Domenica, 11 Aprile 2021

Elezioni Europee, al voto 3 giovani italiani su 4: per la "self made generation" l'Europa è risorsa

Né bamboccioni né fannulloni, ecco le aspettative dei giovani italiani rispetto al voto del prossimo 26 maggio. Tutti i dati della ricerca realizzata dall’Osservatorio Giovani Politica e Futuro di Viacom International Media Networks Italia e MTV

Giovani, Europa e futuro. In vista delle prossime Elezioni Europee, l’Osservatorio Giovani Politica e Futuro di Viacom International Media Networks Italia e MTV, ha chiesto ai ragazzi di raccontare il loro rapporto con l’Europa e con l’attuale situazione italiana. Per farlo ha intervistato, ad aprile 2019, un mese prima della tornata elettorale, un campione di oltre 1.000 ragazzi italiani e 10.000 europei tra i 18 e i 34 anni i (in Danimarca, Francia, Germania, Grecia, Ungheria, Italia, Olanda, Polonia, Spagna e Regno Unito). Né bamboccioni né fannulloni – come erano stati definiti in passato - le evidenze che emergono, dalla settimana wave dell’Osservatorio, tracciano una chiara fotografia di una generazione che vuole mettersi in gioco per riprendere in mano il proprio futuro e giocare un ruolo nella società.

In un mondo caratterizzato da “frammentazione, discontinuità e illogicità” – come definito dal filosofo contemporaneo Zygmunt Bauman – prende forma una “self made generation” che tenta di trasformare le difficoltà in occasioni di crescita. Quella italiana è una generazione di giovani determinati e intraprendenti, proattivi, pronti a mettersi in gioco. Nonostante l’incertezza di un mondo dove diventa sempre meno prudente avere aspettative nel futuro e in cui il loro peso non è mai stato così marginale, questi giovani non smettono di sperare, di essere forti, fiduciosi e tenaci. “Il dato principale che emerge dalla ricerca - spiega dichiara Andrea Castellari, AD di Viacom International Media Networks Italia - raccoglie un messaggio importante: i giovani europei ed italiani sentono la necessità e l’urgenza del cambiamento e sono pronti a darsi da fare in prima persona per costruire il loro percorso di crescita personale e professionale, aprendosi all’Europa come luogo di opportunità”.

1. EUROPA, NON DELUDERCI! 

All’interno di un rapporto tra la politica e i giovani europei complesso, indebolito e per alcuni versi critico – in cui dominano i sentimenti di sfiducia e preoccupazione e frustrazione - l’Europa è caratterizzata da un vissuto generalmente positivo e rappresenta, soprattutto agli occhi dei giovani italiani, una grande risorsa seppur ancora non pienamente espressa. Questi giovani pur riconoscendone i benefici apportati a livello di relazioni tra gli Stati (tanto che secondo il 60% è fondamentale per mantenere la pace e le buone relazioni fra i Paesi membri, e per il 58% appartenere all’UE è un bene per il proprio Paese), le chiedono di farsi carico delle loro istanze e di ripensarsi in una veste più pragmatica, fattiva e in sintonia con i loro bisogni.

Le opportunità non mancano, e di questo i ragazzi italiani se ne sono accorti: l’Europa rappresenta la possibilità di uscire dai propri limiti, territoriali e non, che l’Italia pone al loro futuro. È per questo che chiedono più occasioni per studiare e lavorare all’estero (il 59% dei 18-24enni) per fare ricerca di alto livello in ambiti innovativi (49% dei 18-24enni) per creare una propria impresa in altri Paesi europei (41%) e in generale per fare esperienze di valore: viaggiare (39%) e fare volontariato (17%). Le tematiche prioritarie che, secondo i giovani europei, dovrebbero essere sull’agenda dell’Unione sono: l’ambiente, la situazione economica e immigrazione. Non stupisce che in Italia, data la condizione dei giovani nel nostro Paese, al terzo posto della classifica salga la “situazione giovanile”

Ad accomunare questa lista di priorità è la preoccupazione dei giovani per il loro futuro e per le condizioni del mondo in cui dovranno vivere: ciò che chiedono è una visione e un impegno reale per un progetto a lungo termine. Anche nel Regno Unito, nonostante la Brexit, la popolazione più giovane è convinta che l’UE sia fondamentale per mantenere la pace e buoni rapporti con gli altri Stati membri (56%), che sia una forza culturale positiva (53%), un ‘paladino del bene’ nella politica internazionale (53%) e che farne parte sia un vantaggio per il proprio Paese (62%). Anche al di fuori dei confini inglesi, i giovani sono contrari all’uscita dall’Unione. Secondo quasi il 60% dei ragazzi italiani, infatti, gli inglesi hanno sottovalutato il rischio di questa scelta che causerà danni alla loro economia (secondo il 51%) e una diminuzione delle opportunità per i suoi abitanti (45%). 

2. ELEZIONI EUROPEE: I GIOVANI CI SARANNO!

Rispetto al prossimo appuntamento elettorale di maggio, i ragazzi italiani risultano piuttosto informati e rispetto ai loro coetanei europei sono tra i più propensi ad andare a votare confermando la spinta all’azione dimostrata nel corso delle ultime elezioni politiche italiane e delle precedenti tornate elettorali del Parlamento Europeo: ? L’83% (+2 punti% vs media globale=81%) è a conoscenza delle prossime elezioni europee di maggio (in particolare i ragazzi più grandi: il dato sale all’88% sui 25-34, mentre scende al 75% sui 18-24) ? Il 75% dei giovani italiani afferma che andrà a votare, ben 10 punti% in più rispetto alla media globale che si ferma al 65%; Solo il 7% non ha intenzione di votare mentre il 18% si dichiara indeciso.

La maggioranza dei giovani italiani che non andranno a votare indica come principale motivazione il non sentirsi rappresentato da nessun candidato/partito politico. Per questi giovani, le elezioni europee rappresentano un’occasione per far sentire la propria voce e scegliere una nuova direzione. Emerge, fra i più giovani, l’esigenza di un nuovo europeismo, un’adesione all’Unione Europea guidata dal pragmatismo, un’Europa come fonte di possibilità e di lavoro, un’Unione con cui guardare al futuro. 

3. SELF MADE GENERATION

L’Intraprendenza come strategia per riappropriarsi del futuro “Intraprendenza: s. f. [der. Di intraprendente] – Prontezza e audacia nell’escogitare e tentare imprese, anche rischiose, da cui può derivare utilità.” Questo è il termine che meglio descrive i giovani italiani. Sono determinati, hanno voglia di mettersi in gioco e “arrangiarsi” non è una parola che li spaventa. Un contesto frammentato e instabile come quello attuale li ha resi consapevoli del fatto che possono contare solo sulle loro capacità. Questo si è rivelato uno stimolo per la loro audacia e per la loro voglia di miglioramento.

L’intraprendenza porta quindi i giovani a cercare una soluzione piuttosto che aspettarla: il 48% di loro crede che la propria condizione migliorerà (nei prossimi 5 anni) grazie alle proprie capacità, l’11% crede che sarà determinante l’aiuto della famiglia e solo il 7% pensa che saranno le istituzioni a migliorare la situazione attuale.

In generale, 9 ragazzi su 10 credono che per farcela debbano impegnarsi in prima persona e rischiare. Tre sono le principali strategie attraverso cui declinano l’intraprendenza: la formazione (e quindi un investimento su loro stessi), la migrazione in un altro Paese con più possibilità e l’imprenditorialità.

Il 38.5% investirà nello studio e nello sviluppo di competenze, il 46% (dato che sale fino al 50% sui 18-24 e al 53% al Sud e Isole) è disposto a trasferirsi all’estero o in altre regioni per avere maggiori opportunità professionali e il 20% afferma che proverà ad avviare una propria attività. L’imprenditorialità assume un ruolo particolare e a tratti umanizzato. Viene vista come una strategia per costruirsi un futuro su misura, in linea con le proprie passioni e con le proprie ambizioni (secondo il 71%) che permette di realizzarsi più del lavoro da dipendente (66%) ma soprattutto capace di avere un impatto positivo anche sulla collettività. Solo il 43% vede l’imprenditoria come un rischio troppo elevato e non sarebbe disposto a correrlo.

Questa generazione sta quindi dimostrando di aver una chiara idea su “come” e “cosa” fare per costruire il loro futuro, il che li rende più ottimisti (66%) e sempre meno disillusi e disposti ad accontentarsi (26%). I giovani italiani stanno metabolizzando il cambiamento intervenuto nella società e nel mercato del lavoro e stanno mettendo in atto strategie per riappropriarsi di un futuro a cui non possono e non vogliono rinuncia

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