Martedì, 3 Agosto 2021
Elezioni europee 2014

Europee 2014, Luca Casarini (Tsipras): "Basta troika, da adesso un'Europa sociale"

Lo storico leader dei movimenti sociali ci spiega le ragioni della sua candidatura e cosa significa 'altra Europa'

Storico leader dei movimenti sociali, Luca Casarini è candidato alle elezioni europee con L'Altra Europa con Tsipras nella circoscrizione centrale. Diverse polemiche ha suscitato questa sua scelta, sia per i suoi precedenti penali che per il suo passato politico tra le fila di chi, da sempre e non solo con la crisi, mette in discussione il concetto di rappresentanza. Oggi anche Casarini vuole un'Europa nuova e gli abbiamo chiesto cosa significa.

Quello del 25 maggio sarà un voto che potrebbe tracciare una linea tra la "vecchia" e la "nuova" Europa. La crisi ha minato le basi dell'Unione e portato, in molti Paesi, migliaia di persone in piazza contro quelli che sono stati chiamati "i diktat" di Bruxelles. Che Europa e che Unione immagina L'Altra Europa con Tsipras a partire dal 26 maggio?

A minare le basi dell'Unione sono state le decisioni dei governi degli ultimi vent'anni che hanno seguito le ricette economiche della finanza speculativa, più che la necessità di costruire l'Europa. Quella che abbiamo di fronte è un'Unione senza costituzione, fatta di  trattati con porzioni di democrazia limitata. Basta pensare alla Troika. Noi invece vogliamo la 'altra Europa' perché non possiamo rassegnarci a un'idea di Europa con cittadini a rischio povertà, fatta da diseguaglianze e senza una visione culturale e storica comune. Come idea l'Unione Europea si fa strada dopo la seconda guerra mondiale. Oggi però stanno tornado in auge meccanismi come guerra (pensate all'Ucraina), i razzismi e le xenofobie, fattori che hanno generato quel disastro del 'secolo breve'.

Quindi votare L'Altra Europa con Tsipras alle Europee significa dare un voto a che tipo di Europa?

Una nuova Europa, sociale, culturale che ancora non abbiamo conosciuto e che non si rassegna a quello che è stata finora

La questione della moneta unica è precipitata nella vita quotidiana dei cittadini e sempre più voci si sono alzate contro l'Euro. Qual è la sua idea sulla moneta unica?

Ci hanno trascinato dentro l'euro e questa è stata decisione grave e sbagliata. Il ragionamento della moneta unica è stato fatto senza coinvolgere politicamente i cittadini, all'interno dell'assurdità di una moneta senza Stato. Abbiamo visto i disastri di questa moneta utilizzata molto di più dalle agenzie private che dai cittadini: disparità, povertà, recessione, debito. Adesso siamo in un'altra fase: l'euro andava messo in discussione 12 anni fa. Siamo comunque nella globalizzazione e questo è un problema che dobbiamo porci. Ma dire ora usciamo dall'euro significa bastonarsi due volte: dopo esserci stati dentro 12 anni e uscendone. Chi ha utilizzato l'euro per accumulare ricchezze in questi anni in realtà vorrebbe che alcuni paesi ne uscissero. Invece la moneta unica deve diventare un'occasione di riscatto e ci vogliono delle politiche specifiche. Poi c'è la Banca centrale europea: se vogliamo un euro diverso allora la Bce deve diventare come la banca centrale inglese, una banca prestatrice di ultima istanza controllata dai cittadini. Non deve essere una struttura privata

In Italia si voterà per le Europee con un governo non eletto ma nominato dal presidente della Repubblica per provare a sbloccare lo stallo politico che si è determinato alle ultime elezioni. Che tipo di impatto avrà il voto del 25 maggio sull'esecutivo di Matteo Renzi?

A livello europeo Renzi e Berlusconi governeranno assieme nonostante la battaglia di propaganda elettorale che stanno portando avanti. Poi comporranno delle larghe intese anche in Europa, probabilmente attraverso Martin Schulz. Due grandi schieramenti che raccontano bufale e che governeranno insieme. A livello nazionale invece abbiamo Grillo che scompagina un po' le carte dei 'diversamente berlusconiani'. Ma credo che le elezioni europee siano qualcosa di diverso e la nostra lista lo dimostra: siamo concentrati sulla questione dell'Unione e sappiamo che l'Europa ha un'influenza sui governi nazionali. Lo abbiamo visto anche recentemente anche in Italia come cambiano le politiche 'se lo dice l'Europa'. Noi vogliamo ne vogliamo un'altra.

Lei è uno storico leader dei movimenti sociali, che abbiamo visto con uscite pubbliche molto determinate nelle piazze negli ultimi tempi. Come si concilia l'idea di rappresentanza con quella di antagonismo?

I processi di cambiamento sociale si sono determinati nella storia e hanno alimentato lo sviluppo della democrazia. Non sono processi schiacciati solo su un piano e il movimento è complessivo perché è un movimento culturale oltre che politico. Il mio far politica non è mai stato partitico e in questo momento la crisi della rappresentanza è evidente, basta guardare i dati sull'astensionismo elettorale. Ma c'è bisogno di una nuova idea di 'stare dentro le istituzioni' e questa è la mia seconda vita. Un'idea completamente diversa che veda nelle istituzioni figure al servizio dei movimenti sociali

Sta quindi chiedendo i voti del 'movimento'?

No, perché i movimenti si rappresentano da soli. La mia candidatura è quella di una sinistra che tiene in conto il conflitto sociale, che vuole sconvolgere il panorama del pensiero unico, imperante in questo periodo. Insomma porto alle elezioni la mia biografia.
 

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