Martedì, 3 Agosto 2021
Elezioni Europee 2014

Europee, Kyenge (Pd): "Immigrazione non sia una questione solo italiana"

L'ex ministro dell'Integrazione del Governo Letta è candidata nella circoscrizione del Nord-Est. Sul M5S: comunque vada il voto non avrà i numeri per bloccare i lavori

L'onorevole Cécile Kyenge © Infophoto

Ex ministro dell'Integrazione del governo Letta, congolese, 49 anni, è arrivata in Italia con un visto di studio. Oggi è medico, vive a Modena, è sposata dal '94 con un italiano. La sua esperienza politica comincia proprio nel Comune di Modena dove nel 2004 viene eletta in una circoscrizione per i Democratici di Sinistra. Nel 2009 è  eletta consigliere provinciale a Modena per il Partito Democratico, poi nel 2013 deputato alla Camera per il PD in Emilia-Romagna. Ora si candida al parlamento Europeo nella circoscrizione del Nord-Est. In un'intervista a Today racconta la sua idea di Unione Europa: meno rigorosa, più paritaria, tollerante, equa, aperta al confronto con le imprese, in grado di finanziarle e dunque pronta a far ripartire gli investimenti e la crescita. Una risorsa insomma e non un problema. Ecco cosa ci ha detto:

Quello del 25 maggio sarà un voto che potrebbe tracciare una linea tra la "vecchia" e la "nuova" Europa. La crisi ha minato le basi dell'Unione e portato, in molti Paesi, migliaia di persone in piazza contro quelli che sono stati chiamati "i diktat" di Bruxelles. Che Europa e che Unione immagina il PD a partire dal 26 maggio?

Siamo stati abituati ad una Unione di rigore che ha penalizzato vari Paesi. Dal 26 maggio bisogna rivedere l'approccio e ripartire da quelli che sono i valori sociali. Ci sono tante risorse umane in giro per l'Europa ed è da quelle che dobbiamo attingere. L'Europa è un'opportunità, non un problema. Per me l'Europa è il luogo dei diritti; diritto al lavoro, all'integrazione, alla parità tra i sessi.

La questione della moneta unica è precipitata nella vita quotidiana dei cittadini e sempre più voci si sono alzate contro l'Euro. Qual è l'idea del Pd sulla moneta unica?

Sul tema c'è stata una forte disinformazione. Il modo in cui è stata gestita la moneta unica è stato un problema, non la moneta in sé. Non si può tornare indietro, ci sono studi che lo dicono; se lo facessimo arriveremmo ad una svalutazione del 25%. Andare all'estero, in vacanza o per lavoro, diventerebbe impossibile. Lo stesso vale per l'acquisto di una casa: gli interessi sui mutui schizzerebbero al 25%. In generale quindi il potere d'acquisto delle famiglie crollerebbe drasticamente. Quello che bisogna fare invece è rafforzare la Banca Europea, rendiamola più accessibile alle imprese per far ripartire così gli investimenti e quindi la crescita.

In Italia si voterà per le Europee con un governo non eletto ma nominato dal presidente della Repubblica per provare a sbloccare lo stallo politico che si è determinato alle ultime elezioni. Che tipo di impatto avrà il voto del 25 maggio sull'esecutivo di Matteo Renzi?

Il voto del 25 maggio non è un referendum. Sono le riforme del Governo Renzi, a partire dal decreto del lavoro approvato ieri, a portare avanti il partito rafforzandolo. Le elezioni europee sono un momento importante per rafforzare ancora di più la nostra posizione ma, soprattutto, per potenziare la consapevolezza che è solo andando lì che possiamo cambiare le cose.

I sondaggi danno il Pd e il M5S come favoriti. Quest'ultimo è molto ostile nei confronti dell'Europa che ritiene essere la causa di molti dei mali dei nostri tempi. Qual è il rischio se il M5S dovesse prendere molti voti?

Se il M5S dovesse andare in Europa sarebbe comunque minoranza; non avrebbe un gruppo e gli mancherebbe la percentuale necessaria per poter bloccare i lavori. Non corriamo quindi nessun rischio. Si tratterebbe solo di dare una lettura politica ad un segnale inviato dai cittadini. Sarebbe un ulteriore stimolo a fare meglio, a cambiare l'Europa per farla diventare migliore. Cosa che in ogni caso il M5S non sarebbe in grado di fare perchè da loro arrivano solo critiche e nessuna proposta.

Lei come ministro dell'integrazione del governo Letta, ma anche precedentemente e successivamente, si è occupata di immigrazione. Nei giorni scorsi a largo di Lampedusa si è verificata l'ennessima tragedia del mare. Centinaia di africani si sono imbarcati su una barca sperando di trovare nel nostro Paese un futuro migliore e invece hanno trovato la morte. L'Italia al momento è da sola a gestire questi flussi, cosa dovrebbe fare a suo avviso l'Europa per aiutarci?

Come prima cosa dovrebbe riconoscere che la questione immigrazione non è un problema italiano ma europeo. Anche su questo tema deve cambiare l'approccio. Intraprendere una forte politica estera con i paesi da cui provengono gli immigrati, paesi dilaniati dai conflitti, accompagnandoli verso la pace è la prima delle cose da fare. Rafforzare la cooperazione la seconda.

Anche lei è un'immigrata. Quali sono secondo lei le cose che il nostro Paese dovrebbe offrire ma non offre a chi arriva sul suo territorio?

Quando gli immigrati arrivano in emergenza, ovvero come clandestini, la prima cosa da fare è capire qual è la loro situazione di partenza per poi decidere dove mandarli, come procedere. Per fare questo abbiamo delle procedure che stanno in piedi. Quello su cui invece dobbiamo lavorare è l'accoglienza. Servirebbero delle strutture in grado di indirizzarli, nella fase successiva a quella dell'emergenza, a trovare un lavoro, dei corsi di formazione, un medico, etc. I servizi che abbiamo ad oggi non sono tanti. Molti immigrati infatti scelgono di rivolgersi al mondo del volontariato con cui le istituzioni dovrebbero invece fare rete.

Nella sua campagna elettorale le donne sono protagoniste. Ci potrebbe raccontare cosa ha in mente per loro?

La parità salariale è uno degli obiettivi che mi prefiggo di raggiungere. Questo perchè essa influisce a cascata sulla vita di una famiglia. La strada da percorrere per arrivare alla meta è trovare delle regole comuni da applicare in tutti i Paesi dell'Unione. Potremmo prendere esempio dalla Francia stabilendo, per esempio, che le imprese che non applicano la parità salariale non possono partecipare ai bandi pubblici. Le buone pratiche vanno condivise e questo vale anche per altre tematiche. Sul tema della violenza di genere l'Italia ha fatto bene e altri Paesi potrebbero imparare da noi: siamo il quinto Paese di dieci che ha firmato la convenzione di Istanbul che stabilisce che anche la violenza domestica è un crimine; su ventotto Paesi dieci sono un po' pochi, c'è ancora molto da lavorare. Diffondere la cultura di genere è un buon modo per prevenire le violenze. Infine porterei in Europa la tematica della rappresentanza di genere: è importante che nei consigli di amministrazione ci sia almeno il 40% di presenza femminile.

Parliamo di razzismo. Lei è stata vittima in prima persona di attacchi personali e per questo motivo le è stata affidata una scorta. L'ultimo fatto spiacevole è accaduto l'altro ieri ed ha riguardato il suo sito dove è comparso un manifesto con un pesante messaggio: "Riapriamo i forni". Pensa che l'Italia sia razzista? E l'Europa?

L'Italia non ha avuto una buona guida in grado di accompagnare il passaggio da Paese di emigrati a Paese di immigrazione. Abbiamo avuto per anni al potere la destra che ha portato avanti una cultura dell'odio. Quello che serve invece è il dialogo. La tematica va affrontata anche in Europa ed è per questo che io porterei lì, dopo averlo rafforzato, il piano di cui mi sono occupata anche quando ero ministro dell'Integrazione; un piano contro xenofobia, razzismo e tutte le discriminazioni in genere che punta principalmente sulle campagne informative per sensibilizzare la popolazione sull'argomento e propone di rafforzare le leggi che tutelano i diritti degli esseri umani.

Concludendo perché gli italiani dovrebbero scegliere di votare per lei? Quali sono, in breve, le cose più importanti per cui si impegnerà in Europa?

Votare per me vuol dire votare per un cambiamento culturale. Dovendo riassumere direi che sono tre le mie proposte per l'Europa: il salario minimo garantito europeo e la difesa della dignità dei lavoratori; lo stanziamento di fondi europei contro la disoccupazione giovanile perché è importante garantire un futuro migliore a tutti; la lotta alla discriminazione tra uomini e donne in tutti i campi: stessi diritti, stesso reddito, stessa possibilità di realizzazione personale.

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