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Domenica, 16 Giugno 2024
Politica

Ecco il 'Piano b' contro la crisi: al voto il 4 novembre

Monti e Napolitano hanno gettato le basi per l'exit strategy: se la crisi economica peggiorerà, è tutto pronto per il voto anticipato. Ecco che Italia uscirebbe dalle urne se si votasse in autunno

Per il momento possiamo chiamarla 'exit strategy'. Ma più passa il tempo, più crollano i mercati, più vola lo spread, più le elezioni anticipate potrebbero avvicinarsi.

E così ieri sera il premier Mario Monti e il presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, hanno gettato le basi per il "piano B" qualora - come sembra - l'Italia dovesse subire ulteriori attacchi speculativi sul debito pubblico nelle prossime settimane.

Un'ipotesi, questa, ad oggi scartata fortemente tanto dal Pd che dal Pdl (con Alfano che ha dichiarato "non poniamo termine a questa legislatura"). Assolutamente "nefasta" per le truppe di Fini e soprattutto Casini.

AL VOTO IL 4 NOVEMBRE ? - Piede pigiato sull'acceleratore per la legge elettorale. Scioglimento delle Camere a inizio settembre, "entro il 10" ci spiega un parlamentare romano del Pdl contattato telefonicamente.  Elezioni fissate per domenica 4 e lunedì 5 novembre. Eccola l'exit strategy scelta da Monti e Napolitano.

I FAUTORI DEL VOTO ANTICIPATO - Da sempre, cioè dal momento dell'addio di Silvio Berlusconi cacciato dallo spread alla fine dello scorso autunno, l'Italia dei Valori e la Lega Nord sono i due partiti presenti in Parlamento a chiedere il voto. Ma ora il partito "anti Monti" cresce a vista d'occhio ed ha già incamerato importanti pezzi del Pdl e qualche nome importante del Pd. Solo il centro, Udc e finiani, si mantiene ben ancorato a Monti e ai suoi tecnici.

SE SI VOTASSE OGGI…. - L'ultimo sondaggio 'ufficiale' presente sui tavoli delle segreterie politiche è quello GPG. Ebbene, il sondaggi di luglio parla chiaro: nessun 'effetto Berlusconi' a trascinare il centrodestra. Salda come terza forza politica il Movimento 5 Stelle di Beppe Grillo. Tranquillamente in testa il Partito democratico. In potenziale crescita i partiti "anti Monti" e "anti Banche". 

PD - Stabile oggi. Lievemente in negativo come proiezione nei prossimi mesi. Attualmente in crescita di quasi mezzo punto e non lontano dal catalizzare un quarto dei voti degli italiani (24,7%), il Pd sarà però chiamato a sciogliere il "nodo alleanze". Il che significa che potrebbe perdere consenso soprattutto se continuerà a sostenere "senza se e senza ma" il Governo Monti.

PDL - Outlook "lievemente negativo" per il Pdl. Il che significa - 'bancariamente parlando' - declassamento, abbassamento del rating. Insomma, crescente sfiducia dell'elettorato per la formazione che, se guidata da Berlusconi, si attesterebbe intorno al 19,9%. Se guidata da Alfano, "andrebbe incontro ad una sconfitta epocale".

M5S - Terza forza politica del paese. Oggi al 14,1% dei consensi, si prevede però un lieve calo dei consensi fino alla campagna elettorale che, se vicina, potrebbe essere un vero boom. Se spostata nella primavera del 2013, potrebbe lentamente erodere il movimento grillino che sta incontrando le prime difficoltà soprattutto al suo interno.

UDC - E' l'unico partito della maggioranza che potrebbe non pagare l'appoggio al Governo Monti. Oggi dato al 7,7%, potrebbe crescere qualora Pdl e Pd si trovassero tra qualche settimana ancora in balia dello scontro interno "Monti sì, Monti no".

IDV - In crescita grazie allo status di "opposizione" ai tagli del Governo. Per questo in crescita in ottica voto dall'attuale 6,6%.

LEGA NORD - Maroni ha ridato linfa alla Lega che ha attenuato la velocità di caduta. Ma la tendenza del Carroccio resta quella al "lieve ribasso". I sondaggi danno la Lega Nord al 6%, ma dalle segrete stanze di via Bellerio Maroni teme che andando al voto in primavera a fatica si supererebbe il muro del 4%. Per questo il voto anticipato, percepito come piccola vittoria dall'elettorato leghista, potrebbe ridar fiato alla Lega.

SEL - Sel segue da vicino l'Idv in tutto e per tutto. E nonostante il lieve calo di consensi del suo leader Nichi Vendola, oggi si attesta sul 6% dei consensi. Il problema, secondo gli ultimi sondaggi, è che Sel gode soprattutto dei voti di elettori del Pd. Ergo, bisogna vedere se alle urne questi elettori se la sentiranno di "tradire" il proprio partito per sostenere Sel.

FLI - Fini, più che i finiani, sembra totalmente disinteressato alla partita politica. La sensazione è che il presidente della Camera sia ormai convinto a "saltare un giro" e stare lontano dalla bagarre politica, lasciando così i "suoi" a scornarsi contro le urne. Per questo Fli si ferma, nei sondaggi, al 2,3%. 

FDS - Outlook stabile o "lievemente positivo" per l'aggregazione dei partiti comunisti percepiti dall'elettorato come vera opposizione ad oltranza al Governo Monti. Per questo il dato del 2,6% "potrebbe crescere molto nei prossimi mesi se si aggraverà la crisi".

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