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Giovedì, 20 Giugno 2024
Il dopo Orlando

Il centrodestra riconquista Palermo con Lagalla

Ex rettore dell'università ed ex assessore regionale, ha fatto convergere su di sè nove liste dalla Lega a Forza Italia, passando per Fratelli d'Italia, renziani e Dc nuova. Non si spegna la polemica per l'astensionismo record e il caos seggi

Barese di nascita ma cresciuto a Palermo, dove è diventato medico, rettore universitario, assessore e parlamentare regionale. E' Roberto Lagalla, avviato a essere il nuovo sindaco di Palermo. L'ufficialità non c'è - lo spoglio è iniziato solo alle 14 di oggi 13 giugno, dopo quello del referendum - ma tutti gli exit poll lo danno in netto vantaggio (superando la soglia del 40% che serve in Sicilia per l'elezione diretta). Lui, candidato del centrodestra, a meno di clamorose sorprese subentrerà all'uscente Leoluca Orlando. Più un passaggio di consegne. La fine di un'era: il centrodestra riconquista la città più popolosa al voto in questo election day ed è tra le più importanti d'Italia. Orlando, da sempre uomo di centrosinistra, era al suo quinto mandato. Seppure in maniera non consecutiva ha governato Palermo per decenni interi.

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Roberto Lagalla ha 67 anni, prima della corsa a sindaco era assessore regionale all'Istruzione. Incarico lasciato proprio per la candidatura al Comune. Nel suo curriculum, non solo l'esperienza nella Giunta Musumeci, era già stato assessore regionale tra il 2006 e il 2008 ma con delega alla Salute (lui è radiologo, ndr). E' stato poi rettore dell'università di Palermo dal 2008 al 2015.

Sul nome di Lagalla il centrodestra ha ritrovato l'unità dopo settimane "turbolente". All'inizio infatti la sua era una candidatura solitaria, come candidato civico. Pian pian però renziani e centrodestra si sono compattati attorno a lui. Prima Italia Viva (che inizialmente aveva detto di volere come sindacoi il senatore e pupillo di Renzi Davide Faraone), poi Fratelli d'Italia che ha fatto fare un passo indietro a Carolina Varchi. Poi anche Lega, Forza Italia e Alleanza per Palermo hanno detto "ok" e così sono svanite le candidature di Francesco Scoma, Francesco Cascio, e Totò Lentini. Alla fine sotto il nome di Lagalla sono state presentate nove liste: 

  • Lagalla sindaco Unione di centro;
  • Democrazia cristiana nuova;
  • Lavoriamo per Palermo;
  • Alleanza per Palermo;  
  • Forza Italia;
  • Prima l'Italia;
  • Noi con l'Italia;
  • Fratelli d'Italia;
  • Moderati per Lagalla sindaco.

Solo il progressivo spoglio delle schede potrà dire se gli exit poll hanno dato una fotografia reale della situazione. Certamente un dato che già adesso è chiaro e non può essere smentito è l'alto astensionismo. Per le elezioni comunali ha votato il 41,85% degli aventi diritto, ben sotto la media nazionale che supera il 54%. Questo significa che la maggior parte dei palermitani non è andata alle urne, non ha espresso il proprio voto. Cinque anni fa erano si era raggiunto il 52,60%. E il caos esploso ieri, con seggi rimasti scoperti e la corsa al "rimpiazzo" dei presidenti, è un altro indice della disaffezione dei palermitani al voto. 

"Sono delle elezioni controverse. Il prossimo sindaco sarà quello meno votato nella storia della città", commenta il principale rivale di Lagalla, Franco Miceli. "L'astensionismo vince: questo è un grave danno per la democrazia. Credo che da domani bisognerà cominciare a lavorare a un rapporto tra la politica e i cittadini. In ogni caso, aspettiamo i risultati definitivi e trarremo le nostre conclusioni", aggiunge con amarezza.

Mentre Lagalla preferisce non commentare, il Carroccio guarda a Palermo si lascia andare. "La stragrande maggioranza dei Comuni andrà al ballottaggio e avere la certezza che Palermo e Genova sono vinte dal centrodestra con il contributo determinante della Lega ci fa dire che nell'equilibrio centrodestra-centrosinistra a questo primo turno propende per il centrodestra che unito vince", dice Matteo Salvini da Milano.

La campagna elettorale a Palermo è stata segnata da pesanti polemiche incentrate non solo sui programmi, ma sulla questione morale. Totò Cuffaro e Marcello Dell'Utri (entrambi condannati per reati legati alla mafia, ndr) hanno detto pubblicamente di appoggiare Lagalla. Una scelta che si è rivelata un'arma a doppio taglio. Un episodi su tutti, lo stesso Lagalla, ha scelto di disertare le manifestazioni per il trentennale delle stragi di mafia del 1992.  "Ammetto - dice Cuffaro oggi - che il sostegno della Dc a Lagalla non ha fatto bene, ha creato dei problemi. Non mi aspettavo questa strumentalizzazione". Il responso adesso verrà dalle urne e si dovrà vedere non solo chi indosserà la fascia tricolore, ma anche quali liste supereranno lo sbarramento. Test per vecchie e nuove prove di forza anche in chiave elezioni politiche.

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