Lunedì, 12 Aprile 2021
L'appello alla solidarietà Ue (come un anno fa)

Draghi, la telefonata con von der Leyen e le cambiali chieste per tenere fermi gli alleati

Accelerare sui vaccini, gestire i migranti con maggiore solidarietà europea e snodare tutte le complessità del Recovery Fund. Questi i temi al centro di una chiamata tra il premier e il capo della commissione Ue. Sullo sfondo le preoccupazioni per la terza ondata che sta già arrivando negli ospedali

Ursula qui abbiamo un problema. È fermo il tono del presidente del consiglio Mario Draghi quando al telefono con la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, fa il punto sulla situazione dell'emergenza Covid in Italia e in Europa. La situazione è tutt'altro che semplice e dopo un anno dall'inizio della pandemia la capacità di resilienza del tessuto economico e sociale è messo a dura prova ancor più del sistema sanitario. 

Mentre in Italia monta la prospettiva di una terza ondata divenuta ormai realtà nelle regioni del Centro Nord, il premier ha affidato al ministro della Salute la comunicazione delle nuove misure di contenimento. Misure che potrebbero risultare però presto già vecchie perché come spiegato dal presidente della regione Emilia Romagna Stefano Bonaccini che oggi ha mandato in zona rossa Bologna e Modena "se questa crescita, avvenuta in 10-15 giorni, non trova un'accelerazione nella risposta rischiamo di essere travolti. Noi come altre parti d'Italia". 

Il momento è grave: oggi sono stati superati i 20mila contagi nelle 24 ore mentre negli ospedali aumentano le situazioni di criticità. Per questo c'è preoccupazione nel dialogo che intercorre tra Draghi e von der Leyen. Il tempo stringe, nuove restrizioni appaiono inevitabili ma i cittadini italiani sono piegati da un anno di pandemia. Una Italia zona rossa proprio a cavallo della Pasqua potrebbe essere un boccone amaro da digerire. Lo sanno i partiti che compongono la maggioranza di governo che tirano da più lembi la giacca del premier.

Occorre tenere la barca nella giusta direzione per questo nella telefonata con la donna che siede a capo dell'esecutivo europeo oltre al tema Covid e vaccini sono stati discussi i termini del Recovery Fund e l'esigenza di una gestione europea dei flussi migratori mirata a una maggiore proporzionalità tra responsabilità e solidarietà degli Stati Membri. 

Nella nota che arriva da Palazzo Chigi si leggono tutti i connotati di una comunicazione rivolta più ai partiti di maggioranza che all'esterno dei palazzi Romani. 

Tra le richieste di Draghi vi sarebbe anche un'accelerazione nella risposta sanitaria europea al Covid-19, soprattutto per quanto riguarda i vaccini. Se sono infatti sono tre i preparati approvati per l'uso nell'Unione Europea (Pfizer, Moderna e Astrazeneca) da più parti arrivano pressioni per fare presto sull'approvazione del vaccino a singola inoculazione prodotto da J&J, approvazione tra l'altro in arrivo a breve. Più difficile il caso del vaccino russo Sputnik: dalle autorità moscovite non sarebbe infatti stata ancora deposistata una specifica richiesta all'Ema. 

Tuttavia è bene ricorda che quello della scarsità dei vaccini è a tutti gli effetti un falso problema: lo abbiamo già scritto ma molte domande sorgono dall'analisi dei dati che mostrano come in tante regioni le dosi rimangano nel frigorifero mentre la scarsità dei preparati servirebbe come foglia di fico a mascherare un piano vaccinale che demandato alla gestione regionale, ha finito per diventare un arlecchino. Ma il Carnevale è passato e il virus si avvantaggia delle nostre inefficienze. 

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