Martedì, 3 Agosto 2021
Elezioni europee

Europee, Davide Vannoni: "Non votare è la base per la rivoluzione"

L'INTERVISTA - Capolista al Sud e alle Isole per "Io cambio", Davide Vannoni spiega la sua idea di Europa e le sue proposte per il futuro: "Voglio un'Ue meno attenta alle banche e più ai cittadini". Capitolo sanità: "Vanno depotenziate le agenzie del farmaco, vere piovre"

ROMA - Per un'Europa "più libera e meno schiava". Perché i soldi dei cittadini siano usati da altri cittadini. Perché la libertà di cura sia davvero libera dalla "piovra". Ha bene in mente obiettivi, amici e nemici, Davide Vannoni. Dopo un po' di diffidenza iniziale, il fondatore di Stamina Foundation aveva scelto di candidarsi alle europee con il partito "Io Cambio" perché - diceva a Today.it in un'intervista del sedici aprile scorso - "preferisco stare con chi ha sempre combattuto con me". Ora, con il ruolo da capolista al Sud e alle Isole e con le elezioni alle porte, la sua battaglia non cambia. I suoi nemici neanche. 

Quello del venticinque maggio sarà un voto che potrebbe tracciare una linea tra la "vecchia" e la "nuova" Europa. La crisi ha minato le basi dell'Unione e portato, in molti Paesi, migliaia di persone in piazza contro quelli che sono stati chiamati "i diktat" di Bruxelles. Che Europa e che Unione immagina "Io cambio" a partire dal ventisei maggio?

Immaginiamo un'Europa più libera, di certo non coercitiva e schiava delle lobby. Vorremmo che l'Europa fosse meno attenta alle banche e un po' più ai cittadini. Il problema più grande, senza dubbio, è la burocrazia che è diventata una vera e propria forma di schiavismo. Tanti europei, italiani in primis, ormai vedono l'Unione europea come una grande macchina burocratica utile solo a mangiare soldi. Urge semplificazione, è chiaro: perché un 'foglio di carta' inutile ha un costo di denaro e di tempo. Poi, per ciò che mi riguarda più da vicino, spero in un'Europa nella quale ci sia una vera libertà di cura e un'Europa nella quale le cure compassionevoli siano legittimate per davvero. L'Ue ha già detto che le cure sono legittime ma non ha mai chiarito come e perché. Questo, evidentemente, ha permesso ad ogni Stato di interpretare la cosa a modo proprio, con l'Italia che ne ha approfittato per una stretta repressiva. Infine, vorrei un'Europa nella quale le agenzie del farmaco non abbiano il potere di decidere della vita delle persone perché spesso per interessi economici si è preferito lasciar morire la gente. 

La questione della moneta unica è precipitata nella vita quotidiana dei cittadini e sempre più voci si sono alzate contro l'Euro. Qual è l'idea di "Io cambio" sulla moneta unica?

Il partito non è contro l'Euro. Siamo consapevoli che uscire dalla moneta unica sarebbe un suicidio: si lascerebbe spazio all'inflazione e a tante altre pratiche che porterebbe il Paese alla distruzione. La colpa è di uno Stato che al momento dell'entrata in vigore dell'Euro non fu in grado di effettuare un cambio giusto fra la Lira e l'Euro. Al momento, però, la moneta unica è l'unica soluzione per avere una vera Europa unita e per sostenere un'economia che fondamentalmente è quella di un Continente intero. Se da un lato uscire dall'Euro è un suicidio, dall'altro bisogna però capire che qualcosa va cambiato. Non è possibile e non è accettabile l'integrazione tra le banche che custodiscono i risparmi dei cittadini e quelle che si occupano di speculazione. I soldi risparmiati dai cittadini devono essere usati da altri cittadini per far impresa, per rimettere in moto l'economia. 

In Italia si voterà per le Europee con un governo non eletto ma nominato dal presidente della Repubblica per provare a sbloccare lo stallo politico che si è determinato alle ultime elezioni. Che tipo di impatto avrà il voto del venticinque maggio sull'esecutivo di Matteo Renzi?

Io credo non ci sarà nessun tipo di impatto: per me sono due cose separate. Gli italiani hanno sempre mostrato di avere pochissimo interesse per le elezioni europee, domina l'astensionismo. Io sono candidato per portare avanti la mia battaglia ma altrimenti non avrei votato: sarei stato uno dei tanti astenuti. Non votare per me è la base di una rivoluzione. Il "problema" di una democrazia è che non importa come si vota ma è necessario che si voti perché la delegittimazione del potere si ha grazie agli elettori. Negandosi, non votando, si mette in crisi il sistema che si sente poco rappresentativo e quindi spinto al cambiamento. Votare Movimento cinque stelle, ad esempio, potrebbe sembrare un'alternativa all'astensionismo ma in realtà quello non è cambiamento, anzi. Sul caso Stamina, ad esempio, in Parlamento il M5s si è comportato peggio di Forza Italia, con un atteggiamento più prono rispetto alle lobby. 

E' scontato che la sua posizione lasci pensare, in caso di elezione, ad un impegno maggiore sul fronte sanità. Quali sarebbero le sue prime proposte?

Le prime cose sulle quali mi piacerebbe intervenire e che mi piacerebbe fare approvare sono fondamentalmente tre. Mi batterei perché le staminali - prodotte da chiunque e non solo da Stamina - venissero riclassificate come trapianti e non più come farmaci. Questo significherebbe avere un elevato sistema di sicurezza e tempi minori. Magari si potrebbe evitare che la gente muore senza neanche capire. Poi chiederei di ampliare la legge sulle cure compassionevoli. E' impensabile che una persona che non può essere curata, per la quale non esistono terapie, debba morire senza avere neanche una speranza. Non dico di dare certezze, ma almeno a una speranza hanno diritto. Infine, credo sia necessario depotenziare le agenzie regolatorie dei faramci che, come mostra il caso Lucentis, sono vere e proprie piovre interessate agli affari e non alla salute dei cittadini. 

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