Domenica, 7 Marzo 2021

Cosa dirà Draghi al Senato oggi e cosa farà domani su vaccini, Cts e lockdown

Il presidente del Consiglio sarà oggi a Palazzo Madama per chiedere la fiducia per il suo governo. Intanto lavora a un piano per cambiare i ristori e a produrre vaccini in Italia. E si prepara a fronteggiare l'ipotesi che siano necessarie nuove chiusure per l'epidemia

Mario Draghi si presenta oggi in Senato per chiedere la fiducia per il suo governo in quello che sarà il suo primo discorso da presidente del consiglio incaricato. Il suo arrivo a Palazzo Madama è previsto per le 10 mentre domani toccherà alla Camera. E intanto il premier comincia a muoversi anche su altri fronti: il decreto ristori come primo atto, la riforma del Comitato Tecnico Scientifico e l'ipotesi di lockdown totale in Italia. 

Cosa dirà Draghi al Senato oggi e cosa farà su vaccini, Cts e lockdown

SuperMario, che ha scelto Paola Ansuini di Bankitalia per la comunicazione della presidenza del Consiglio, toccherà i primi cinque punti strategici nel suo discorso su cosa vuole fare in Italia: l'emergenza coronavirus, il piano per i vaccini, come movimentare le risorse del Recovery Fund, quale futuro per i giovani e farà un appello all'unità e alla coesione sociale. Ricorderà ai senatori che il suo esecutivo nasce dopo un appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per far capire alle forze politiche che adesso è il momento di uno sforzo collettivo e la rinuncia a qualcosa per il bene di tutti. E spiegherà che chiederà a ognuno un sacrificio per le riforme. Intanto però il suo primo problema è il decreto ristori. Dove si prepara a fare quello che aveva detto, ovvero evitare i sussidi e aiutare chi lo merita. 

Draghi studia un nuovo decreto, che modifichi i criteri per i ristori alle aziende in crisi: non più una percentuale del fatturato perso, ma una somma che compensi affitti e bollette. Repubblica spiega oggi che il fondo perduto, ovvero i ristori in base alla percentuale del fatturato fotografando la situazione dell'aprile 2020, non sarà la soluzione seguita da Draghi. Il quale ha invece intenzione di effettuare un monitoraggio e poi di stabilire quali imprese aiutare.  Ovvero la linea che ha illustrato il ministro dell’Economia Daniele Franco lunedì all’Eurogruppo: "È importante monitorare l’evolversi della situazione e cominciare a riflettere su come orientare al meglio il sostegno ad aziende e lavoratori nella prossima fase, verso soluzioni più specifiche e mirate". Per l'erogazione si intende lavorare al criterio dei costi fissi (affitti, manutenzione, bollette) e non ci saranno salvataggi "indiscriminati" anche se non sarà la schizìa creatice di Schumpeter a guidare l'azione del governo. 

Dopo il decreto ristori sarà la volta del piano vaccini, con una novità: c'è un modello che prevede la produzione dei vaccini in Italia in accordo con la Commissione Europea guidata da Ursula Von der Leyen. Il tutto è oggi un dossier di cui si occupa il commissario dell'Unione Europea Thierry Breton, che vuole far condividere il brevetto del vaccino alle case farmaceutiche. 

Breton è in contatto con Arcuri: nel Sud del Lazio e in Toscana esistono gli stabilimenti adatti a garantire il successo dell’operazione. Insomma, l’Italia punta alla produzione “interna” per aumentare il volume di fuoco. Da affiancare all’infialamento nel quale è già attiva la Catalent di Anagni per AstraZeneca.

Il vaccino autarchico per ora è però soltanto un'ipotesi di lavoro, anche se Draghi ne aveva parlato durante le consultazioni con le forze politiche alla Camera e al Senato, senza specificare quali aziende sarebbero nel caso coinvolte. 

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La riforma del Comitato Tecnico Scientifico e l'ipotesi lockdown totale 

Il governo Draghi lavora anche a una riforma del Comitato Tecnico Scientifico che preveda un generale snellimento: oggi i membri totali sono 27 e sono considerati troppi dal governo e dalla presidenza del Consiglio dei ministri: si vorrebbe quindi ridurne il numero ma su questo il governo ha chiesto un parere proprio al Cts. Intanto ieri il professor Andrea Crisanti, direttore di Microbiologia e Virologia dell'Università di Padova, ha detto la sua ad Agorà:  "Sicuramente penso che la squadra tecnica debba essere implementata da persone che questa epidemia l'hanno vista sul campo. C'è chi l'ha vista in televisione e chi l'ha vista sul campo". Il Cts, secondo la nuova impostazione, dovrebbe poi comunicare soltanto con una cabina di regia costruita attorno ai ministeri interessanti, che valuterà i nuovi provvedimenti e poi ne metterà al corrente il governo. 

L'agenzia di stampa Ansa spiega oggi che si tratta di un nuovo assetto che si ipotizza soprattutto alla luce delle proteste delle Regioni dopo 'l'incidente dello sci', per l'ordinanza che ha vietato l'apertura dello strutture sciistiche a poche ore dalla programmata riattivazione degli impianti. Il presidente dell'Emilia Romagna e della Conferenza delle Regioni, Stefano Bonaccini, si era fatto portavoce dei suoi colleghi, chiedendo più tempestività nell'annuncio dei provvedimenti a partire dall'assegnazione delle fasce gialle, arancioni o rosse. La risposta è di anticipare la comunicazione dell'arrivo delle ordinanze (o altri provvedimenti) almeno quattro giorni prima, per dare il tempo - ai comparti coinvolti dalle chiusure - di organizzarsi. Nelle sue valutazioni, gli scienziati del Comitato dovranno inoltre comunicare soltanto con un gruppo di ministri tra cui quelli per la Salute e per le Autonomie, Roberto Speranza e Mariastella Gelmini, e non è escluso che altri dicasteri di competenza economica siano coinvolti.

Sull'ipotesi di lockdown totale, per ora il governo pensa di muoversi soltanto con l'organizzazione di mini-zone rosse locali per frenare la diffuzione della variante inglese - ieri si sono mossi i governatori di Marche, Abruzzo e Lombardia - facendo presente ai governatori che non si ha intenzione di discutere su problemi che riguardano la salute dei cittadini: come abbiamo raccontato, Draghi ha intenzione di usufruire degli strumenti previsti dalla Costituzione, che il governo giallorosa non ha mai voluto utilizzare, ovvero quell'articolo 120 in cui si afferma che "il governo può sostituirsi a organi delle Regioni...nel caso di...pericolo grave per l'incolumità e la sicurezza pubblica, nel rispetto del principio di sussidiarietà e del principio di leale collaborazione". 

L'esempio di Angela Merkel: il lockdown in Germania

Draghi ha comunque intenzione di seguire l'esempio tedesco sulle restrizioni, ovvero partire dall'autocritica di Angela Merkel che qualche tempo fa ha spiegato di aver sbagliato a sottovalutare l'emergenza seguendo le tesi dei governatori dei laender, e che una maggiore durezza prima avrebbe fermato la recrudescenza dell'epidemia poi verificatasi. Attualmente in Germania sono state confermate le restrizioni anti covid cominciate lo scorso 16 dicembre e rinnovate, con alcune modifiche, fino al 7 marzo. 

Angela Merkel ha avvertito i cittadini che a causa delle varianti del coronavirus il numero di contagi potrebbe aumentare di dieci volte entro Pasqua se il Paese non avrà successo nel contenerne la diffusione. Confermando le restrizioni imposte a dicembre, le scuole, i negozi e i servizi non essenziali continueranno a rimanere chiusi. L'allentamento delle misure restrittive potrà avvenire solo a condizioni epidemiologiche ben precise, quando cioè il tasso di incidenza calcolato su sette giorni risulterà stabile a un massimo di 35 nuove infezioni ogni centomila abitanti. 

Per questo motivo in Germania continuano a restare chiusi negozi, bar, ristoranti, cinema, teatri e centri estetici. Tra le norme imposte alla popolazione, l’obbligatorietà dell’uso delle mascherine nei mezzi di trasporto, nei negozi alimentari e nei supermercati, con i parrucchieri che potranno tornare operativi a partire dall’1 marzo prossimo. Tra le altre misure, l’incentivo, per quanto possibile, allo smart working, lo stop ai viaggi non indispensabili in Germania e all’estero, con gli unici spostamenti autorizzati che restano quelli motivati da necessità lavorative. Ma non è in vigore il coprifuoco, sebbene le autorità locali invitino a ridurre al massimo i contatti sociali. Se sarà necessario imporre un lockdown anche in Italia, sarà simile a quello tedesco. 

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