Quando si torna a votare nel 2020: l'ipotesi "super election day" non piace a tutti

Prende sempre più corpo l'ipotesi di fissare la data del 13-14 settembre per una consultazione che accorpi regionali, amministrative e referendum sul taglio del numero dei parlamentari: una sorta di "super election day" che però non convince alcuni partiti

Quando si torna a votare? Gli appuntamenti elettorali sono stati rimandati per l'emergenza coronavirus e altri ancora erano in programma per la seconda parte del 2020. Non c'è ancora il crisma dell'ufficialità ma al momento resta forte in campo ipotesi del 13-14 settembre "con la valutazione che serve accordo tra tutti in Parlamento". E' quanto viene riferito all'Adnkronos da fonti di governo in merito alla possibile data del 'super election day', ipotesi avanzata oggi in sede parlamentare e che ha provocato polemiche in particolare da Fdi e Fi ma perplessità sono state espresse anche da Lega, Italia Viva e Leu. Una sorta di kermesse di due giorni per regionali, comunali, referendum e persino alcune suppletive per il Parlamento. In un primo momento il governo aveva ipotizzato una finestra di voto tra il 15 settembre e il primo dicembre di quest'anno.

Trovare un accordo tra le forze politiche non sembra la cosa più facile del mondo in questi giorni, ma una sintesi verrà trovata a breve. Sul nodo elezioni sono diverse le posizioni in campo. Da una parte c'è la posizione unanime dei presidenti che vogliono votare il prima possibile, visto che i consigli sono già scaduti. Oggi il governatore della Liguria, Giovanni Toti, è tornato alla carica proponendo la data del 26 luglio o, al più tardi, ai primi di settembre. L'ipotesi, avanzata ieri in sede parlamentare dal sottosegretario Achille Variati, è di fissare la data del 13-14 settembre per una consultazione che accorpi regionali, amministrative e referendum sul taglio del numero dei parlamentari.

Quali sono gli appuntamenti in programma? Sono sette le regioni che devono rinnovare presidente e consigli regionali: Campania, Veneto, Puglia, Liguria, Marche, Toscana Valle D'Aosta. Poi tante elezioni comunali, anche in capoluoghi di regione come Venezia, Trento e Aosta. Ma c’è anche da recuperare il referendum costituzionale sul taglio dei parlamentari, che era stato fissato per il 29 marzo e poi rinviato a data da destinarsi causa coronavirus.

In tutto questo, c'è il parere del Comitato tecnico scientifico, ieri citato da Variati in commissione Affari costituzionali alla Camera (dove è all'esame il dl Elezioni), che consiglia di votare con il caldo, in estate. Viene tenuto in considerazione, inoltre, nel caso si rinviasse ad ottobre l'election day (come chiedono Lega, Fdi, Fi che sono per posticipare la data almeno a fine settembre), il rischio di un nuovo aumento dei contagi. In ogni caso la valutazione è che "non si può sospendere la democrazia allungando di un anno le legislature regionali e la vita di 1140 comuni. Sarebbe grave". Dunque nella riunione del Cdm di poche ore fa che ha affrontato il tema, per il momento, resta in piedi l'ipotesi presentata in Parlamento per il voto il 13 e 14 settembre, con i vari emendamenti sui quali ci sarà la valutazione del governo. Il governo "vuole una condivisione ampia", si rimarca da fonti ministeriali all'Adnkronos.

Il dibattito è apertissimo. Le elezioni regionali a metà settembre "limitano fortemene la partecipazione", secondo Lorenzo Cesa, segretario Udc. "Basta giocare con la democrazia. Che senso ha votare il 15 settembre? E' chiaro che si limita il diritto elettorale attivo e passivo". Spiega Cesa: "Tutti coloro i quali non appartengono ai partiti nazionali o non hanno rappresentanza politica nelle regioni ( e non è il caso dell'Udc) saranno costretti a raccogliere le firme in pieno ferragosto. Così si limita fortemente la partecipazione. Così si violano i principi cardine della nostra Costituzione". 

"La maggioranza continua a nascondere i propri interessi di bottega dietro l'emergenza Covid, ma l`election day a settembre è un'autentica follia - secondo  la presidente dei senatori di Forza Italia, Anna Maria Bernini - significherebbe raccogliere le firme e organizzare la campagna elettorale in piena estate, un`estate già drammatica per il nostro turismo, al quale evidentemente il governo intende dare la mazzata finale. Si ucciderebbero insieme stagione turistica e partecipazione democratica. Dietro a questa improvvisa e inaudita accelerazione si cela la paura inconfessata non della ripresa del virus in autunno, ma degli effetti negativi sul voto dei fallimentari provvedimenti adottati dal governo per affrontare la crisi economica, che proprio in quei mesi rischierà di trasformarsi in emergenza sociale. Basta prendere in giro gli italiani".

Le elezioni regionali e degli enti locali si svolgano, "se non è possibile entro luglio come auspicato da alcuni presidenti di Regione, nella prima finestra utile di settembre, sicuramente in due giorni, tenendo assolutamente in debita considerazione la necessità di non confliggere con la riapertura delle scuole, per dimostrare attenzione nei confronti degli studenti e delle famiglie, già così fortemente messe alla prova in questi mesi". Resta il fatto che "se il Parlamento dovesse accogliere la richiesta del voto a fine luglio effettuata dai presidenti delle Regioni interessate nulla osta ad una accelerazione degli adempimenti amministrativi in tal senso". E' la posizione espressa dall'Assemblea plenaria della Conferenza dei presidenti delle Assemblee legislative delle Regioni e delle Province autonome.

Chi spinge per votare a luglio suggerisce che a settembre sarebbe tutto più complicato, perché è contestualmente prevista (ci si augura) anche la riapertura delle scuole, che tanti giorni hanno già perso per l'emergenza e che in quel momento saranno alle prese con i tanti problemi legati all'avvio del nuovo anno scolastico.

Il piano in ogni caso c'è, ed è molto chiaro. Election day il 13 e 14 settembre: nell'emendamento della relatrice al dl elezioni, Anna Bilotti, presentato in commissione Affari Costituzionali alla Camera, si prevede infatti che si svolgano contestualmente le consultazioni per il referendum costituzionale, per le comunali e per le regionali, dalle 7 alle 23 della domenica e dalle 7 alle 15 del lunedì. Contestualmente nella giornata di lunedì, si legge nel testo "appena completate le operazioni di votazione e quelle di riscontro dei votanti per ogni consultazione, si procede, in ordine, allo scrutinio delle elezioni politiche suppletive, a quello del referendum confermativo e successivamente, senza interruzione, a quello relativo alle elezioni regionali. Lo scrutinio delle elezioni amministrative è rinviato alle ore 9 del martedì dando la precedenza alle elezioni comunali e poi a quelle circoscrizionali". Altra novità riguarda la raccolta delle firme per la presentazione delle liste e della candidature che è "ridotto della metà".

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La commissione si riunirà di nuovo martedì ma prima di dare l'ok a questi emendamenti, viene spiegato da fonti di maggioranza, si cercerà il consenso delle regioni. Il premier Giuseppe Conte l'ha messo in chiaro: la data delle elezioni deve essere condivisa quanto più possibile tra tutte le forze politiche. Si cercherà fino all'ultimo istante di evitare qualsiasi scontro. Almeno su questo tema.

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