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Venerdì, 24 Maggio 2024
L'analisi

Cosa succede al governo Meloni se il centrodestra vince sia in Lombardia sia nel Lazio

Il prossimo appuntamento elettorale deciderà le sorti di quattro regioni. L'esito delle urne potrebbe impattare sugli equilibri di governo, dove già ci sono fibrillazioni

La politica insegna. Anche dopo un'importante vittoria, un partito, una coalizione o un leader non può dirsi mai arrivato sulla vetta e tirare il fiato. Prima o dopo, ci si deve confrontare con un nuovo e sempre diverso appuntamento elettorale. Una rinnovata prova di sforzo dopo la quale, sulla base dei voti ricevuti, si potrà tornare a pesare sui tavoli delle alleanze, pretendendo di più o al contrario si dovrà prendere atto del fatto che non si è più così indispensabili come prima. "Indispensabili" tra l'altro, è una delle parole più utilizzate da Silvio Berlusconi e da Forza Italia negli ultimi anni e non è un caso. 

Gli ultimi sondaggi sulle elezioni regionali in Lazio e Lombardia

Nonostante il rinnovato patto sul quale si è formato il nuovo Governo di Giorgia Meloni dunque, non finiscono i test per i partiti di centrodestra. Non si tratta di rimettere in discussione tutto. Di una revisione degli equilibri interni alla grande alleanza, quello sì. Per questo sarà importantissimo seguire l'esito delle prossime elezioni regionali, quando in ballo ci sarà la gestione della cosa pubblica in due regioni: Lombardia e Lazio (oltre a Friuli e Molise). Sono importantissime tenuto conto del numero degli elettori coinvolti (un quarto dei cittadini italiani), della grandezza delle due aree geografiche e del ruolo che ricoprono: cassa toracica dei due cuori (politico ed economico) del Paese.

Lazio e Lombardia alle destre? Può essere

La cosa si fa interessante quando si guarda agli ultimi sondaggi sulle elezioni di queste due regioni. Dati alla mano, c'è la possibilità che il centrodestra si prenda sia il Lazio che la Lombardia. Già questa sarebbe una cosa tutt'altro che scontata perché nel Lazio certe destre non hanno il peso che possono vantare al nord. Forza Italia è in caduta libera e la Lega, che vive un travaglio interno, nella Capitale e dintorni si classifica sempre terza. In alcuni territori è proprio non pervenuta. Insomma l'unico partito a prendere voti è Fratelli d'Italia. Per questo la vittoria non è così facile. Soprattutto contro una centrosinistra che schiera l'attuale assessore alla sanità regionale Alessio D'Amato, la cui popolarità si deve al grande lavoro fatto in ambito sanitario per affrontare la pandemia da Covid con relativa campagna vaccinale. 

L'elemento di vera novità però sarebbe non tanto la doppietta del centrodestra in Lazio e Lombardia, quanto il fatto che entrambe le vittorie sarebbero trainate con forza da un solo partito, quello di Fdi. Se guardiamo gli ultimi sondaggi elettorali, tenendo conto che Pd e M5s vanno separati, nel Lazio il partito di Meloni non ha avversari. 

  • Fratelli d'Italia: 35,3%
  • Lega: 4,1
  • Forza Italia: 3,8%
  • Civiche di CDX: 1,7%
  • Noi Moderati: 0,5%
  • Unione di Centro: 0,5%

  • Partito Democratico: 17,5%
  • Azione - Italia Viva: 8,7%
  • Verdi e Sinistra: 2,7%
  • +Europa: 2,6%
  • Civiche di CSX: 2,5%
  • DemoS: 0,8%
  • PSI: 0,5%

  • Movimento 5 Stelle: 13%
  • SI-Coord. 2050: 2%

L'imponderabile avverrebbe in Lombardia, la Regione dove sono nati e cresciuti (non solo politicamente) Silvio Berlusconi e Matteo Salvini. Il territorio dove Forza Italia e Lega hanno sempre contato, oggi sceglie di cambiare e vota il partito romanocentrico Fdi che, secondo gli ultimi sondaggi, è primo anche in Lombardia. 

  • Fratelli d'Italia 23,50%
  • Lega 12,90%
  • Forza Italia 6,60%
  • Noi Moderati-Rinascimento Sgarbi 2,10%
  • Lista civica Fontana Presidente 2,10%

  • Partito Democratico 19,80%
  • Movimento 5 Stelle 9,20%
  • Verdi-Sinistra 5,90%
  • Lista civica Majorino Presidente 2,50%

  • Azione / Italia Viva / Terzo Polo 9,10%
  • Lista civica Moratti Presidente 4,50%
  • Unione Popolare 1,80%

Così dietro l'en plein del centrodestra, si intravede l'ombra del vero vincitore: il partito Fratelli d'Italia. Uno scenario di questo genere porterebbe importanti ripercussioni a livello di governo centrale ma anche locale. Dall'inizio di questa legislatura infatti la Presidente del Consiglio Meloni è quotidianamente impegnata a parlare con tutti. In Italia il premier non è una figura d'azione bensì di mediazione. Deve parlare con i leader dei partiti alleati, con i presidenti dei gruppi parlamentari, con i ministri e con i segretari dei partiti. Soprattutto deve tenere a bada i leader dei partiti alleati, dunque Berlusconi e Salvini che, su ogni mossa del governo, vogliono dire la loro e far valere il proprio peso per esigenze elettorali. Così ogni minima azione dell'esecutivo si deve tramutare in consenso elettorale per tutti.

Ecco perché, ogni qual volta si assiste a una fuga in avanti di un gruppo parlamentare, si scadano gli animi. Come quando a Fratelli d'Italia non è piaciuta la fretta di Calderoli sull'autonomia non appena entrati nell'anno nuovo o, al contrario, come quando la Lega ha sbuffato di fronte all'emendamento al Milleproroghe sui balneari presentato dai meloniani. Una bandierina troppo cara anche al Carroccio per lasciare che il merito sia tutto degli alleati ma così è stato. 
Del resto proprio Berlusconi e Salvini in passato hanno fatto di tutto per tentare di sgambettare Giorgia Meloni nella sua maratona per diventare premier ma il divario creatosi fra loro in termini di consenso ha tolto ogni possibilità all'ex Cavaliere e all'attuale ministro alle Infrastrutture. Ora i due devono stare un passo indietro Meloni.

Salvini fra i bollori interni alla Lega e il posizionamento nel governo

In particolare Matteo Salvini, che ha dovuto rinunciare al ministero degli Interni, ora gioca su due tavoli. Uno è quello del consenso esterno: dovrà fare di tutto per risollevare la quota degli italiani che votano Lega. L'altro è rappresentato dalle fibrillazioni interne, con la fronda nordista che vuole chiudere l'era del Capitano e minaccia la scissione. Per scongiurare questo Salvini ha bisogno sì di riprendere quota nel consenso ma anche dimostrare di non aver dimenticato le istanze del nord. Farà di tutto per dare alle regioni l'autonomia territoriale.

Matteo Salvini sul ponte incompleto a Mantova

Intanto il ministro non può non fare il ministro e ogni giorno fa sapere di essere a un evento, un convegno, nel suo Ufficio di Palazzo Chigi con qualcuno per valutare progetti o in uno qualsiasi dei tantissimi cantieri aperti nel Paese. Su tutti c'è poi il ponte sullo stretto di Messina, diventato per lui il primo punto sull'agenda ministeriale.

Migranti, riesplode lo scontro tra ong e governo Meloni: cosa sta succedendo

E poi è ripartita la grancassa dei social, attraverso i quali si batte sempre sui temi più divisivi: migranti e sicurezza. Proprio sul primo, si è consumata l'ultima schermaglia con Fratelli d'Italia. Casus belli sono gli emendamenti della Lega al decreto ong del ministro Matteo Piantedosi, stoppati perché ritenuti "inammissibili" dai due presidenti delle commissioni, uno di Forza Italia e uno di FdI.

Forza italia come un disco rotto

Forza Italia invece ha passato gli ultimi anni a battere sempre su un concetto, quello per cui senza Silvio Berlusconi, in Italia non esiste un centrodestra, giocoforza non esiste una destra. Già nel marzo 2019 era lo stesso Berlusconi a dirlo in vista del suo ritorno in politica come candidato alle europee:

"Come 25 anni fa siamo ancora noi di Forza Italia indispensabili, i soli continuatori della tradizione cristiana, della cultura liberale, sostenitori del libero mercato, dell'impresa del lavoro, noi garantisti" diceva Silvio Berlusconi nel marzo 2019.

Lo diceva anche perché preoccupato da possibili defezioni nel partito. Da quella volta Berlusconi, di fedeli, ne ha persi non pochi. Lo scorso 24 agosto è ancora il leader azzurro, parlando di alleanze, a rimarcare le distanze con Lega e Fratelli d'Italia, rivendicando il ruolo di unico partito liberale in Italia: "Siamo alleati, appunto, ma siamo partiti diversi, con storie e culture politiche diverse. Se avessimo la stessa opinione su tutto, saremmo un partito unico". Lo scorso ottobre è la neo eletta presidente del gruppo a Palazzo Madama Licia Ronzulli a gettare benzina sul fuoco dopo l'incidente diplomatico fra Berlusconi e Meloni, in occasione dell'elezione di La Russa a presidente del Senato. Non c’è "nessun problema tra Berlusconi e Meloni" aveva detto Ronzulli che ha sentito il bisogno di ricordare: "Noi fondamentali per il governo". Anche pochi giorni fa, in occasione della discussione generale sul Dl Ucraina, che proroga l'autorizzazione alla cessione di armi a Kiev, dice Alessandro Battilocchio, deputato di Forza Italia, specifica: "Siamo determinati a sostenere l'Ucraina e la sua indipendenza, senza questa non si può raggiungere una pace giusta perché si tratterebbe della resa di Kiev". Come a dire, nessuno pensi di poter fare a meno di Forza Italia perché se no è in gioco anche la sorte dell'Ucraina.

Tanto ne è convinto Berlusconi che nei primi giorni di gennaio ha provato anche a rilanciare un suo vecchio pallino, quello del grande partito popolare italiano. Murato da Giorgia Meloni: "In Italia c'è già un grande partito conservatore, è un partito che tutti i sondaggi danno stabilmente sopra il 30 per cento e che alle Europee può ambire ad arrivare al 35-36%. Si chiama Fratelli d'Italia" ha risposto la premier. 

Se Meloni conquista Lazio e Lombardia

Insomma, dopo anni in cui Meloni ha driblato le trappole degli alleati, è riuscita a presentarsi agli elettori (e anche al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella) come il partito che più di ogni altro rappresentava il Paese. Il consenso degli italiani le ha dato la forza per imporsi nelle scelte della formazione di Governo. E adesso, se dovesse conquistare anche Lazio e Lombardia, la prima cosa che succederebbe nei palazzi romani, è l'ulteriore sbilanciamento del potere interno alla coalizione di centrodestra in favore dei Fratelli d'Italia, ai quali si aprirebbero delle praterie infinite. Non solo perché gli alleati sono in difficoltà ma anche perché, fuori di lì, le sinistre si scannano intorno al malato democratico. 

Così, se FdI si prendesse anche le due regioni principali, potrebbe cominciare a imporsi quasi dovunque alle prossime elezioni con i propri candidati. Inoltre si mette sempre più al riparo da eventuali fibrillazioni interne alla maggioranza di governo. Ci vuole forza anche per fare l'ago della bilancia e non basta agitare lo spettro della sfiducia. Se Berlusconi e Salvini pensano di poter forzare la mano in nome del loro essere "indispensabili", dalle parti di via della Scrofa non sembra esserci paura di perdere pezzi di maggioranza. Le parole del ministro dell'Agricoltura e della Sovranità alimentare Francesco Lollobrigida all'inizio del suo incarico sono emblematiche: "A noi non è mai interessato governare solo per farlo, vogliamo coinvolgere le migliori energie dentro e fuori la politica. Se ci saranno queste condizioni, bene. Altrimenti neppure ci proviamo. E torniamo dagli elettori, riproponendo a quel punto una coalizione diversa dall'attuale ma ripartendo, per quanto riguarda FdI, dal consenso che abbiamo avuto. Però non credo che accadrà". 

Post twitter che rilancia i numeri di Fdi ok

Come a dire, se qualcuno pensa di intimidirci con lo spettro delle elezioni, noi siamo pronti per "il consenso che abbiamo avuto". Se è quindi il consenso a blindare Fratelli d'Italia al timone, ecco che la partita delle regionali potrà incoronare una volta per tutte Giorgia Meloni come leader del centrodestra. Gli ultimissimi sondaggi Ipsos del consenso ai partiti in Italia danno FdI oltre venti punti sopra i propri alleati.

  • Fratelli d'Italia: 30,5%
  • Lega: 8,3%
  • Forza Italia: 6,8%
  • Movimento 5 Stelle 18%
  • Partito Democratico: 16,4%

Una mazzata per Salvini e Berlusconi. Altro che lezioni anticipate, conviene governare e farlo bene. Hanno cinque anni per recuperare terreno, altrimenti si rischia l'estinzione.  

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