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Domenica, 2 Aprile 2023

Andrea Maggiolo

Giornalista

Ma non è meglio andare a votare?

Non è forse meglio andare a elezioni politiche subito, dopo l'estate, e provare a dare al Paese un governo politico, qualsiasi esso sia, piuttosto che assistere allo sfilacciamento continuo e inarrestabile di una maggioranza che, di fatto, non esiste più? C'è la guerra, c'è la crisi, c'è il Covid, va bene tutto. Ma si è appena votato in Francia, le cui difficoltà non sono diverse da quelle che sta attraversando il nostro Paese. Si può fare. Le scuse stanno a zero.

Dire no, a prescindere, a elezioni a inizio autunno perché "c'è la legge di bilancio" è una scusa ormai entrata a far parte del dizionario minimo essenziale della politica italiana. Altri Paesi sono andati a elezioni in autunno (per esempio il Portogallo nell’ottobre 2019 o la Germania l’anno scorso) e non è finito il mondo. Se il bilancio non viene poi approvato entro fine anno, è possibilissimo andare all'esercizio provvisorio. Se invece il motivo è che se il Parlamento fosse sciolto prima del 23 settembre, il 70% dei parlamentari perderebbe i contributi sociali versati, a meno di essere rieletto, alziamo le mani. Tuttavia si può notare che questa regola, che fra l’altro è poco sensata perché un cittadino che cambia lavoro non perde i contributi versati nel lavoro precedente, potrebbe essere eliminata. Anche i presunti ritardi nell’implementazione del Pnrr e rischio di perdere 20-25 miliardi erogati dalla Recovery and Resilience Facility per il secondo semestre del 2022 sembrano un problema sopravvalutato. Come ha notato Carlo Cottarelli qualche tempo fa, il problema si ripresenterebbe anche con elezioni nel marzo-aprile 2023, e l'articolo 21 del regolamento della Facility prevede la possibilità di modificare il piano (e quindi anche le relative scadenze) per "circostanze oggettive": le elezioni anticipate rientrano senz'altro nel campo delle "circostanze oggettive".

La maggioranza è composta da forze che hanno posizioni diverse su tanti temi. Forse troppo diverse. L'esecutivo Draghi, un anomalo governo di unità nazionale sostenuto da tutte le forze politiche ad eccezione di Fratelli d'Italia e Sinistra italiana, è nato come forzatura "giustificata", promossa dal Presidente della Repubblica, per evitare le urne in una fase delicata della legislatura ed - esplicitamente - per programmare vaccinazioni e Pnrr. Su come siano andate le cose, ognuno può fare le proprie valutazioni. Politicamente, però, la soluzione si è rivelata estremamente deficitaria. Perché se è vero che l'ex capo della Bce è riuscito ad accelerare su vaccini e Pnrr, è anche vero che la maggioranza si è progressivamente disgregata fino a franare. Non certo una sorpresa. Il governo sin dal primo giorno si è presentato quasi ostentatamente come un mero esecutore, al di sopra della normale dialettica parlamentare. Draghi è andato avanti all'insegna del "le cose vanno fatte perché si devono fare", come ha ribadito più volte. Frase ambigua, rischiosa, ma soprattutto di corto respiro. L'ultimo stallo della politica, quella vera, iniziato quando Mattarella ha incaricato Draghi al di fuori di ogni "formula politica", è per forza di cose temporaneo. 

Un governo per avere una base minimamente solida su cui lavorare deve essere indirizzato da una maggioranza politica vera, e non improvvisata. Un esecutivo che non risponde più ai partiti li condanna all'irrilevanza, quantomeno nella percezione diffusa. E' quel che sta succedendo e non è una buona notizia per una democrazia parlamentare. Ma in fondo, siamo sinceri, andare a elezioni anticipate, magari già a fine settembre, avrebbe soprattutto un grandissimo "pro". Taglierebbe in modo netto la durata della campagna elettorale (almeno semestrale) che abbiamo davanti. In fondo è già iniziata, e tutto fa credere che sarà una delle più incattivite della storia repubblicana, con le destre di Giorgia Meloni, ma anche di Matteo Salvini, più convinte che mai di avere in mano, stavolta, le carte giuste per entrare a Palazzo Chigi dalla porta principale. E allora vai con slogan e slogan e slogan (contenuti pochi) su diritti civili da negare e presunte emergenze immigrazione, droga, microcriminalità. Abbiate pietà, fateci un favore: accorciate l'agonia. Tanto finirà comunque con Draghi a Palazzo Chigi, di nuovo. Ma questo è un altro discorso.

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