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Lunedì, 17 Gennaio 2022
ELEZIONI 2013 / Italia

La carica dei giornalisti candidati al Parlamento

Ruotolo con Ingroia, Sechi con Monti, Mucchetti, Capacchione e Mineo con Bersani. E c'è chi è pronto a scommettere su Fede e Paola Ferrari con Berlusconi

C’è chi fa politica e chi la commenta; chi va in aula e chi aspetta nel Transatlantico; chi si misura con il potere legislativo, chi con quello del ‘cane da guardia’. Quelle dei politici e dei giornalisti sono vite attigue, si camminano di fianco anche se rimangono sempre parallele. A volte però capita che le due linee si confondano: per via di un’anomalia nostrana, per cui alcuni giornalisti ad un certo punto della propria carriera sposano un’idea politica e cominciano a far propaganda; e per via di una scelta, lasciare microfono e taccuino ed intraprendere la via parlamentare. Il copione si ripete ogni volta che gli italiani sono chiamati alle urne. E c’è a chi, come è successo e continuerà a succedere per i magistrati, la prassi non piace. Il problema ruota attorno ad una parola: terzietà. E a un suo corollario: missione. La missione della terzietà. L’essere sopra le parti fa da garanzia alla credibilità e all’autorevolezza. La scesa in campo, e quindi la scelta di campo, increspa parte di queste convinzioni. Dall’altra parte tuttavia l’assenza di qualsivoglia paletto costituzionale, né legislativo né tantomeno morale, aiuta a comprendere quanto la ‘strada’ civica sia aperta a tutte le componenti del tessuto sociale.

RUOTOLO – Per questo a poco più di un mese dal voto, qualche partito si è corazzato con la presenza in lista di volti noti del giornalismo italiano. A cominciare proprio da Sandro Ruotolo che ha deciso di candidarsi nelle fila di Rivoluzione Civile di Ingroia. “Antonio, io ci sto”, così in una lettera pubblica il giornalista, che dal 1988 è stato sempre al fianco di Michele Santoro, ha risposto all’invito dell’ex magistrato di Palermo. “Ci ho pensato e riflettuto dopo aver firmato l’appello ‘Io ci sto’ con il quale donne e uomini della società civile – ha continuato – si sono impegnati a sostenere il progetto, per costruire un alternativa di governo al berlusconismo e alle politiche liberiste del governo Monti. Non ho tessere di partito in tasca, l’unica che ho è quella dell’Anpi, l'Associazione nazionale dei partigiani, perché penso al loro sacrificio ogni volta che sento pronunciare la parola Costituzione, la più bella del mondo come l'ha definita Roberto Benigni”. Finito qui? Niente affatto. Passa qualche ora dall’annuncio e Gad Lerner non gliele manda a dire. Tanto che su Twitter scrive: “A Sandro Ruotolo che si candida con Ingroia vorrei chiedere che gusto si prova a ostacolare per l’ennesima volta la vittoria della sinistra”. Per Lerner non ci sono dubbi: il volto noto delle avventure televisive di Santoro, andrebbe a rubacchiare voti all’asse Pd-Sel. Ed in quest’ottica farebbe il gioco di Monti e Berlusconi. Affondo di Lerner, risposta di Ruotolo all’interno di un’intervista rilasciata al Fatto Quotidiano: “Veramente io penso solo al bene della sinistra. Se il centrosinistra perde che colpe ne hanno gli altri? Non sono né salito né sceso. Mi sono impegnato, come ho fatto tutta la vita da cittadino”.

SECHI – Ma prima ancora di Ruotolo un'altra firma del giornalismo italiano, Mario Sechi, si è buttata nella mischia elettorale. Direttore storico del Tempo, si è dimesso dalla guida del giornale per dar fiato a quell’agenda politica che Mario Monti ha proposto agli italiani. “Credo che Monti – ha affermato Sechi subito dopo l’annuncio della candidatura ai microfoni di TgCom 24 – sia la persona giusta per superare questa fase politica e soprattutto il sistema di destra e sinistra, così ho accettato”.

PD – Ruotolo l’arancione, Sechi il montiano, fino allo squadrone del Partito Democratico che schiera tre pezzi da novanta del mestiere: Massimo Mucchetti, Rosaria Capacchione e Corradino Mineo.
MUCCHETTI – Il giornalista bresciano è uno dei nomi di pregio del listino stilato da Pierluigi Bersani. Fino ad una settimana fa è stato vicedirettore del Corriere della Sera. Dopo la consegna di simboli e candidati è e sarà uno dei protagonisti di una delle partite più impegnative del centro-sinistra: la battaglia aspra quanto delicata per la Lombardia, dove Mucchetti è capolista al Senato. Stando ai numeri la Lombardia è attualmente il crocevia della politica italiana. Le ipotesi di governabilità o instabilità istituzionale passano di lì. Mucchetti potrebbe essere una pedina importante per contenere l’effetto Albertini. Almeno questo è quello che spera Bersani.
CAPACCHIONE – Rasaria Capacchione, casertana, firma del ‘Mattino’ da alcuni anni è costretta a girare sotto scorta. Si perché il grosso della sua vita professionale l’ha passato a combattere contro la camorra dei Casalesi. “Ho accettato con entusiasmo la proposta del segretario Pier Luigi Bersani – ha affermato la capolista al Senato in Campania – di continuare con il Pd, in Parlamento, la battaglia per un Paese e un Mezzogiorno libero da condizionamenti criminali”. Un volto pulito, autorevole, per una campagna incentrata sulla legalità e sul coraggio.
MINEO – L’ultimo nome della squadra dei giornalisti passati sotto i colori del Pd è l’ormai ex direttore di Rainews 24, Corradino Mineo. A Monica Maggioni la direzione del redazione Rai della news, A Mineo la testa della lista al Senato in Sicilia, la sua terra d’origine: “E' un incarico che non si poteva rifiutare per uno come me, siciliano, che ha iniziato la carriera negli anni ‘70 con una battaglia contro la mafia”. Così parlò Mineo il giorno della ‘scesa’ alle origini. Che ne ha per tutti, compresi per quelli che polemizzano con i giornalisti che ‘salgono’ in politica o ‘scendono’ in campo: “È una ricchezza e non un limite. Le critiche sono ipocrite. Non ho mai creduto – sottolinea Mineo all’Adnk – alla terzietà di un giornalista che amministra informazione, come fa il giudice. Il giornalista per capire quello che succede deve avere una passione. il problema è un altro, che il giornalista sia curioso e non si fermi a sostenere una tesi e io l'ho fatto”.

FERRARI? - L’elenco si potrebbe allargare con altri due nomi, entrambi in quota Pdl. Negli ultimi giorni infatti è circolato insistentemente il nome di Emilio Fede. Ma anche una voce: “Avremo una De Benedetti in lista”, hanno dichiarato alcuni esponenti del Popolo delle Libertà. E c’è chi ha pensato a Paola Ferrari, giornalista sportiva e moglie del figlio di De Benedetti.

GIANNINO – Caso a parte, anche se non troppo, è quello di Oscar Giannino. Non è infatti la prima volta che uno dei più stimati e ‘feroci’ notisti del giornalismo italiano abbraccia l’agone politico. Già negli anni ottanta fu uno degli esponenti di spicco dell’allora Partito Repubblicano Italiano. Poi l’ascesa nel campo dell’editoria: La Voce di Repubblica, Liberal, il Riformista, il Giornale, passando per radio e tv. Fino al 13 luglio del 2012 quando a Radio 24 fece intendere il suo impegno diretto nella formazione di una corrente liberale. Di lì a poco arrivò il manifesto economico ‘Fermare il Declino’ sottoscritto da 240 esponenti di primissimo piano della società civile. Dalla ricetta per rilanciare il Paese ad un partito vero e proprio il passo è stato brevissimo. Così ha preso vita Fare per Fermare il Declino alla cui testa si è posto proprio Giannino. Un programma economico strutturato in dieci punti e la corte bipartisan degli schieramenti disposti in campo. Renzi in primis: “Aspettiamo l’esito delle primarie del Pd – disse il giornalista a poche ore dal ballottaggio – sperando che Renzi possa vincere. In questo caso lo appoggeremmo, il che significa fare liste che possano convergere per un programma di governo”. La storia la conosciamo, il ballottaggio è stata ‘cosa’ di Bersani. Per questo Giannino si presenterà alle politiche e alle regionali con un simbolo e liste proprie. Da ‘capopopolo’. E non è una differenza da poco.

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