Domenica, 21 Luglio 2024
L'intervista

"Il premierato con ballottaggio che proponeva il Pds non c'entra con quello di Giorgia Meloni"

Il costituzionalista ed ex parlamentare del Partito Democratico a Today.it: "In un'elezione diretta, a tutti i livelli, serve che il candidato raccolga almeno il 50 per cento dei voti"

Doppio turno sì o doppio turno no? I risultati del ballottaggi, che hanno visto un'affermazione del Pd e dei partiti all'opposizione del governo Meloni, hanno riacceso il dibattito sulla legge per l'elezione dei sindaci, che prevede un "secondo tempo" e favorisce quegli apparentamenti che cancellano le divisioni negli schieramenti (sia a livello di segreterie di partito che di elettorato). Il presidente del Senato, Ignazio La Russa, ha rilanciato la proposta di cambiare le regole, prevedendo un modello simile a quello delle elezioni in Sicilia, dove per accedere al ballottaggio serve una soglia minima del 40 per cento. Ipotesi scartata dalle opposizioni che promettono barricate. La segretaria del Partito Democratico, Elly Schlein, ha accusato la seconda carica dello Stato di non voler accettare la sconfitta e di voler "scappare col pallone". Sull'argomento interviene, a Today.it, il costituzionalista di area dem Stefano Ceccanti.

Il ballottaggio favorisce il centrosinistra e ora Meloni punta a cancellarlo

"Io penso che la proposta del centrodestra sia sbagliata - spiega Ceccanti - perché se andiamo a vedere i numeri assoluti dei voti scopriamo che nella stragrande maggioranza dei casi il numero dei voti con cui i candidati sono eletti al secondo turno è superiore a quello del primo arrivato al primo turno. E quiindi, anche se una parte di quelli che avevano votato per i candidati minori non torna a votare, di norma i cittadini tendono a dare un secondo voto e questo certifica il successo del modello. Di norma, quando invece i voti scendono, è perché il risultato sembra certo".

È anche più democratico dare la possibilità ai cittadini di esprimersi una seconda volta?

"Certo. E soprattutto è educativo e pedagogico: li inviti a votare al primo turno per il candidato preferito e al secondo per il bene possibile. E poi, con la regola della vittoria col 50 per cento più uno al primo turno, c'è un importante effetto di de-radicalizzazione del voto, perché spinge a mobilitare e convincere gli elettori incerti, mentre se bastasse il 40 per cento ci sarebbe il rischio di mobilitare solo delle minoranze intense".

Però è indubbio che il centrosinistra sia avvantaggiato dal doppio turno.

"Vero, ma su questo il centrodestra fa una valutazione errata e di parte. Mediamente il centrosinistra è più frammentato e più litigioso e che con il sistema a doppio turno tende a presentarsi diviso al primo turno per poi ricompattarsi al secondo. Tuttavia, se ci fosse un turno unico, non è detto che si presenterebbe diviso. A quel punto sarebbe probabile un uso più intensivo delle primarie per fare un primo turno interno. Poi è vero che il centrosinistra ha più difficoltà a presentarsi unito a livello nazionale, perché ci sono anche delle questioni di politica estera che tendono a dividere i partiti, ma per quello che riguarda i governi locali se si cambiasse il sistema probabilmente si presenterebbe unito. Aggiungo una cosa importante: c'è qualcuno, nella maggioranza, che cita la sentenza della Corte Costituzionale che dice che con il 40 per cento si può assegnare una maggioranza del 55 per cento, ma vorrei sottolineare che quella parte dell'Italicum era pensata per l'elezione dei parlamentari e non per un'elezione diretta: era un premio alla coalizione che arrivava prima. Le elezioni dirette, in tutti gli Stati che la prevedono, hanno il doppio turno con maggioranza al 50 più uno".

A proposito di elezione diretta, anche nella discussione sul premierato si parla di legge elettorale con soglia al 40 senza doppio turno. È di fatto un governo delle minoranze?

"Loro puntano a uniformare la soglia al 40 per cento su tutti i livelli, ma più si alza il livello e più deve essere esigente la legge. Io sono contrario a cambiare nei comuni, ma a maggior ragione, dovendo eleggere un presidente del Consiglio, deve essere legittimato dal 50 per cento più uno dei votanti".

Giorgia Meloni, durante una diretta social, ha tirato fuori un vecchio programma del Pds in cui era previsto il premierato. Il centrosinistra ha cambiato idea?

"Non era proprio la stessa cosa. Nel programma del Pds del 1994 si diceva di fare una legge simile a quella dei comuni, quindi una scelta sul candidato non sotto forma di elezione diretta ma con la regola del 50 per cento più uno. E c'era il doppio turno. Spero che Giorgia Meloni ascolti le critiche molto forti che le sono arrivate non sul premierato in sé - che oltre a essere ipotizzato nel programma del Pds del 1994 c'era anche nel programma dell'Ulivo del 1996 e soprattutto nel testo Salvi alla Bicamerale di D'Alema del 1997 - ma sulle sue modalità. Non è chiaro con che maggioranza si elegge il premier e non si capisce se le schede saranno due o tre, come si risolve il caso di maggioranze diverse e come votano gli italiani all'estero. Non sono materie che possono essere rinviate alla legge elettorale. Quanto ai poteri del Presidente della Repubblica, è normale che con un modello di elezione diretta alcune garanzie vengano meno in nome di una delega più forte al voto popolare, ma proprio per questo è importante alzare il più possibile il quorum. E per questo servirebbe proprio il doppio turno".

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