Domenica, 7 Marzo 2021
L'opinione di Vincenzo Sbrizzi

L'opinione di Vincenzo Sbrizzi

A cura di Vincenzo Sbrizzi

Draghi al Senato ricorda a Salvini che l'euro è eterno (e i populisti no)

C'è una prima indicazione, chiara, inequivocabile che il nuovo premier Mario Draghi ha dato nel suo discorso al Senato dove ha chiesto la fiducia per il suo nuovo governo. Con un obiettivo chiaro: Matteo Salvini. Draghi ha dichiarato chiaramente in Senato che l'Euro non si tocca andando già in contrasto con le dichiarazioni rilasciate dal leader della Lega. Ieri, infatti, Salvini aveva dichiarato, a proposito dell'Euro, che “solo la morte è irreversibile”. Draghi, da questa mattina, ha fatto capire a Salvini che anche l'Euro lo è, sicuramente per l'idea di Italia che lui ha intenzione di costruire. Al leader della Lega toccherà farsene una ragione se vuole rimanere seduto al tavolo del governo e del Recovery fund.

Ai più attenti non sarà sfuggito che accanto al premier incaricato c'era Giancarlo Giorgetti, neo-ministro al Mise, i cui gesti hanno fatto capire chiaramente lui da che parte stava. Il suo linguaggio del corpo ha dato inequivocabilmente ragione al nuovo premier ponendo probabilmente una pietra tombale sulle idee del suo leader di partito. Uno strappo che arriva prima ancora che l'esecutivo ottenga ufficialmente la fiducia delle camere e che rappresenta solo il prologo di quelle che saranno le pulsioni intestine al nuovo esecutivo. Salvini adesso si trova preso in mezzo. Da una parte la nuova spinta europeista, che aveva sbalordito tutti e convinto pochi, dall'altra le pressioni della base e l'esigenza di non perdere consenso ricevuto grazie alle sue idee populiste e anti-Euro.

Se a chiacchiere, prima dell'inizio dell'esperienza governativa, la nuova spinta europeista era sembrata fattibile, i fatti si sono incaricati di dimostrare subito il contrario. E i fatti hanno un nome e cognome e si chiamano Mario Draghi. Uno che, come abbiamo imparato in questi giorni, parla molto poco ma evidentemente, come recitano i vecchi adagi, si impegna a fare i fatti. L'ex ministro dell'Interno dovrà arrendersi a un'altalena di dichiarazioni, smentite e chiarimenti per riuscire a rimanere a galla con Giorgetti che avrà il ruolo di provare a mediare dall'interno di Palazzo Chigi. Fino a quando Draghi glielo permetterà ma soprattutto con quale influenza, questo si vedrà. 

Il neo-premier sembra essere intenzionato ad ascoltare tutti i sostenitori del suo governo ma poi a decidere di testa propria, come la sua carriera ha dimostrato. Dichiarare, però, chiaramente un concetto base della sua nuova esperienza di governo, nel suo primo discorso in aula, ha un valore inequivocabile. Con quelle poche parole ha rassicurato i partner europei e ha imposto agli interni di stare al proprio posto e non fare fughe in avanti, perché non le permetterà. Saranno mesi complicati, per chi come Salvini fa delle uscite pubbliche la sua forza elettorale. L'autorevolezza di Draghi e l'incisività delle sue parole potrebbero definitivamente tagliare le gambe alle pulsioni populiste nel Paese. 

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