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Martedì, 17 Maggio 2022
L'intervista / Ingroia / Italia

L'INTERVISTA - Ingroia attacca: "Grillo politico di professione, Bersani si crede il Re Sole"

Il leader di Rivoluzione civile ne ha per tutti: "Bersani e Vendola hanno già pronto l'accordo post elettorale con Monti" ma "sono nervosi per il travaso di voti che stanno subendo a nostro favore". E critica l'endorsment della Cgil al segretario del Pd".

“In Parlamento non si va per strepitare e raccontare barzellette. In Parlamento si va per cambiare il Paese. Grillo è diventato un politico di professione, benché ne dica e cavalchi l’antipolitica. Si comporta esattamente come tutti gli altri in campagna elettorale: alza i toni e aggredisce gli avversari”. Grillo attacca, Ingroia gli risponde per le rime. In mezzo un bacino elettorale comune, quello stanco delle vecchie liturgie di partito e che Movimento 5 Stelle e Rivoluzione Civile possono strappare all’astensionismo. “Competition is competition”, come insegnò qualche anno fa in perfetto vernacolo inglese Romano Prodi. I due litigano e la campagna elettorale si accende.

Dottor Ingroia, il dialogo tra Bersani e Monti le ha fatto chiudere le porte al Pd. Non è che alla fine questa polemica interna alla sinistra rischia di diventare il miglior assist per Berlusconi?
“Fare questo ragionamento, come sta portando avanti il Pd, è sbagliato. Ed è facile da ribaltare: è il Pd che non ha cercato in alcun modo un accordo tra le forze progressiste preferendo il dialogo con Monti anziché con noi, creando le premesse perché si determinasse tutto questo. Noi abbiamo una posizione chiara e netta, il Pd no. Dopo aver sostenuto il governo Monti oggi proseguono sulla via delle oscillazioni e delle incoerenze”.
Bersani e Monti in queste ultime ore tuttavia non sembrano vicinissimi, anzi non se le sono mandate a dire.
“Giusto perché siamo in campagna elettorale. Pd e Monti continuano a parlarsi e questo dialogo porterà ad uno sbocco inevitabile: un accordo post-elettorale. Questa è la rotta del Pd. Una strada che nega la formazione di un’area progressista. Per questo ci appelliamo a tutti coloro che credono ancora in quell’idea. Un voto utile che permetterà a Rivoluzione Civile di entrare in Parlamento con un peso tale da consentire al Pd un accordo con noi e non con Monti. Altro che Berlusconi. È proprio votando noi che si sposta l’asse sul fronte progressista”.
Quindi la lista al Senato in Lombardia potrebbe servire a far nascere quei presupposti. Eppure la scelta è stata criticata aspramente dal Pd. Dopo ci sarà spazio per mettersi a discutere di un blocco progressista?
“Capisco il nervosismo, i sondaggi ci dicono che Pd e Sel stanno calando per via di un travaso di voti verso di noi. Il problema è che il Partito Democratico pensa di recitare la parte del Re Sole attorno al quale deve ruotare la politica. Non vedo tuttavia perché dovremmo cedere il passo al Pd e firmare un assegno in bianco senza la minima garanzia politica. Garanzie che fino ad oggi ci sono state negate e che proveremo a conquistare sul campo”.
Intanto però la Cgil presenta il nuovo Piano di lavoro e non vi invita e in questo sembra aver scelto la sinistra di riferimento. Come giudica politicamente la mossa della Camusso?
“Considero grave che la Cgil abbia fatto una scelta di campo così aperta. Non era mai accaduto in passato che il sindacato individuasse un unico interlocutore tra i progressisti. Ne prendiamo atto con amarezza ma rimaniamo convinti che le battaglie della Cgil siano le nostre battaglie. Ed è in questa logica che continuerò ad interloquire con i militanti e gli iscritti. Così come ho fatto venerdì scrivendo una lettera aperta in cui sono trattati quei temi che avrei voluto affrontare con i vertici del sindacato”.
Quegli stessi vertici che tuttavia non l’hanno voluta ascoltare?
“C’è un chiaro input politico che mira a censurarci e precluderci gli spazi di comunicazione verso l’elettorato progressista. Contro di noi hanno innalzato un muro di gomma ma noi lo stiamo già bucando con la forza dei fatti”.
Chi lo ha sollevato il muro di gomma?
“Innanzi tutto il Pd che si sta muovendo all’interno di logiche vecchie e superate. Quelle stesse logiche che portano i partiti a sedersi nei luoghi del potere: dai consigli di amministrazione Rai a quelli delle banche”.
A proposito di banche. Come giudica la bufera che ha travolto il Monte dei Paschi di Siena? Di chi sono le responsabilità?
“C’è una gravissima responsabilità della politica che ha scelto di sedersi nella stanza dei bottoni del mondo della finanza, sostenendola e diventandone subalterna. Non solo; il governo Monti con l’appoggio del Pd, ha scelto di intervenire direttamente consegnando 3,9 miliardi di euro a Mps. Una cifra, tanto per capirci, che corrisponde all’importo dell’Imu sulla prima casa. Togliere i soldi di tasca agli italiani per metterli dentro una voragine fatta da una banca è incredibile e fa impressione”.
Grillo a Firenze si è rivolto a lei usando il passato: “Gli volevo tanto bene”. Poi ha definito Rivoluzione Civile un partito di scopo: entrerà in Parlamento dopodiché assisteremo all’effetto Scilipoti. Da quasi amici a fronti opposti, cosa si è rotto?
“Grillo è diventato un politico di professione, benché ne dica e cavalchi l’antipolitica. Si comporta esattamente come tutti gli altri in campagna elettorale: alza i toni e aggredisce gli avversari. Va in giro per l’Italia a lanciare battute, portando in Parlamento non si sa chi; persone selezionate con delle primarie apparenti. Sono convinto che non si va in Parlamento per strepitare o raccontare barzellette. In Parlamento si va per cambiare il Paese. Io, al contrario di Grillo non sono un politico di professione, mantengo chiarezza e coerenza, e dico le cose che penso”.
Tra le battute e barzellette, come dice lei, tuttavia Grillo ha definito Rivoluzione Civile come anticamera del trasformismo vecchia e nuova maniera.
“Io credo che queste affermazioni dimostrino come tutti, compreso Grillo, abbiano paura di noi. Siamo l’unica novità di queste elezioni e stiamo conquistando sempre più spazi e consensi, quelli che perde il centro sinistra da una parte e Grillo dall’altra. Rivoluzione Civile è un’associazione fra società civile e partiti che ha l’obiettivo di portare determinati contenuti in Parlamento. Non vedo cosa ci sia di strano e di scandaloso su questo, anzi è la grande risorsa e la vera novità del nostro movimento. Il loro unico strumento è attaccarci, usando argomenti del tutto infondati e con armi spuntate ma noi andiamo avanti per la nostra strada tranquilli. Non mi metto nella caciara degli altri, io vado dritto all’obiettivo”.
Le prime tre cose che proverà a fare una volta eletto in Parlamento?
“La prima, una legge sul conflitto di interessi. La seconda, l’eliminazione delle leggi ad personam. Ed infine proporrò alcune riforme di sistema che puntino ad una maggiore giustizia del sistema economico e che combattano la disoccupazione nel mondo dei giovani. In tutto questo ci impegneremo per far approvare strumenti agili e diretti per colpire i patrimoni illeciti frutto dell’evasione fiscale e quelli gestiti dalle mafie.
Parlare di mafia con lei significa affrontare la trattativa Stato-mafia. Lei da sempre sostiene che si sia spinta anche dopo il ’94. In questa campagna elettorale c’è il rischio di infiltrazioni a stampo mafioso?
“Non esista mafia senza relazioni con lo Stato. La mafia cerca costantemente rapporti con il mondo della politica. Credo che anche queste elezioni non potranno essere del tutto estranee da quella costante ricerca di accordi sottobanco e dietro le quinte. Dobbiamo tenere gli occhi molto aperti. La mafia in Sicilia probabilmente non ha scelto perché ancora non ha stipulato patti duraturi. Noi di Rivoluzione Civile siamo lì per controllare e per sorvegliare. Peccato che la magistratura non abbia ancora strumenti adeguati per intervenire proprio sugli accordi pre-elettorali tra politica e mafia. Il Parlamento su questo fronte non ha mai voluto approvare, nonostante le promesse del ministro Severino, una modifica dell’articolo 416 ter. È una di quelle cose che vogliamo fare e faremo una volta eletti. Peccato che le potremo fare solo ad urne chiuse, cosicché, se patti ci saranno, rimarranno del tutto impuniti”.

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