Giovedì, 16 Settembre 2021
Politica

Quirinale, l'asse Pd-Pdl prova a ricostruirsi intorno a D'Alema

Il piano B di Bersani per non perdere il consenso del centrodestra - che resta fermo su Marini - potrebbe passare per l'ex premier. Ma tutto è rimandato all'assemblea dei grandi elettori. Spaccatura del Pd sempre più vicina

Dalla prima alla quarta elezione, saltando seconda e terza. Superflue perché nelle prossime due chiamate vincerà il bianco. Quello delle schede che Pd e Pdl hanno deciso di lasciare immacolate. “Succederà poco o niente nelle prossime due elezioni”, ci racconta la nostra ‘talpa’ che si aggira tra i banchi di Montecitorio. “Aumenteranno le preferenze per Chiamparino, e si abbasserà il numero dei votanti. Vedo che in diversi hanno abbandonato l’aula”.

PRIMA VOTAZIONE: MARINI NON RAGGIUNGE IL QUORUM

SECONDA VOTAZIONE: "VINCE" SCHEDA BIANCA

Insomma, si tratta. L’ex sindaco di Torino come catalizzatore del voto di protesta dei renziani, Rodotà che si “attesterà sui numeri del primo scrutinio”, con Movimento 5 Stelle e Sel compatti sull’ex garante delle privacy. I nodi si scioglieranno, per forza di cose, solo alla quarta votazione. Con il Pdl, come sottolinea Alfano, che per adesso sta alla finestra ad aspettare: “Il Pd comunica di votare scheda bianca alla seconda e alla terza votazione. Ne prendiamo atto e invitiamo tutti a impegnare questo tempo per individuare la soluzione più idonea per eleggere il capo dello Stato alla quarta votazione”. Se Bersani, infatti, ne esce con le “ossa rotte”, Berlusconi si ritrova in mano un pugno di mosche. Saltato l’accordo Pd-Pdl, il Parlamento si avvia all’atto di forza, quello dei numeri, e quindi verso rotture inevitabili. Con Marini fuori dai giochi, i nomi che circolano segnano la frattura tra centrodestra e centrosinistra. Che si tratti di Rodotà o di Romano Prodi. Berlusconi lo sa bene, e attende il momento giusto per tirare fuori gli artigli: la minaccia del voto a giugno.

L'INTERVISTA: "VI RACCONTO COSA STA SUCCENDO NEL PD"

LA CURIOSITA': QUALCUNO HA VOTATO PER IL PADRE DELLA "SUPERCAZZOLA"

Sì perché subito dopo la sonora bocciatura dell’ex presidente del Senato, suffragata da 200 franchi tiratori, è cominciato a circolare una voce sempre più insistente: quella di Massimo D’Alema alla terza chiamata. Un nome su cui semmai ricostruire l’intesa. Ma l’ipotesi, su cui il Cav. metterebbe la firma subito, pare del tutto peregrina: “Il nome circola, è inutile negarlo, e non è sponsorizzato in particolare da una corrente. Chi lo propone, tuttavia, non capisce che con D’Alema il Pd si spaccherà nuovamente. Chi ha votato contro Marini lo farà anche con D’Alema. Il perché è semplice: l’ipotesi ripercorre la stessa logica politica, un accordo tra Pd e Pdl rispedito al mittente in mattinata”. E Prodi? “Il nome è in campo, così come quello di Rodotà”.

RODOTA’ – Il Pd quindi, su cui si concentrano i riflettori, sfasciato dalle lacerazioni interne, più che al capolinea si trova ad un bivio. Di mezzo c’è il sottotitolo di questa tormentata vicenda, la nascita di un nuovo governo. Con Marini, e con l’accordo con Berlusconi in tasca, Bersani appariva lanciatissimo verso la seconda investitura nel giro di un mese. Chiusa questa porta, il tavolo si rovescia e cambia lo scenario. Ora c’è da ricostruire il Pd e una nuova proposta politica. “Una parte del Pd – ci racconta ancora la ‘nostra talpa’ – vorrebbe sostenere Rodotà con i 5 Stelle. Per adesso, tuttavia, il nome non passa, perché il grosso del partito non vuol far sua una proposta che viene da fuori. Può ottenere il semaforo verde se riusciremo a proporre, su questo nome, una proposta fuori dagli schemi”.

PRODI – Per questo sono salite le quotazioni di Romano Prodi: “Potrebbe rappresentare quella strada in grado di ricucire le lacerazioni del Pd. Se andiamo diritti con Prodi salta l’accordo con Berlusconi. E non sarebbe male: Prodi non è ostile al Movimento 5 Stelle. Non è Rodotà ma non è neppure D’Alema. E a quel punto potrebbe nascere anche un governo di minoranza”.

BERSANI – Il quadro insomma è dalle tinte forti e al contempo fumoso. Per adesso un’unica certezza, la sconfitta della linea “imposta” da Pierluigi Bersani. “Bersani esce da questa vicenda profondamente ridimensionato nella sua autorevolezza, nella fiducia del gruppo nei suoi confronti e nella credibilità delle proposte che ci andrà a fare”. Ma non molla, non va al mare, e poco dopo esser uscito dall’urna per la seconda chiamata avverte: “Vedrete che si troverà una soluzione. Marini? Riuniremo l’assemblea dei grandi elettori e vedrete che la soluzione si troverà”.

Si parla di

In Evidenza

Potrebbe interessarti

Quirinale, l'asse Pd-Pdl prova a ricostruirsi intorno a D'Alema

Today è in caricamento