Venerdì, 17 Settembre 2021
Stefano Pagliarini

Opinioni

Stefano Pagliarini

Giornalista Today Today

Durigon, il fascismo e la storia che non si cancella

Claudio Durigon - foto Ansa

Qualcosa è cambiato dopo l’incontro di lunedì scorso tra il Premier Mario Draghi e il segretario della Lega Matteo Salvini. Se prima il leader del carroccio difendeva Claudio Durigon per la proposta di intitolare un parco ad un Mussolini, adesso tiene una posizione più moderata e ha detto che “valuteremo nella massima serenità che cosa fare”. Ci sono vari indizi che lasciano presagire come il sottosegretario al Mef (Ministero dell'Economia e Finanze) si trovi all’angolo. Intanto le parole di Salvini che, in piena campagna elettorale in vista delle prossime elezioni amministrative, di tutto ha bisogno salvo di un caso di nostalgia fascista all’interno del partito; il secondo sono i colleghi di partito che si sono esposti contro Durigon, lasciando intendere come i dirigenti leghisti non si straccerebbero le vesti di fronte alle sue dimissioni; infine il fuoco incrociato delle forze di opposizione in Parlamento, pronte ad impallinare l’ex sindacalista di destra non appena si riapriranno le porte delle Aule parlamentari e quella della Conferenza dei Capigruppo.

Durigon si trova in questa situazione per la nota vicenda: il 4 agosto scorso, durante un evento elettorale per le amministrative a Latina, ha proposto di revocare l'intitolazione del parco cittadino a Giovanni Falcone e Paolo Borsellino, i due giudici uccisi dalla mafia, per dedicarlo al fratello del Duce, che fu giornalista, insegnante e politico nel Ventennio. Un’idea che ha provocato un vespaio di reazioni, con una lunga lista di persone che ne hanno chiesto le dimissioni perché il problema più grande per molti è che Claudio Durigon ricopre un ruolo politico istituzionale all’interno del Governo di una Repubblica. L’idea di voler ridare lustro ad un “Mussolini” sembrerebbe alquanto contraddittorio con il suo incarico. 

Ne sono convinti a sinistra, dove Partito Democratico, Leu e Movimento 5 Stelle hanno annunciato una mozione di sfiducia da presentare a settembre, non appena ripartiranno a pieno regime i lavori del Parlamento. Mozione sottoscritta anche dal sempre più outsider della destra Elio Vito (Forza Italia) che, con un certo sarcasmo, aveva twittato: "Vorrei sapere se solo io in Forza Italia trovo gravi le parole del nostro coordinatore nazionale, Tajani, che, parlando al Meeting di Rimini, da novello Ponzio Pilato, se ne lava le mani, non difende la ministra Lamorgese e non prende le distanze dalle dichiarazioni del sottosegretario Durigon”. Nel caso non bastasse poi, c’è anche l’altra mozione di sfiducia, sempre contro Durigon, depositata lo scorso maggio dal Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana dopo il presunto affaire sui fondi della Lega.

Insomma, tra l’imbarazzo di almeno una parte della Lega e l’attacco da sinistra, Durigon è circondato. Il suo errore è sempre stato lì, sotto i suoi occhi. Anche quando, su Twitter, al giornalista e politico Stefano Pedica che gli chiedeva se volesse veramente togliere il parco a Falcone e Borsellino per ridarla a Mussolini, lui definiva il tutto come una polemica sterile: “Mai e poi mai penserei di mettere in discussione il grande valore del servizio prestato allo stato dai giudici Falcone e Borsellino: ciò non toglie che è nostro dovere considerare anche le radici della città”.

Il punto è questo: pensare di difendere la storia cambiando il titolo di un parco dedicato ai magistrati antimafia con il fratello di Mussolini. Certo che la storia va difesa, sia quando è testimonianza di imprese, sia quando lo è di mostruosità. Ma piazze, vie e parchi dovrebbero essere intitolate a soggetti o eventi che oggi valga la pena ricordare e non a chi ha contribuito ad una pagina nera della storia del Paese. Tra Durigon, che usa il fascismo come un’arma elettorale e una sinistra che ne fa un caso di Stato mentre cerca di cancellare il passato, non so chi sia peggio. Il fascismo è storia e la storia dovrebbe essere prima studiata e poi discussa, ma non come se fossimo al bar. Per cui se un segretario di Stato lancia l'idea di intitolare un parco al fratello di Mussolini, se ne possono chiedere le dimissioni, ma per tutto ciò che dimostra di ignorare.  
 

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