Domenica, 17 Ottobre 2021
Scenari

Sconfitti, non scomparsi: cosa succede al Movimento 5 stelle dopo il "bagno di realtà" delle elezioni comunali

E' finita quella che Appendino ha definito "la fase espansiva". Per Conte arriva il tempo delle scelte di campo: nessuno slancio in avanti, l'alleanza con i dem con questi numeri è obbligata. A livello locale solo a Napoli i pentastellati tengono botta: ma sia lì sia a Bologna il centrosinistra avrebbe vinto al primo turno anche senza i voti M5s

Virginia Raggi che non arriva nemmeno al ballottaggio a Roma. Valentina Sganga che a Torino non arriva nemmeno al dieci per cento. Risultati di lista da mani nei capelli (sotto al 5 per cento) a Bologna, dove pur ha vinto il candidato sostenuto dal centrosinistra unito, e a Milano. E' finita quella che Chiara Appendino ha definito "la fase espansiva" del Movimento 5 stelle.

Cosa succederà ora? Nebbia fitta. Va detto che al netto degli exploit a Roma e Torino nel 2016, il M5s non ha mai ottenuto grosse affermazioni nelle elezioni comunali nei grandi centri, forse a conferma del carattere di fondo di movimento d’opinione meno a suo agio con la concretezza delle politiche amministrative. Il mancato accesso al ballottaggio sia a Roma sia a Torino è però un campanello d'allarme per il movimento ora nelle mani di Giuseppe Conte, così come lo sono per assurdo le vittorie al primo turno a Napoli e Bologna: in entrambe le città, numeri alla mano, il centrosinistra avrebbe vinto al primo turno anche senza i voti pentastellati.

A Milano il M5s dal 10% scende al 2,7%, superato anche dal movimento di Gianluigi Paragone Italexit.

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Movimento 5 stelle: delusione alle urne

Nel centrosinistra quindi l'obiettivo successo del Pd, che non va male  nel voto di lista, va affiancato il declino del M5s. Previsto, perché nel voto locale il movimento non è andato mai bene e perché la lista “M5s 2025” si è infine presentata solo nel 30% dei grandi Comuni al voto, ma non con queste proporzioni. A Milano, dove il M5s correva da solo al primo turno, 3,1%; ma anche a Bologna, dove invece i pentastellati hanno appoggiato da subito il candidato dem Lepore, la lista si è fermata poco sopra il 3% a fronte dell’oltre 5% dalla lista della renziana Isabella Conti. Dove hanno presentato il proprio simbolo, i renziani di Italia Viva hanno spesso preso più voti del M5s. "Dati che spingono il Pd di Letta a un riequilibrio dei pesi nella costituenda coalizione progressista che dovrebbe sfidare il centrodestra alle prossime politiche, anche a fronte del buon piazzamento ottenuto a Roma dalla Lista Calenda appoggiata dai renziani e dai Radicali di Più Europa", secondo il Sole24Ore. Ma è presto per pensare alle politiche.

Ma il M5s non è scomparso

Il M5s non è scomparso: un certo rilievo, anche se solo al Sud, i pentastellati lo hanno ancora: a Napoli il 9% circa è stato decisivo per la vittoria al primo turno del candidato comune al Pd Manfredi. Ma per Conte arriva il tempo delle scelte obbligate: nessuno slancio in avanti, l'alleanza con i dem per il M5s, con questi numeri, è obbligata. Le batoste di Roma e Torino segnano un prima e un dopo nella storia del M5s. Cinque anni di governo cittadino per poi essere bocciate dagli elettori, senza nemmeno l'appello del ballottaggio.

"Del resto, una classe dirigente locale e un ceto di amministratori non si improvvisano, ancor più dopo avere smarrito lungo la strada (o espulso) i componenti di quell’arcipelago di meet-up e comitati perennemente di protesta e ispirati al «Noismo» (il no a tutto, e a prescindere) che garantiva comunque una forma di rappresentanza territoriale, e poteva costituire un serbatoio di dirigenti in loco a cui attingere - ragiona Massimiliano Panarari sulla Stampa - Non che il tempo per lavorarci non ci sia stato – tutt’altro... –, ma come hanno mostrato anche le perduranti lacune organizzative e il mancato radicamento l’agenda delle priorità del Movimento era chiaramente indirizzata altrove". Il M5s a livello locale pare cavarsela più che discretamente soltanto a Napoli, dove è in scia con i dem, e qui  "l’azionista forte" sul territorio rimane comunque Luigi Di Maio. Non un gran segnale per Giuseppe Conte, che sperava di trarre energia per il sui progetto da questa tornata elettorale.

Resta il fatto che l'apporto del Movimento 5 Stelle non è stato decisivo nella vittoria al primo turno di Lepore a Bologna e di Manfredi a Napoli: entrambi i candidati avrebbero superato il 50% più uno dei consensi anche senza il M5S: quel misero 3,4% di voti di lista a fronte del 63% complessivi della coalizione che ha fatto trionfare Lepore a Bologna desta una certa impressione.

La sconfitta di Virginia Raggi e del M5s finisce oggi persino sul New York Times. "Gli elettori hanno clamorosamente bocciato" il tentativo di Virginia Raggi di farsi rieleggere a Roma. All'indomani dell'annuncio dei risultati del voto nella capitale, il Nyt sottolinea che l'esponente del M5S, "salita al potere cinque anni fa promettendo un cambiamento, non è stata in grado di arginare il degrado dei servizi e della qualità della vita, che sono diventati un segno distintivo della capitale". Al contrario Raggi - che è stata la prima donna a governare Roma e il sindaco più giovane - "è stata associata al declino della città, guadagnandosi - insieme al suo partito - una reputazione di incompetenza a livello nazionale".

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