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Giovedì, 20 Gennaio 2022
L'operazione scoiattolo

Quirinale, Sgarbi al servizio di Berlusconi: diventa il 'telefonista'

L'obiettivo dell'operazione scoiattolo di Silvio Berlusconi per la corsa al Colle è quello di arrivare a 505 voti alla quarta votazione

Nella animata corsa al Quirinale per l'elezione del nuovo presidente della Repubblica spunta una nuova figura, quella del 'telefonista' di Berlusconi. Questo termine è stato affibbiato dalla stampa a Vittorio Sgarbi, dopo una serie di telefonate che il critico d'arte e politico avrebbe fatto a una cinquantina di parlamentari per sostenere la candidatura di Silvio Berlusconi al Colle.

Tre giorni di telefonate

Sgarbi ha pubblicamente ammesso di essere il 'telefonista' di Berlusconi: "Sì, è andata così. Sono stato ad Arcore ed abbiamo chiamato una cinquantina di parlamentari, gran parte dei quali erano ben contenti di esser stati contattati da Berlusconi”. Con la scusa degli auguri di Natale, Vittorio Sgarbi avrebbe contattato una cinquantina di parlamentari del centrosinistra per poi lasciare campo libero al leader di Forza Italia. Dobbiamo chiamarli "uno ad uno, sono mille elettori, è come un piccolo paese, la campagna si fa porta a porta", ha raccontato Sgarbi facendo il nome di Tommaso Cerno. "Ovviamente non gli abbiamo chiesto nulla del suo voto. Tommaso è un mio amico, abbiamo chiacchierato e poi gli ho passato Berlusconi. I due hanno parlato, Cerno era molto contento, credo sia stato anche invitato a colazione". Le telefonate sono andate avanti per tre giorni: sono stati contattati  anche "gli ex 5S Granato, Acunzo e Romaniello. Poi abbiamo chiamato quasi tutti quelli di Italia Viva, tra cui Nobili e Bonifazi". Secondo Sgarbi "due o tre (parlamentari) erano molto interessati ma nessuna garanzia" sul voto.

Caccia a 505 voti

Queste telefonate rientrano in una ben più ampia manovra che il leader di Forza Italia starebbe architettando per la corsa al Quirinale, chiamata operazione scoiattolo. L'obiettivo è quello di arrivare a 505 sostenitori, che consentirebbero al Cavaliere di ottenere la maggioranza assoluta necessaria per salire al Quirinale dalla quarta votazione in poi. Intanto tra telefonisti e scoiattoli, il premier Mario Draghi decide di tenere il silenzio stampa sul Quirinale mentre il presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, ha già fatto le valigie per lasciare il Colle. Il rebus verrà sciolto tra meno di due settimane: il 24 gennaio 2022 il parlamento si riunirà in seduta comune per eleggere il nuovo presidente della Repubblica.

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