Venerdì, 17 Settembre 2021
Politica

Disastro a sinistra, risorge Berlusconi: i significati politici del voto siciliano

Renzi e Alfano affondano, premiata la coalizione del centrodestra unito. Di Maio buon secondo, Bersani straperde. Sarà così anche a livello nazionale tra pochi mesi?

A sinistra Berlusconi, Salvini e la Meloni; a destra Renzi

Il Pd esce con le ossa rotte dalle elezioni regionali in Sicilia. Il candidato del Partito Democratico è stato letteralmente sovrastato dagli avversari del centrodestra e del Movimento 5 Stelle, in una debacle ufficializzata su Facebook dal profilo ufficiale del partito: “Il Pd ha perso le elezioni regionali in Sicilia. Ha perso perché un partito di governo si candida per governare, e migliorare la vita delle persone. Questo, purtroppo, migliorare la vita delle persone, non è riuscito bene nei cinque anni di governo della Regione Sicilia. E deludere le aspettative e le speranze dei cittadini è sempre la prima causa di una sconfitta”. 

Elezioni Sicilia: i risultati

“Abbiamo insieme ad altri aderito alla proposta di Leoluca Orlando di candidare Fabrizio Micari. Una proposta – si legge ancora nel post – che avrebbe dovuto tenere unito il centrosinistra, ma c’è chi ha deciso di sfilarsi. Questa campagna elettorale ha però fatto conoscere a tutti il rettore della Università di Palermo. Lo ringraziamo davvero per il suo impegno, la sua trasparenza, la sua passione. Abbiamo voluto giocare una sfida complicatissima. Una sfida in cui abbiamo voluto che a prevalere fosse lo stile, il rispetto per l’avversario, la competenza, la pulizia delle liste. Una sfida gentile, come recitava il motto che abbiamo scelto per la campagna elettorale”. 


“Da oggi – si conclude nel post – il Partito democratico riparte. Ribadendo forte e chiaro che non sarà mai il partito di quelli che vogliono ‘bruciare vivi’ gli avversari, quelli delle urla, quelli che soffiano sul fuoco della paura e vivono nella protesta perenne. Per chi vuole discutere con il Partito democratico delle idee per rilanciare il Paese, dentro questo modello, la porta è sempre aperta. Per portare ancora il centrosinistra al governo del nostro Paese”.

Le pagelle

Le regionali siciliane offrono un buono spunto a livello nazionale per 'tastare il polso' degli elettori, che in questa votazione hanno dovuto scegliere tra le opzioni che, con tutta probabilità, saranno presenti alle urne per le prossime elezioni politiche. Il centrodestra capitanato da Berlusconi, poi i pentastellati, il Pd e i bersaniani: ecco i voti dopo queste regionarie.

Berlusconi: 9 al 'patto dell'arancino'

Al di là del candidato che ha ottenuto più voti, il vero vincitore di queste elezioni siciliane è senza dubbio Silvio Berlusconi. L'ex Cav si è dimostrato tutt'altro che 'andato', riscoprendo un nuovo vigore che lo ha reso in grado di realizzare un'impresa: quella di riunire il centrodestra, facendo squadra comune con la Lega di Salvini e i Fratelli d'Italia di Giorgia Meloni. Un'alleanza solida, che se dovesse durare fino alle elezioni politiche del 2018, renderebbe il centrodestra avversario ostico per le altre forze in gioco.

Di Maio: 7 all'eterno secondo

Il Movimento 5 Stelle puntava alla vittoria, ma dovrà accontentarsi di un secondo posto. Ma visto che i pentastellati si candidavano da soli, superare il 35% delle preferenze non è un risultato da niente, se si considera che, in vista delle prossime elezioni politiche, il Movimento di Grillo è sempre primo nei sondaggi.

Renzi: 2 come le sinistre

Il Pd è sicuramente il grande sconfitto di queste elezioni Regionali, ma a dover portare il peso della sconfitta è Matteo Renzi. Il segretario del Partito Democratico deve prendersi le responsabilità di questa disfatta in Sicilia, una zona in cui la sinistra ha sempre trovato terreno arido. Ancor più grave della debacle sicula è il problema spaccatura all'interno del partito di Renzi: avere due sinistre in corsa per la stessa persone è già di per sé una sconfitta. Se il Pd dovesse presentarsi alle politiche con tutte queste divisioni interne, rischierebbe di fare una figuraccia, anche peggiore di quella a cui abbiamo assistito in terra di Sicilia.

Bersani: s.v., non pervenuto

La candidatura solitaria della lista Cento Passi di Claudio Fava non ha raccolto i risultati sperati, anzi. Con le preferenze che si aggirano intorno ad un misero 6%, è evidente il fallimento di Bersani, D'Alema e tutti gli ex Pd che hanno deciso di 'mollare' Renzi, sperando di diventarne l'alternativa. Una strategia che può aver messo in difficoltà l'ex premier, ma senza ottenere null'altro. Inutile anche il sostegno di Pietro Grasso. Bersani e Co. dovranno lavorare duro nei prossimi mesi, se intendono creare una forza politica che possa dare del filo da torcere a agli avversari in gioco, ci sarà bisogno di una strategia migliore di quella attuata in Sicilia, o il rischio è quello di finire come una qualsiasi 'lista civetta'.

Grasso: “Patetico darmi la colpa per la sconfitta del Pd”

“Il presidente del Senato, Pietro Grasso, ha comunicato ufficialmente e con parole inequivocabili l’impossibilità, per motivi di carattere istituzionale, di candidarsi alla Regione Siciliana il 25 giugno scorso. Non si può certamente addebitare a Grasso il fatto che, al di là dell’ardita ipotesi di far dimettere la seconda carica dello Stato per competere all’elezione del Governatore della Sicilia, per lunghe settimane non si sia delineato alcun piano alternativo”.

E’ quanto si legge in una nota diffusa dal portavoce del presidente del Senato, Pietro Grasso. “Imputare a Grasso il risultato che si va profilando per il Pd, peraltro in linea con tutte le ultime competizioni amministrative e referendarie – si legge ancora nel comunicato – è quindi una patetica scusa, utile solo ad impedire altre e più approfondite riflessioni, di carattere politico e non personalistico, in merito al bilancio della fase attuale e alle prospettive di quelle future”.

Crocetta: “Volevano uccidermi e si sono suicidati”

"Hanno voluto uccidermi e si sono suicidati". Così il governatore uscente Rosario Crocetta risponde agli attacchi del sottosegretario alla Salute Davide Faraone e del sindaco di Palermo Leoluca Orlando, secondo i quali la sconfitta del candidato del centrosinistra Micari alle elezioni sarebbe da addebitare al mal governo della Regione negli ultimi cinque anni.

"Ci è voluto coraggio a costruire in modo così maldestro una candidatura civica - dice Crocetta all'Agi -,  a farmi chiedere da Renzi di ritirarmi dalla competizione, io che avevo un sondaggio in base al quale da solo avrei preso il 24%, senza partiti e candidati. Sarei stato il candidato presidente più forte e si sapeva". Come riporta PalermoToday, secondo Crocetta i responsabili di questo disastro sarebbero invece Orlando e Faraone: "Hanno orchestrato questa operazione per estromettermi, ma hanno ucciso il centrosinistra. Hanno raggirato Renzi e dovrebbero ora chiedere scusa a lui, al centrosinistra e alla Sicilia". 

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