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Lunedì, 17 Gennaio 2022
Caso Mps / Italia

Elezioni 2013: scandalo Mps, le "Cayman" di Bersani sono a Siena

La voragine dei derivati entra a gamba tesa nella campagna elettorale. Il segretario del Pd si difende: "Le banche fanno le banche, il partito fa il partito". Ma il Pdl parte all'attacco

Ogni campagna elettorale che si rispetti ha le Cayman che si merita. È stato così in autunno durante le primarie, lo è in queste ore frenetiche per il caso che ha travolto la Monte dei Paschi di Siena. C’è una cornice, il Pd, e due attori protagonisti: Matteo Renzi e Pierluigi Bersani. E poi ci sono due ‘cattivi’, Davide Serra e Giuseppe Mussari. Intendiamoci, tra le due vicende c’è solo una parentele fenomenologica, nulla di più. Nulla di più ‘scomodo’ sotto elezioni. Perché in tempo di elezioni, che si tratti di scegliersi il capo di fazione o di governo, le commistioni con il mondo della finanza spaccano i cuori, soprattutto a sinistra.

Lo sa bene il sindaco di Firenze che durante la campagna per le primarie del centrosinistra ebbe la malaugurata idea di presenziare ad una cena milanese organizzata da Davide Serra, il finanziere che ha inventato il fondo Algebris, che tratta gli Hedge Funds e che paga le tasse in Inghilterra. Da qui alle Cayman il passo è breve, anche perché c'è una costola della società, la Algebris Investments, che ha sede nell'arcipelago del Mar delle Antille. Apriti cielo. Il Pd, ma più in generale la sinistra tutta, si scagliarono contro il rottamatore. Le briglie della polemica allora le sciolse proprio Bersani che colse la palla al balzo per picchiar duro: “Con la gente basata alle Cayman non deve parlare nessuno, è ora di finirla perché c'è gente che lavora e paga le tasse. Non ci si deve fare dare consigli da chi viene dai paradisi fiscali”. Renzi lo prese come un colpo sotto la cintura e il clima della gara per la leadership della sinistra si arroventò. “Se uno non vuole parlare con tutti coloro che hanno una sede alle Cayman – affermò il sindaco nelle ore della polemica – vuol dire che non vuole parlare con quelli che ci comprano i nostri titoli di Stato”.

Poi la storia la conosciamo. Bersani vince il ballottaggio, Renzi si mette a disposizione del segretario. Con Serra che, scaricato il sindaco di Firenze si mette a duettare con Monti nel forum di Davos. Ma la fenomenologia delle Cayman non è finita, riprende fiato. Ma stavolta non si tratta di una cena, ma di un buco gigantesco, quello della Monte dei Paschi. Oltre 500 milioni di euro, con chi sostiene che la voragine potrebbe spingersi fino a 760 milioni. Un cratere che in queste ore sta travolgendo tutto e tutti. Siena, la Toscana ed il Pd. A scatenare la buriana il tonfo della banca più antica al mondo. Di mezzo ci sono alcune operazioni finanziarie quantomeno rischiose finite nell’occhio del ciclone e sotto le lenti della magistratura.

Si tratta delle operazioni Alexandria e Santorini che secondo la procura di Siena sarebbero servite agli allora vertici di Mpa, Mussari e Antonio Vigni, rispettivamente presidente e direttore generale, per “abbellire il bilancio 2009”. Come? Scaricando su un istituto finanziario giapponese, la Nomura, tutti i segni meno di un derivato di mutui ipotecari ad alto rischio che i giapponesi avrebbero poi riversato nel tempo sulla banca senese per via di un contratto stipulato in gran ‘segreto’. Un accordo a quanto pare che i vertici non avrebbero mai trasmesso né al cda né ai revisori del Monte. Fino a che Alessandro Profumo e Fabrizio Viola, gli attuali numero uno e due di Mps, non si sono imbattuti sui documenti celati dall’ex dirigenza.

Da qui al tonfo in borsa il passo è stato brevissimo. Ancor più breve le dimissioni di Mussari dalla presidenza dell’Abi. E mentre Viola su SkyTg24 ieri smentiva l’ipotesi di nazionalizzazione e confermava l’assenza di una “corretta contabilizzazione” e di una “corretta gestione dei documenti”, Profumo al Tg1, preannunciava un’azione di responsabilità contro gli ex vertici per tutelarsi da il probabile danno patrimoniale al gruppo. Il tutto incorniciato dalle dichiarazioni di Bankitalia a sostegno del nuovo asset di Mps: “Gli approfondimenti e le indagini sono coperti da segreto d'ufficio e da segreto istruttorio. Nei mesi scorsi i vertici di Mps sono stati rinnovati” e “i nuovi amministratori stanno cooperando con l’autorità giudiziaria e con la Banca d'Italia per accertare le passate circostanze”.

Saranno i magistrati a stabilire la verità sull’ennesimo terremoto finanziario che imperversa sul bel Paese. Ma intanto la vicenda è incocciata nella campagna elettorale. E non poteva succedere altrimenti. Il Monte è sempre stato vicino alla sinistra italiana. Prima il Pci, poi i Ds, oggi il Pd.

E qui si riaccende la fenomenologia delle Cayman. Ma stavolta a finire sotto i riflettori è il segretario del Pd, Pierluigi Bersani. In un attimo l’assalto alla diligenza del Pd diventa lo sport nazionale. Tanto che Bersani ieri ha sguainato la spada e innalzato lo scudo: “Nessuna responsabilità del Pd, per l'amor di Dio. Il Pd fa il Pd e le banche fanno le banche”. Ma quell’appellarsi all’amore del Padre Eterno non è bastato ad arginare la slavina. Siena capitale dello scandalo finanziario e piazza dello scontro politico, quello duro, ‘cattivo’. Attacca il Pdl, attacca Ingroia, attacca Grillo, attacca Giannino.

È il Pdl, scosso dall’affaire Cosentino, ad aprire le danze. Il teorema è semplice: il Pd, da sempre ai vertici della roccaforte senese, non poteva non sapere. E tira in ballo le responsabilità politiche. “Il Pd - attacca Alfano – non può comportarsi come se sia precipitato ora da Marte sulla Terra. Dovrebbe spiegare agli italiani tutto quello che sa sulla storia del Mps”. Gli fa eco Cicchitto: “Bersani non può far finta di niente. Il Monte dei Paschi ha sempre fatto parte integrante del sistema di potere del PCI e dei suoi eredi, tant’è che è stato al centro di espliciti scontri politici all'interno di quel partito”. Quegli scontri che nella scorsa primavera minarono il sindaco di Siena Franco Ceccuzzi, tanto da rimandare il mandato? Bersani non si scompone: “La vicenda è preoccupante ma non c’è nessun imbarazzo. C’è una campagna elettorale da fare, quindi si sparano menzogne e poi qualcosa resterà”.

Ma la polemica non si placa, anzi la logica del tiro incrociato si allarga ad un altro protagonista della competizione elettorale, Mario Monti. Il gruppo di Rocca Salimbeni infatti, per stabilizzare i conti, beneficerà di un prestito da parte dello Stato di 3,9 miliardi di euro. Si tratta dei cosiddetti Monti bond che potrebbero arrivare nelle casse di Mps entro il primo marzo a patto che l’assemblea dei soci, prevista per domani, si esprima favorevolmente per un aumento di capitale di importo pari al finanziamento governativo. Un’operazione in sostanza che garantisca il prestito pubblico.

Una vicenda catapultata direttamente nel pieno della battaglia elettorale. Così, anche in questo caso, c’è chi attacca e chi si difende. Chi affonda accusa il professore di aver girato risorse provenienti dall’Imu per salvare una banca rossa. “Perché mai il governo Monti – attacca Riccardo Mazzoni – ha praticamente trasferito il sostanzioso incasso dell'Imu sulla prima casa, circa 4 milioni di euro, proprio al Monte, che attualmente ha un buco di 760 milioni di euro? È forse un tributo politico che Monti ha pagato al Pd con i soldi degli italiani?”.  Questo in sostanza l’assunto del secondo teorema che percuote la campagna elettorale: l’accordo tra Pd e moderati e nei fatti, e nel salvagente che il governo ha promesso al Monte.

Chi si difende è Monti: “La vicenda di Monte dei Paschi di Siena – ha sottolineato dal forum di Davos – non può essere oggetto di fantasie elettorali. Il governo è disponibile a riferire in Parlamento”. E sulla vicenda Imu taglia secco: “Quanto è stato detto sugli interventi finanziari e sull’ammontare che sarebbe stato impiegato per Mps e il gettito Imu è oggetto di fantasie. Anche perché la sottoscrizione di nuovi strumenti finanziari non è ancora avvenuta. È un tema che non sussiste”. E domani da Siena arriveranno nuove bordate: quelle di Beppe Grillo, pronto a dar battaglia sulla commistione tra finanza e politica, e Oscar Giannino, che raggiungerà la cittadina toscana nel primo pomeriggio.

Ma per completare il cerchio alla fenomenologia delle Cayman manca un ultimo tassello: la chiusa di Matteo Renzi. Colpito e forse affondato lo scorso novembre per aver dialogato con il mondo della finanza, ha voluto togliersi qualche sassolino dalle scarpe. Nella vicenda Mps, ha affermato il sindaco ospite ieri sera alle ‘Invasioni Barbariche’ di Daria Bignardi ci sono “responsabilità evidenti di chi ha governato la città di Siena” e un “eccesso di cattiva politica”. Come dire, chi di spada ferisce….

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