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Sabato, 18 Maggio 2024
Politica

Elezioni comunali 2013, Grillo fa flop: il Movimento 5 Stelle perde consensi ovunque

Roma è il risultato più pesante con De Vito che puntava al ballottaggio e invece rimane staccatissimo dal duo Marino - Alemanno. Ma anche negli altri comuni i 5 Stelle non sorridono. Perché?

Numeri alla mano, il tonfo del Movimento 5 Stelle è uno dei titoli di questa tornata elettorale. Intendiamoci, è sempre valido il vecchio ritornello: le politiche sono una cosa, le amministrative un’altra. Classica frasetta amica di chi è sotto schiaffo. Forse è vero, forse no. Ma se tra il Parlamento e i comuni c’è di mezzo il mare, è pur vero che Beppe Grillo ha perso un mare di voti. Basta fare tre passi indietro, tre mesi, da maggio al 24 e 25 febbraio. Il Movimento 5 Stelle schizza in paradiso: 23,79% di crocette al Senato, 25,55% alla Camera. Un’ora dopo la chiusura delle urne, fu subito chiaro chi fosse il vero vincitore delle elezioni, Beppe Grillo. L’uomo che dal blog e dalle piazze si era preso tutto, compreso l’instabilità istituzionale. Chi aveva profetizzato il 18%, forse il 20% dei consensi, si svegliò di colpo da un sogno per sprofondare in un incubo (vedi Bersani e il Pd).

Tre passi indietro, tre in avanti: 27 maggio 2013. C’è il dato, scontato, del ballottaggio per Roma Capitale. Ce n’è un altro, di impatto quadruplo: la caduta a picco dei 5 Stelle. Lo scenario, a dir la verità, era stato ampiamente profetizzato; ma non in questa forma. Quella per esempio definitiva, che non poggia su proiezioni e che da la misura del trend negativo: le regionali in Val D’Aosta. Tra le mura valdostane il M5S si è fermato al 6,6%, tre volte di meno di quel 18,6 ottenuto alle politiche. Altri numeri, sempre neri: quelli di Roma, appunto, dove il candidato grillino, Marcello De Vito, è bloccato poco sotto il 13%; meno della metà di quel 27,3% raccolto nella Capitale alle ultime politiche. Almeno per quel che riguarda le proiezioni.

Dal quartier generale del candidato romano, il Gran Hotel del Giannino, De Vito parla di "opposizione costruttiva". I numeri fanno paura; meglio soffermarci sul vero vincitore delle comunali, l’astensionismo. Come fa Massimo Marinelli, dello staff del candidato grillino: “Siamo colpiti da questo dato clamoroso sull’astensionismo, confermato al 53%, che attesta la disaffezione dei cittadini”. Il dato tuttavia non sale, rimane ingessato e sottotono; e allora Marinelli, ai microfoni di Sky Tg24, comincia a far di conto. Con un certo orgoglio, quello del pugile gonfio dopo il KO: “Aspettiamo di commentare dati reali, ma se fossero questi non sarebbe un flop. Sarebbe uno zoccolo duro di consenso da cui ripartire”. E con qualche rammarico: “Abbiamo fatto una campagna senza mezzi, senza traino, senza spendere un euro”.

DE VITO – Pochi minuti e arriva commento più atteso, quello di De Vito: “Un certo calo c’è, ma non ci sembra così vistoso. Non è un risultato così negativo come viene detto”. Da qui ai progetti futuri, decisamente più contenuti delle attese: “Il nostro 13-14% va paragonato al 16,64% delle regionali di febbraio. Entriamo in Consiglio e faremo una bella opposizione, costruttiva. I partiti hanno fatto un grosso investimento economico e hanno intercettato i voti. I giornali hanno parlato poco di noi. Anche Marchini col suo 10% ha tolto anche a noi”.

Tre passi da gambero, ma cosa è successo? Difficile da dire a poche ore dalla chiusura dei seggi. Certo non mancano le risposte semplici. In ordine:

1) Il mancato accordo con il Pd, per un governo a trazione progressista e che probabilmente ha sganciato l’ala di sinistra del successo di fine febbraio (persa dal Pd, presa da Grillo e ora, forse, orfana di una sponda politica). E chissà se Roberta Lombardi oggi si morderà la lingua per quel “sembra di stare a Ballarò”, nel faccia a faccia in diretta streaming con Bersani.
2) La polemica sull’elezione di Pietro Grasso alla presidenza del Senato, con tanto di dissidenti e minacce di epurazione. Rientrate a colpi di rabbia da web.
3) Le faccende sui rimborsi elettorali e quella sulla diaria; le continue gaffe dei neoeletti; la paura per la piega presa da un Movimento troppo verticistico, sempre meno spontaneo, ingessato sulla figura del leader, più che sull’orizzontalità delle premesse.

RABBIA - Sta di fatto che il consenso è franato. E come succede in questi casi, si è subito alzato il coro del dissenso. Tanto da rendere incandescente il blog di Grillo: “Beppe, vaffa tu”. E ancora: “Il movimento è dimezzato. Bravi. Complimenti a Casaleggio, che ha impostato una strategia comunicativa disastrosa, e complimenti a Grillo, che ha dissipato un enorme patrimonio di voti. Volete degnarvi di restituire agli elettori Cinque Stelle la capacità di decidere la linea politica del movimento? Oggi il M5s è fermo, imbalsamato. Avete buttato un capitale di 9 milioni di voti!”.

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