Sabato, 16 Ottobre 2021
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Redazione Today

Il gazebo triste e solitario dei 5 Stelle

Cinque anni fa i grillini salirono al Campidoglio (Roma) in pompa magna, sospinti dal consenso popolare, ma soprattutto da un progetto nato anni prima e capace di occupare militarmente i territori reali e virtuali della città di Roma, affranta e delusa dalla gestione partitica che aveva condotto a Mafia Capitale. Quattro consiglieri comunali amici, o apparentemente tali, erano solo il simbolo di un'idea di città nuova. Un'idea partita da lontano, dal basso, da gruppi di cittadini poi diventati meet up, assemblee, gruppi di lavoro. Nei singoli territori erano fortissimi, capaci di ascoltare prima e di dare corpo e voce ai problemi dei cittadini poi. Ogni piazza della città, cinque anni fa, contava un gazebo a cinque stelle e la foto che andava per la maggiore era quella della folla davanti alle stelle, affiancata al vuoto dei "nemici" giurati del partito democratico. Una forza dal basso che per prendere il Campidoglio ha usufruito anche degli anni di esperienza maturati in Parlamento dai "cittadini portavoce" territoriali. Furono i Vignaroli, le Taverna, i Di Battista, le Lombardi ad organizzare brillantemente le liste e il lavoro nel 2016. Li si trovava ai gazebo a volantinare, a spiegare, a fomentare elettori in fila davanti alle bandiere stellate, a raccontare il progetto che era anche quello del cittadino che stava chiedendo. Erano derisi perché scambiati per degli smanettoni dei social, ma erano incredibilmente reali, fisici e concreti come il consenso delle urne ebbe a dimostrare.

Cinque anni dopo quel che resta è un paesaggio lunare. Domenica mattina, 26 settembre, al Pincio, un gazebo grillino campeggiava al centro del piazzale. Tre attivisti e un parlamentare romano a parlare tra loro da soli. Chi scrive in un quarto d'ora (dalle 11.30) non ha visto un solo cittadino avvicinarsi all'allestimento elettorale dove la gigantografia di Virginia Raggi imperava. Il gazebo triste e solitario racconta cosa è diventato il Movimento Cinque stelle. La bandiera con il logo del nuovo m5s nascosta, invisibile allo sguardo più disattento. Ad imperare solo la gigantografia di Virginia Raggi, elemento centrale anche dei volantini, riportanti quanto fatto in questi anni. I tre attivisti, forse delusi dalla scarsa affluenza, più probabilmente smarriti tra ciò che era il M5s e ciò è, a far notare al parlamentare romano di come ora i cittadini "ci vedono come casta" e il parlamentare a balbettare qualcosa per rinfrancarli e a dare un senso alla loro attività in una domenica mattina di sole.

La scena si ripete ovunque: gazebo del M5s vuoti, cittadini che li ignorano e parlamentari quantomai lontani. Sì, perché il riccioluto "fu 'cittadino portavoce', ora Parlamentare" è un'eccezione. Sui territori non ci sono più i Vignaroli, le Taverna, le Lombardi, i Di Battista. Di più: non ci sono più i territori. Azzerati i gruppi di lavoro, le assemblee, i meet up e praticamente tutti gli attivisti della prima ora. Tutto raso al suolo dai personalismi, da cinque anni di governo della città affrontanti all'esatto opposto rispetto alle promesse elettorali. Ai pochissimi che si avvicinano non si racconta più il movimento, il progetto, l'uno vale uno, ma Virginia Raggi. Cosa ha fatto, cosa le hanno fatto (gli immancabili poteri forti e i soliti "giornalai" pilotati) e cosa farà quando sarà nuovamente sindaca. I quattro consiglieri comunali, a conti fatti solo apparentemente amici, sono diventati il simbolo del disfacimento di un sogno. C'è un presidente dell'assemblea capitolina sbarcato nelle liste dell'odiatissima Forza Italia. C'è il presidente della commissione mobilità che ha lasciato il Movimento e che ha abbracciato, senza candidarsi, la causa di Roberto Gualtieri. C'è un ex assessore che ha trovato altro incarico, evidentemente più soddisfacente. C'è una sindaca rimasta sola con il suo cerchio magico, idolatrata come la Chiara Ferragni della politica sui social e autoproclamatasi ora sindaca delle periferie, ora paladina contro la criminalità organizzata, ora realizzatrice di grandi eventi. Una sindaca che in tv, tra i cittadini ed ora anche sui social non parla più usando il "noi", "la squadra", il "movimento cinque stelle", ma l' "io", "io", "io". C'era una volta il Movimento cinque stelle romano, ora c'è solo Virginia Raggi. C'era una volta l'uno vale uno, oggi vale solo Virginia.

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