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Giovedì, 20 Gennaio 2022
TSUNAMI A FIRENZE / Italia

Beppe Grillo (contestato) attacca Ingroia e i vertici del Monte Paschi

Il leader del Movimento 5 Stelle attacca Ingroia da Firenze: "Gli volevo bene. Quando entreranno in Parlamento faranno gli Scilipoti"

“Siena era una città che aveva una banca. Sono entrato stamani all’assemblea degli azionisti di una banca che era meravigliosa, fuori c’erano i dipendenti con le lacrime. Li hanno costretti a comprare le azioni, ora non valgono niente. Si sono mangiati tutto”. E ancora: “Han fatto entrare i caimani e si sono mangiati la più bella banca del mondo. Sono spariti 15 miliardi. È uno scandalo maggiore di quello della Parmalat”.

È cominciato con le parole già dette a Siena lo Tsunami Tour di Beppe Grillo che ieri sera ha fatto approdo a Firenze. Applausi scroscianti in piazza Santissima Annunziata, piena o quasi per l’occasione. Tutti pronti ad ascoltare ‘il verbo’ dell’uomo alla testa e alla base del Movimento 5 Stelle.

Beppe Grillo a Firenze

Ma prima degli applausi qualche fischio; quelli di coloro che ad un certo punto si erano stancati dell’attesa. Si perché il blogger genovese è salito sul palco con un’oretta di ritardo. Freddo, vento, la piazza che si riempie, la musica elettronica, progressive house, rock, sparata da due Dj in affitto, l’uomo della porchetta, i gazebi, e le chiacchere dei militanti. Come quelle di Giovanni,  pettorina gialla dello staff, è una giornata di ferie presa al lavoro per dar mano. “Chi ha preso un’ora, chi un giorno, rimane il fatto che siamo tutti volontari”. “Ho scelto Grillo perché la politica, che non ha imparato nulla dalla crisi, che di fronte all’emergenza non si da mai una lezione, mi ha veramente rotto i c…..”. Giovanni era di sinistra, fino al ballottaggio delle primarie, poi ha lasciato tutto. “Ho votato Vendola al primo turno, Bersani al secondo. Ma poi, dopo le prime dichiarazioni mi sono sentito tradito. Mi son detto ‘ora basta’ e ho scelto il M5S”.

Anche questo è Beppe Grillo. Che alla fine arriva. Camper parcheggiato alla Fortezza da Basso, poi su un’auto elettrica per raggiungere il centro della città. Pronti via e subito una piccola contestazione. Un uomo si fa largo tra i giornalisti e lo accusa: “Tu non hai niente a che fare con l’antifascismo. Tu ad uno di Casa Pound gli devi sputare in faccia”. Grillo lo guarda, cerca di spiegarsi, sussurra un “lo so, lo so”, ma poi l’uomo viene strattonato via. Passano due minuti, il cordone di sicurezza che spinge, e il leader del Movimento 5 Stelle è già sul palco ad attaccare su Mps: Profumo, che è una vita che “mangia pane e Pd” e Monti che sul tonfo di Siena “mi ha dato ragione. Ma vi rendete conto?”. “Quello che è successo a Siena è un crimine contro l’umanità”.  

INGROIA – C’è il caso Mps, ma ce n’è per tutti. Come per Antonio Ingroia, il capofila di Rivoluzione Civile. E qui la questione entra nel vivo della campagna elettorale. Di mezzo ci sono i voti, quelli che gli arancioni potrebbero drenare ai grillini. Ed è facile capire il perché: sono due novità di peso. Per questo negli ultimi giorni del gran carnevale elettorale è partita la controffensiva di Grillo: “Volevo bene a Ingroia – affonda Grillo che sceglie un tempo passato – ma ci sarebbe da fare subito una leggina che dica che i magistrati si possono candidare dopo tre anni che si sono dimessi dalla magistratura”. E ancora: “Quelli di Rivoluzione Civile hanno fatto un'associazione di scopo, lo scopo è entrare in Parlamento. Appena entreranno in parlamento si scioglieranno. Faranno delle ‘scilipotaggini’”. E sui futuri lavori parlamentari avverte: “Le idee non sono né di destra né di sinistra. Sono buone o cattive”, che preannuncia quale sarà il metro di riferimento con cui si misureranno i suoi una volta eletti.

PRIMO PARTITO – Grillo è un fiume in piena: ambiente, energia, lavoro e finanziamento ai partiti che annuncia: “Noi li aboliremo. Dicono che senza denaro pubblico non si garantisca la partecipazione. Noi siamo la dimostrazione che hanno torto. In tre anni, senza finanziamento pubblico, abbiamo dimostrato che siamo la seconda, forse la prima forza politica”. Così se la prende con l’antipolitica di maniera, quella di quest’ultima campagna elettorale: “Berlusconi e il Pdl parlano di liste elettorali pulite, ma chi c….. candidano allora?”. Risata generale e si ricomincia. Dai nomignoli, per esempio: Bersani è Gargamella, Monti prende le sembianze di padre Merrin del film l’Esorcista.

REDDITOMETRO – L’ex (?) comico genovese urla, sbraccia, litiga con un microfono che fa i capricci e affonda: “Vogliono mettere il redditrometro, che è una sorta di studio di settore sulle famiglie. La politica vuol sapere come spendiamo i nostri soldi. Qui il concetto va ribaltato: siamo noi che vogliamo sapere come loro spendono i nostri soldi”. E così l’idea del ‘polimetronomo’: “Andremo a vedere i redditi degli eletti prima dell’ingresso in Parlamento, durante i lavori e a fine legislatura. E durante questo percorso il reddito non sarà congruo, se qualcuno ne uscirà arricchito gli faremo un c… così. Intendiamoci, nel senso metaforico”.

Parla di lavoro e di un triennio di cittadinanza sociale garantito dai sussidi dello Stato, perché “accettare qualsiasi lavoro, non è lavoro”. E sempre su questo tema: “Vi stanno raccontando delle menzogne, con la crescita non si crea lavoro”. E le risorse sull’occupazione? “Potremo intanto iniziare con una riforma delle pensioni. In Italia ci sono 125mila persone che percepiscono una pensione da 10 a 125 mila euro al mese. Si potrebbe, in tempi di crisi, fargli stringere la cigna. Non credo che non se la caverebbero con 4mila euro al mese. Solo con questo potremo recuperare 7 miliardi di euro l’anno”. Abbracci, qualche autografo ma prima il congedo: “Adesso andate via piano e spargete il Verbo”. Il Verbo, parola cara ai Messia.

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