. Almeno per una giornata. Quello che è accaduto ieri sulla legge delega sul fisco evidenzia che in casa Lega e non ci sarebbero stati contrasti sulla strada da seguire: "I ministri della Lega non possono avere in mano un documento così importante alle 13.30 per discuterlo alle 14, non stiamo parlando dell’oroscopo ma di una legge che riguarda il futuro degli italiani". Metodo quindi, ma anche merito. "Nel testo non c’è quanto pattuito", ha detto apertamente il segretario della Lega, riferendosi al fatto che "la delega non avrebbe dovuto contenere la riforma del catasto".

Draghi-Salvini: il governo per adesso va avanti

Ma la cosa più interessante Salvini la dice poco dopo: "Qui si parla di lavoro, casa e risparmi degli italiani. Io mi fido di Draghi, ma chi verrà dopo? Do una delega in bianco a chi viene fra sei mesi per aumentare del 40 per cento la tassa sulla casa degli italiani? No". Il riferimento ai sei mesi non sarebbe affatto casuale. Per la prima volta nel governo c’è chi sospetta davvero che Salvini stia quantomeno pensando se uscirne, anche se in serata trapelano contatti per un incontro tra il premier e il leghista. Qualcosa però sembra essere cambiato. La mossa ha sorpreso molti osservatori: la legge delega è infatti sempre di carattere generale, ampia, una scatola che va riempita di contenuti nelle fasi successive.

Le rassicurazioni del premier (e del ministro dell’Economia Daniele Franco) però non sono bastate alla Lega, che dopo aver abbandonato polemicamente la Cabina di regia (presente Massimo Garavaglia al posto di Giancarlo Giorgetti) ha disertato anche il Consiglio dei ministri. Draghi non ritiene che l’assenza della Lega ponga un problema serio per l’azione di governo. "Non necessariamente - ha risposto il premier a una domanda in merito - Questa è una maggioranza completamente diversa, una situazione politica diversa. Ci sono diversità di vedute, l’azione di governo non è stata interrotta, è andata avanti. Credo ci saranno molte altre occasioni di scambio sia in Parlamento sulla stessa legge sia sui singoli decreti delegati. Certamente questo è un gesto serio, ma" per capire "quali siano le sue implicazioni bisognerà aspettare cosa dice la Lega a riguardo".

“Non è una crisi di governo. C'è un governo che deve chiarire che non è il momento di aumentare le tasse. Nessuno strappo, semplicemente chiarezza" assicura in serata Salvini.

Cosa succederà nei prossimi giorni

Mario Draghi non accetterà di farsi logorare da nessun partito. "L’obiettivo dei prossimi giorni, a questo punto, è “pesare” lo strappo di Matteo Salvini. Capire fin dove si spingerà. Se davvero intende rompere, o è soltanto un modo per risolvere problemi interni al Carroccio", scrivono Ciriaco e Mania su Repubblica: "Un passo per volta. Il presidente del Consiglio pensa che sia giusto lasciare sbollire le tensioni. Prendersi alcuni giorni di riflessione, per capire. A sera, il numero uno della Lega fa sapere a Palazzo Chigi che non intende provocare una crisi. Non è escluso un faccia a faccia tra i due, che potrebbe tenersi all’inizio della prossima settimana. Ma nel frattempo, fedele all’intenzione di non fermarsi, Draghi reagisce programmando almeno altri due consigli dei ministri da qui a metà mese".

Non è chiaro, si mormora a Palazzo Chigi, quale possa mai essere l’interesse di Salvini a una frattura definitiva. L'assenza di ieri viene vista come una dinamica di partito, un modo come un altro per spezzare il possibile assedio interno dei governisti al capo dei sovranisti. Ma le scorie rischiano di esserci. "Ciò che adesso sembra ancora controllabile - vale a dire le tensioni interne alla maggioranza - potrebbe sfuggire di mano tra dodici giorni, se i ballottaggi di Roma e Torino dovessero affondare del tutto i sovranisti - continua repubblica - È presto per affermare che traballa lo schema di unità nazionale, che fu tra l’altro la condizione chiesta da Draghi per accettare l’incarico di guidare un governo. Ma si può dire già che difficilmente l’ex banchiere accetterà verifiche o vertici di maggioranza". Se Draghi assicura che le tasse non aumenteranno, ragiona Verderami sul Corriere della Sera, Salvini non può non accettare le garanzie del premier. "Draghi non ha interesse a entrare nella disputa politica".

"Se Mario Draghi temeva le elezioni, come momento di fibrillazione, ora deve guardarsi dal post voto, che è ancora più movimentato. Tanto più che da una settimana il leader leghista lo ha messo nel mirino, arrivando a equipararlo a Luciana Lamorgese, ministra dell’Interno e grande obiettivo polemico della Lega", nota la Stampa. "Lo strappo di Salvini è talmente netto che a Montecitorio non si parla d’altro. La domanda che circola, anche in altri palazzi poco distanti da qui, è sempre la stessa: Salvini si sta preparando a uscire dal governo? La risposta non è univoca, ma sono sempre più numerosi quelli che intravedono i segnali della rottura".  

Letta: "Strappo di salvini gravissimo e irresponsabile"

Enrico Letta, segretario del Pd, definisce "gravissimo" lo strappo di Salvini. ll leader della Lega uscirà dal governo? "Sta a lui chiarire - dice Letta al Corriere - ma c'è un nesso evidente tra il disastro elettorale e il tentativo di far saltare il banco. Salvini ha detto cose di una gravità enorme sul premier, gli ha dato del bugiardo e chiede agli italiani di scegliere tra lui e Draghi". Ma il segretario dem, che ha vinto le suppletive di Siena e entra così in parlamernto, guarda avanti: "Io oggi vengo consacrato e avrei anche interesse ad andare alle urne. Se nin lo faccio è perché c'è un allineamento di pianeti che capita una volta in un decennio o due. C'è un governo che fa bene, ci sono i soldi dell'Europa, la crescita al 6 per cento". Draghi deve restare quindi a Palazzo Chigi? "Bisogna xche questo schema duri", dice Letta.

Il mancato voto della Lega in Cdm non viene però interpretato a Palazzo Chigi come l’apertura di una crisi e neppure diventare pretesto per quella che un tempo si sarebbe chiamata "verifica". Draghi anche stavolta si tiene lontano dalle abitudini della politica. Per ora. Ma fare i conti con una forza di governo che sta dentro e fuori non è uno scenario che può andar bene al premier. 

"Salvini è tentato dall'opposizione"

"Matteo Salvini deve fronteggiare una situazione di emergenza. A Milano il Partito democratico ha preso tre volte i voti della Lega", osserva Gad Lerner in collegamento con Lilli Gruber a Otto e mezzo, su La7, nella puntata di ieri 5 ottobre. "A Varese la Lega ne ha presi la metà".  Insomma, continua il giornalista, "subiscono un sorpasso da destra, da un partito come Fratelli d'Italia. Quella scritta nel simbolo 'Salvini premier' dovranno cambiarla perché è fuori tempo massimo", affonda Lerner. Secondo il giornalista la strategia del leader della Lega di strappare con il governo Draghi sulla delega fiscale ha quindi un intento preciso: "Salvini è tentato dall'opposizione, perché ora dopo la débacle milanese deve difendere il Pirellone. C'è una questione Regione Lombardia. Mi sa che Giancarlo Giorgetti dovrà andare su quella trincea. Lo immagino già...".

Secondo altri osservatori, dopo il voto del 3-4 ottobre in casa Lega ci si sarebbe resi conto come non ci sia spazio a destra per due partiti "populisti" al 20%, e chi è fuori dal governo (Fratelli d'Italia)  riuscirà sempre a fare un'opposizione migliore e più efficace. La preoccupazione in via Bellerio riguarda anche infatti la crescita elettorale di Fratelli d’Italia: supera ovunque la Lega (tranne che a Milano, dove però resta a un solo punto di distanza). "Forse bisognerà cambiare l’offerta al pubblico di idee, progetti e programmi, fare delle proposte più elevate e smetterla con i litigi continui, la gente si sta disamorando" commenta il presidente lombardo Attilio Fontana. I deputati leghisti  non credono però di dover passare all’opposizione, e nel cortile di Montecitorio prevale l’ipotesi della sparata post elettorale.

Molinari: "Crisi di governo? Tocca a noi decidere"

"Il governo ha approvato un documento che contraddice quanto concordato in sede politica e deciso pochi mesi fa dalla Commissione Finanze" e "non è un tradimento nei confronti della lega quanto del Parlamento". Lo afferma Riccardo Molinari, capogruppo alla Camera della Lega, in una intervista al Corriere della sera, sullo strappo con il governo Draghi sulla politica fiscale. "Per la verità - aggiunge - il governo ha apaprovato la legge delega fisvcale anche senza di noi...Sarebbe stato meglio se avessero ascoltato le nostre obiezioni. Diciamo che non è stato un gesto molto amichevole". "E' un fatto molto grave - sottolinea - e di certo una decisione politica molto rilevante". "Forse - continua l'esponente leghista - non si apre una crisi perchè chi sta al governo pensa di poter fare tranquillamente a meno di noi. E a questo punto tocca a noi decidere cosa fare".

La realtà è che pure se Salvini decidesse di rompere, il governo andrebbe avanti senza la Lega, ha i numeri per farne a meno. Siamo al terzo mese del "semestre bianco" che impedisce di sciogliere le Camere. Non c'è una vera e propria strategia in quella che Ugo Magri definisce oggi "una fiammata salviniana". Forse non l'ultima.

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